• 20 Ottobre 2021 16:00

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Expo 2020 Dubai: gli Emirati annunciano emissioni zero entro il 2050, e la road map comprende anche l’Italia

Ott 14, 2021

AGI – Nella cornice del Padiglione degli Emirati, firmato dall’archistar Calatrava, al termine della settimana inaugurale dedicata in modo significativo a Clima e Biodiversità, gli Emirati Arabi hanno annunciato giovedì scorso un piano di investimento pari a circa 160 miliardi di dollari per energia pulita e rinnovabile nei prossimi tre decenni. L’iniziativa è ambiziosa anche perchè gli Emirati sono il primo Paese del Golfo ad impegnarsi nella neutralità carbonica entro il 2050. Obiettivo per il quale il Paese studia alleanze industriali strategiche e in cui anche l’Italia si sta posizionando per offrire le proprie competenze.

La notizia è stata diffusa dalle massime autorità locali, lo sceicco Mohamed bin Zayed, principe di Abu Dhabi e lo sceicco Maktoum bin Mohammed Al Maktoum, emiro di Dubai. Insieme a loro anche Sultan Al Jaber, una figura di primo piano nella compagine governativa degli Emirati, capace di rivestire una combinazione di ruoli che appare straniante solo se non si considera il profondo committment del Paese nella transizione energetica.

Jaber, ministro dell’Industria e della tecnologia avanzata, è contemporaneamente amministratore delegato di Adnoc (la compagnia petrolifera nazionale) e presidente di Masdar, tra le più dinamiche compagnie mondiali nel settore delle rinnovabili, oltre ad essere Inviato speciale degli Emirati per il Climate Change. È proprio alla sua abile tessitura diplomatica, ad esempio, che si deve l’operazione che ha portato Abu Dhabi ad ospitare, dal 2014, la sede dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili “IRENA”.

L’annuncio di Dubai ha avuto subito un nutrito plauso politico e istituzionale. Da Alok Sharma, presidente del vertice Cop26, ad Antonio Guterres e John Kerry, segretario generale e inviato speciale delle Nazioni Unite. Pronta anche la reazione di uno dei più importanti partner commerciali, il primo ministro britannico Boris Johnson che ha appena ottenuto l’impegno degli Emirati ad investire quasi 14 miliardi di dollari in energia pulita, tecnologia, scienze della vita e infrastrutture del Regno Unito nei prossimi 5 anni. Una boccata d’ossigeno per il Paese, che ha visto erodere  fortemente gli investimenti interni dopo la Brexit.

Gli Emirati Arabi Uniti producono energia solare ai costi più bassi al mondo. Ospitano tre dei più grandi impianti solari su scala internazionale, tra cui il Mohammed bin Rashid Al Maktoum di 77 chilometri quadrati e il parco fotovoltaico Al Dhafra Solar, che sarà in funzione dal 2022, con quattro milioni di pannelli solari per elettricità sufficiente per circa 160.000 abitazioni. Gli Emirati sono anche il primo paese arabo ad aver sviluppato un programma per l’energia nucleare, con la centrale di Barakah ad Abu Dhabi, costruita a partire dal 2012, che proprio in queste settimane ha collegato ls seconda Unità alla rete elettrica nazionale. Hanno investito oltre 40 miliardi di dollari in progetti nazionali di energia pulita e partecipa a progetti nelle rinnovabile in 70 paesi per quasi 20 miliardi di dollari.

All’appello delle strategie da attuare per la neutralità carbonica non può mancare, dunque, anche il business emergente del carbonio. L’idrogeno Green,  derivato in particolare dal fotovoltaico, può trovare in futuro un ampio sviluppo grazie alle immense disponibilità di spazi per i parchi solari e di luce durante tutto l’anno. A tal proposito proprio Expo 2020 Dubai è stata la cornice del progetto  tra Dewa (Dubai Electricity and water Authority) e Siemens, per produrre idrogeno dal parco solare Al Maktoum, primo del suo genere nella Regione Mena. Ma nell’immediato, l’idrogeno Blue, sia nella forma di CCs (Carbon Capture and Storage) che in CCUS (Carbon Capture Utilisation and Storage) appare la strada più diretta per la neutralità carbonica.

A tal proposito, Adnoc ha avviato un progetto pilota CCUS nel 2009 e nel 2016 ha dato vita a Al Reyadah, il primo impianto che utilizza questa tecnologia su scala commerciale al mondo. Mentre nel mese di settembre è stata firmata una partnership tra la britannica Bp e le emiratine Masdar e Adnoc per  lo sviluppo di un hub di idrogeno pulito di almeno 2GW attraverso i rispettivi impianti di Teesside, nel nord dell’Inghilterra, e Al Reyadah, alle porte di Abu Dhabi.

L’Italia, dal canto suo, non rimane a guardare. Nel corso dell’anno, sono già maturati due diversi Memorandum of Understanding, siglati rispettivamente tra Mubadala e Snam e Mubadala Petroleum ed Eni, già impegnata nel progetto di stoccaggio di Ravenna. “Non esiste un modo credibile per raggiungere gli obiettivi climatici globali senza garantire l’adozione diffusa della cattura e dello stoccaggio del carbonio“, ha dichiarato recentemente Sultan Al Jaber, a capo di un’azienda che pompa più di 4 milioni di barili al giorno e mira ad arrivare a 5 entro il 2030. Perché la domanda mondiale di energia non è certamente in calo. Soddisfarla senza impatto ambientale è la grande sfida dei prossimi trent’anni.

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