• 6 Agosto 2026 14:53

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Ex Ilva, si apre l’ipotesi di una cordata italiana

Ago 6, 2026

AGI – Una novità e una conferma per l’ex Ilva dopo i due vertici odierni al Mimit presieduti dal ministro Adolfo Urso. La novità è che le imprese italiane dell’acciaio, attraverso Confindustria, Federmeccanica e Federacciai, hanno battuto un colpo.  Al ministro hanno detto che sono disposte a valutare la possibilità e la praticabilità di una loro discesa in campo per l’ex Ilva, ora che la Corte d’Appello di Milano, con un recentissimo decreto, ha stabilito la chiusura dell’area a caldo entro 90 giorni, che ora sono scesi a 80 poiché il tempo sta trascorrendo, poiché inquina.

Tolta l’area a caldo, in attesa di fare i nuovi forni elettrici, dell’ex Ilva rimane solo l’area a freddo. Che non impatta ambientalmente, è meno dispendiosa e complicata dell’area a caldo e soprattutto non ha vincoli giudiziari. Questa è dunque la novità, ovvero che le imprese italiane dell’acciaio valutano come intervenire.

La conferma, invece, sono i nuovi progetti di investimento che devono assicurare occupazione a Taranto, visto che con l’ex Ilva senza area a caldo e “dimagrita”, molti posti di lavoro si perderanno (ma che ci sarebbero stati gli esuberi era già noto perché la decarbonizzazione già ristruttura profondamente il ciclo produttivo).

L’ipotesi di una cordata italiana

“Viste le nuove condizioni legate allo stabilimento dell’ex Ilva, si aprono le condizioni per valutare una cordata italiana che abbia a cuore l’industria di base del Paese”, dice Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, dopo il vertice al Mimit. E Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, aggiunge: “Ci siamo impegnati a studiare il dossier e ad analizzare se esistono le condizioni e le possibilità di ingaggiare una cordata di siderurgici italiani”. La cordata, spiega Gozzi, dovrebbe servire alla “ripresa e rilancio degli impianti di Taranto non bloccati dalla sentenza di Milano”. Mentre Simone Bettini, numero 1 di Federmeccanica, sottolinea: “È necessario fare subito tutto ciò che serve per salvaguardare un asset strategico del Paese e ognuno deve fare la propria parte con responsabilità”.

Coglie subito positivamente l’apertura delle imprese italiane il ministro Urso che, nel question time del pomeriggio alla Camera, dichiara: “Abbiamo ottenuto una risposta particolarmente importante e significativa. Come ha detto il presidente Orsini e confermato il presidente di Federacciai Gozzi, a seguito del tavolo odierno presso il Mimit giudicato da loro serio e proficuo, ci sono le condizioni – rileva Urso – per valutare la possibilità di realizzare una cordata italiana promossa dal sistema industriale italiano per fare una sua proposta che consenta il salvataggio e il rilancio della produzione siderurgica a Taranto e negli stabilimenti dell’Ilva. Questo, ove fosse possibile – specifica Urso -, si aggiungerà alla proposta che Jindal ha deciso di aggiornare tenendo conto della decisione della Corte di Appello”.

Con il gruppo siderurgico indiano Jindal, conferma Urso, “la soluzione era stata sostanzialmente raggiunta con l’investimento di Jindal”, ma “ovviamente abbiamo dovuto sospendere perché la sentenza ha di fatto cambiato le condizioni”. A quanto pare, se la partecipazione italiana all’ex Ilva si definisse, non sarebbe necessario rifare la gara ex novo – due i bandi sinora lanciati – ma solo aggiornare l’attuale a seguito della nuova situazione. Ora si vedrà. Da rilevare che al vertice con Urso c’erano tutti i big dell’acciaio: Marcegaglia, Banzato, Pasini, Pittini, Danieli, Beltrame e Brunori. Non c’era invece Arvedi, di cui spesso si è parlato come potenziale investitore per l’ex Ilva.

Oltre 2 miliardi per la reindustrializzazione 

Circa le nuove iniziative di investimento, Urso, alla Camera, le ha così quantificate: “Oltre 17 progetti per investimenti complessivi di oltre 2 miliardi con una diversificazione settoriale su almeno otto settori con una prospettiva occupazionale di grande rilevanza”. Ci sono nomi che erano già noti, come Renexia del gruppo Toto, Vestas, Webuild, ma anche novità come Pirelli, che ha comunicato a Urso l’orientamento di realizzare un nuovo investimento in Puglia dopo quello di Bari. Nella riunione con gli enti locali – Regione Puglia, Provincia di Taranto, Comuni di Taranto e Statte -, Urso ha detto che le aree disponibili ci sono e anche quelle che saranno liberate dall’area a caldo saranno messe a disposizione delle nuove attività. Inoltre, il Governo valuterà l’ipotesi di un commissario per guidare questo processo di reindustrializzazione. Erano presenti all’incontro istituzionale il governatore della Regione Puglia, Antonio Decaro, il presidente della Provincia di Taranto, Gianfranco Palmisano, e i sindaci di Taranto, Piero Bitetti, e di Statte, Fabio Spada. Da parte loro, accoglienza positiva sulle nuove iniziative produttive, anche se, hanno sottolineato, vanno definite e ufficializzate.

Che fine fa l’ex Ilva?

Tuttavia, per gli amministratori locali il tema centrale è e resta l’ex Ilva: che fine fa? Per Decaro, “bisogna partire dal polo siderurgico decarbonizzato che deve restare a Taranto. Nessuno può abbassare la guardia. Io appartengo a quelli che dicono che è necessaria la presenza dello Stato”. Per il sindaco di Taranto, Bitetti, “noi ci esprimiamo solo davanti ad una proposta definitiva che magari abbia anche come garante la presenza dello Stato”. E il sindaco di Statte, Spada, aggiunge: “Occorre chiarire con urgenza il futuro dello stabilimento, definendo le reali prospettive dell’azienda per affiancare ai processi di reindustrializzazione e diversificazione una risposta solida e definitiva”. Infine il presidente della Provincia di Taranto, Palmisano: “Chiediamo di conoscere quale sia il piano industriale nazionale sull’acciaio green, che fino a oggi è stato indicato come strategico e imprescindibile”, ma “sul percorso di decarbonizzazione non abbiamo ricevuto alcuna risposta chiara”.  

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