• 5 Novembre 2026 13:07

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Elezioni Usa, la sconfitta di Trump apre nuovi scenari per l’automotive

Nov 5, 2026

L’inquilino della Casa Bianca, Donald Trump, è uscito sconfitto dalla tornata elettorale di medio termine, che avviene a metà del mandato presidenziale e che comporta il rinnovo dell’intera Camera (per 435 seggi) di parte del Senato (per 35 seggi su un totale di 100) e di 50 governatori. A nulla sono valse le politiche protezionistiche del tycoon che paga le conseguenze nefaste dello scoppio della guerra in Iran con il rialzo consequenziale del prezzo del gasolio, le guerra commerciale con i dazi e i problemi di una politica immigratoria che non ha convinto.

Dopo lo sforzo per rioccupare la poltrona della Sala Ovale di Washington, nelle ultime elezioni, Trump è ora uscito soccombente dal confronto con i candidati democratici che hanno ottenuto una netta affermazione. Il magnate newyorkese paga le scelte sbagliate anche nell’industria delle quattro ruote. Dopo lo scoppio della guerra in Medio Oriente il prezzo della benzina è salito a una media nazionale di 4,2 dollari per gallone (poco meno di un euro al litro), ma con punte superiori ai 6 dollari, e quello del gasolio a 5,97 dollari per gallone (1,30 euro al litro), numeri a cui gli americani non erano abituati. In alcuni Stati, come in California, il diesel è proposto anche sopra la soglia degli 8 euro al gallone (quasi 2 euro al litro).

Reazione popolare

L’aumento dei prezzi dei carburanti ha scatenato una rabbia inaspettata negli ultimi mesi e, la crescita dell’inflazione, dovuta ai rincari del costo dei trasporti dei beni di consumo, ha generato un malcontento per molti americani del ceto medio. Le strategie che hanno spinto Trump a imporre delle tariffe sulle importazioni hanno creato un clima ancor più teso, persino con i Paesi storicamente amici degli Stati Uniti. L’applicazione di dazi su beni e prodotti essenziali all’industria delle quattro ruote ha determinato l’aumento dei costi di produzione anche per i costruttori.

Nel settembre scorso si è registrato che il valore medio di un’auto nuova si aggira sui 50.000 dollari. Un aumento esponenziale dei prezzi che a catena generano indebitamenti e ulteriori frustrazioni nelle classi meno abbienti. Le tariffe imposte hanno causato un tracollo del 21% delle importazioni di auto dall’estero rispetto allo stesso periodo del 2024, senza effettivamente arrecare vantaggi alle esportazioni. Un effetto a catena che ha determinato anche l’aumento dei listini europei.

Boomerang politico

Elon Musk, consigliere politico nel primo periodo del nuovo mandato di Trump e finanziatore dei candidati repubblicani alle elezioni di midterm, non è bastato in questa fase cruciale. I gruppi europei come Stellantis hanno provato ad arginare i problemi, mettendo sul piatto 5 miliardi di dollari per riaprire e modernizzare impianti fermi o ridimensionati, tra cui uno nell’Illinois per la creazione di nuove Jeep; Audi ha investito una grossa somma per una nuova factory in Georgia, ma tutto questo non ha evitato la sonora debacle. All’emittente televisiva Fox News Donald Trump, nell’ammettere la disfatta, ha ammesso:

“Penso che i democratici abbiano fatto un buon lavoro. Davvero. Hanno combattuto duramente. Possiamo lavorare insieme sull’immigrazione. Penso che sia una questione importante. Ho sempre ritenuto che dovremmo essere in grado di collaborare su questo tema”.

La vittoria dei democratici aumenta il rischio di uno stallo sui nuovi regolamenti approvati dal Presidente degli Usa. Le Case automobilistiche necessitano di certezza e stabilità e si inizia già a parlare di una revisione dei dazi e l’approvazione di un divieto permanente sui veicoli cinesi. Ne sapremo di più nelle prossime settimane.

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