• 22 Maggio 2022 4:14

Corriere NET

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Dentro al ‘carcere dei suicidi’ di Pavia, tra degrado e mancanza di medici e guardie 

Gen 19, 2022

AGI – Gravi infiltrazioni che rendono inagibili molti spazi, tra cui la sala colloqui, acqua calda che non arriva ai piani alti, celle senza termosifoni, una pesante  carenza del personale che si dovrebbe occupare della salute e della sicurezza dei detenuti.

Stando a quanto apprende l’AGI, emerge un quadro severo, a tratti mortificante, della situazione nel carcere di Pavia dalla visita svolta nei giorni scorsi da una delegazione di avvocati, dal parlamentare Alessandro Cattaneo e dalla garante per le persone ristrette della provincia, Laura Cesaris dopo che tre detenuti si sono suicidati  nel giro di un mese, tra il 25 ottobre e il 30 novembre scorso.

Questi tre giovani uomini erano ospiti del ‘Padiglione vecchio’ dove si concentrano i problemi. 

Positivi ammassati in uno stanzone senza riscaldamento

Anche la gestione della pandemia in questa quarta ondata è molto difficile.Dal momento che gli hub di San Vittore e Bollate non riescono ad accoglierli, i reclusi positivi che non necessitano del ricovero restano all’interno dell’istituto, in parte anche nel polo psichiatrico, e una quarantina di loro sarebbe stata ammassata in uno stanzone senza riscaldamento.

La direttrice del carcere Stefania D’Agostino e i rappresentanti della polizia penitenziaria e dell’area educativa hanno informato i visitatori che i detenuti sono 578, a fronte della capienza regolamentare di 514 e di una “capienza tollerabile” di 786; 285 sono i detenuti comuni, per la due terzi definitivi e per il 30% circa stranieri; i protetti, in gran parte autori di reati di violenza sessuale, sono 273, qusi tutti con pena definitiva. C’è poi  una piccola sezione di 8 persone ammesse alla semilibertà e al lavoro all’esterno. Il polo psichiatrico contempla 22 posti, ma solo 12 sono occupati perché al momento manca il personale per i casi di positività.

Nei giorni dei suicidi c’era un solo medico 

Grave la carenza del personale sanitario, che si è acuita in particolare nei giorni dei tre suicidi quando era presente il solo direttore sanitario, Davide Broglia.

Dopo che cinque medici su otto se ne sono andati nei mesi scorsi, ora ad affiancare il direttore sanitario ce ne sono altri due su due turni. I compensi previsti per i medici che vogliano assumere questo ruolo molto delicato sono assai bassi, 35 euro all’ora, prendono molto di più, viene fatto notate, i medici vaccinatori. Uno dei tre suicidi sofffriva di un grave disagio psichiatrico. Problemi anche nella gestione delle persone tossicodipendenti. Il Serd, il servizio che se ne deve occupare, è aperto due mattine a settimana e per lungo tempo non è stato presente l’assistente sociale.

Teatro, palestra e sala colloqui inagibili 

Altro punto che incide è quello delle attività che dovrebbero rendere concreto il principio della rieducazione dei detenuti. Il teatro al momento è inagibile per le infiltrazioni e in passato ospitava 35 detenuti alla volta. L’unico luogo in cui ora è possibile svolgere attività fuori dalla sbarre è un’aula che al massimo contiene 15 persone.  Inagibile, sempre per le infiltrazioni visibili in tutti i piani del padiglione più vecchio , anche la palestra perché, ha spiegato la direttrice, bisognerebbe fare lavori che vanno al di là dell’autonomia di spesa dell’istituto e per la predisposizione dei preventivi che il Provveditorato richiede ci vorrebbero competenze tecniche che gli impiegati amministrativi non possiedono.

Fuori uso anche le sale per i colloqui coi familiari che avvengono nei corridoi violando così il principio che il controllo sugli incontri dovrebbe essere solo ‘visivo’ e non anche ‘uditivo’ perché così sono facilmente ascoltabili. I lavori per restituire uno spazio consono ai contatti tra reclusi e affetti dovrebbero iniziare presto. Anche la scuola in presenza è stata sospesa nonostante il Provveditorato avesse accomunato i detenuti agli studenti ‘fragili’ a cui avrebbe dovuto essere assicurata questa modalità.

Ridotta all’osso la presenza degli agenti  

 Nel carcere dove tre uomini di 47, 36 e 37 anni hanno deciso di togliersi la vita, manca anche la polizia penitenziaria, l’organico è ridotto all’osso con soli quattro ispettori presenti. Anche la palestra per gli agenti è inagibile e la caserma con 60 alloggi è danneggiata dalle infiltrazioni con spazi angusti e uno stato di degrado accompagnato da un percepibile odore di muffa.

Decisamente migliore la situazione nel padiglione nuovo che ospita circa 300 detenuti, con una cucina al piano terra moderna e ampia, uno sportello per le pratiche burocratiche e la possibilità, sfruttata da tanti, di frequentare un istituto professionale, a testimonianza che molto della qualità della vita in  un penitenziario dipende dalla dignità dei luoghi che danno anche la possibilità di ‘crearsi’ un futuro attraverso le attività di rieducazione.

Uno dei tre suicidi aveva un fine pena vicino, aprile 2023. “Il fatto che si sia ucciso – il commento della garante Cesaris – significa che nel suo futuro vedeva solo il nulla”.         
 

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