• 26 Giugno 2026 17:14

Corriere NET

Succede nel Mondo, accade qui!

Crisi Volkswagen, 100.000 posti di lavoro a rischio e 4 fabbriche in chiusura

Giu 26, 2026

Il gigante automobilistico di Wolfsburg si trova nel mezzo di quella che gli analisti definiscono una “tempesta perfetta”, un incrocio pericoloso tra contrazione delle vendite, una transizione verso l’elettrico più difficile del previsto e l’agguerrita concorrenza dei produttori cinesi. Secondo le ultime indiscrezioni diffuse dalla stampa tedesca e internazionale, il CEO di Volkswagen, Oliver Blume, starebbe preparando una ristrutturazione di portata senza precedenti per evitare il collasso di un modello di business che, per stessa ammissione dei vertici, “non funziona più per tutti i marchi“.

I numeri del taglio: 100.000 posti a rischio

Il cuore del nuovo piano d’emergenza, denominato “Group Target Picture”, prevede un ridimensionamento della forza lavoro che ha raggelato i sindacati. Se inizialmente l’obiettivo era di circa 50.000 esuberi entro il 2030, le nuove stime parlano ora di 100.000 licenziamenti, cifra che corrisponde a circa il 15% dell’intera forza lavoro mondiale del gruppo.

Il taglio non risparmierà i piani alti: si stima che circa 5.500 manager (su un totale di 20.000 nelle aree amministrazione e sviluppo) perderanno il proprio incarico. L’obiettivo finanziario è drastico: abbattere i costi fissi di 11 miliardi di euro entro il 2030 per cercare di risollevare una redditività che, nel 2025, si è praticamente dimezzata attestandosi intorno al 3%.

Stabilimenti e modelli: la fine di un’era

Per la prima volta nella storia recente del marchio, la chiusura di interi siti produttivi in Germania non è più un tabù. Sotto la lente d’ingrandimento del consiglio di sorveglianza, che si riunirà il prossimo 9 luglio, ci sono quattro stabilimenti storici: quelli Volkswagen di Hannover, Zwickau ed Emden, oltre all’impianto Audi di Neckarsulm. Queste fabbriche impiegano attualmente circa 40.000 persone e le chiusure, se confermate, scatterebbero gradualmente a partire dal 2030, in coincidenza con il termine del ciclo di vita dei modelli attualmente in produzione.

Parallelamente alla riduzione fisica dei siti produttivi, Volkswagen punta a una drastica semplificazione dell’offerta commerciale. Il piano prevede di ridurre il numero di modelli dai 150 attuali a meno di 100, puntando sulla standardizzazione dei componenti e sulle sinergie tra i vari marchi del gruppo per abbassare i costi di sviluppo.

Orizzonti e ristrutturazione societaria

La crisi sta spingendo il management a valutare operazioni strutturali radicali. Si parla della possibilità di scorporare il marchio core Volkswagen e la divisione “componenti” dal resto del gruppo, rendendole società indipendenti. Questa manovra potrebbe facilitare futuri aumenti di capitale o quotazioni in borsa, ma ha già sollevato le barricate del sindacato, che teme l’indebolimento delle tutele storiche garantite dalla cosiddetta “Legge VW”.

I dati del primo trimestre 2026 confermano l’urgenza di questi interventi: l’utile netto è crollato del 28,4% e i ricavi sono scesi a 75,7 miliardi di euro, cifre che hanno spinto il titolo in Borsa vicino ai minimi storici, tra i 77 e i 78 euro. Mentre il consiglio di sorveglianza si prepara alla decisiva seduta di luglio, il Consiglio di Fabbrica ha già promesso una battaglia durissima, accusando il consiglio di amministrazione di non aver saputo creare prodotti competitivi e di rispondere con un “cieco attivismo” a una crisi di visione industriale. Insomma, la crisi è reale a Wolfsburg devono intervenire più che repentinamente.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Guarda la Policy

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close