Dopo un anno difficile, la componentistica italiana sperava di rilanciarsi nel 2026, ma l’incertezza dei mercati e la crescente concorrenza internazionale ha limitato la crescita. In base a quanto annunciato dall’Osservatorio realizzato dalla Camera di commercio di Torino e dall’Anfia, le 2.110 imprese della filiera hanno portato a un fatturato di 53,5 miliardi di euro, in calo del 3% rispetto al 2024. Un rallentamento che ha già avuto un impatto sull’occupazione, crollata a circa 166.800 lavoratori (-2,3%).
La situazione è sempre più delicata per molti operatori del settore, a causa della progressiva contrazione della produzione italiana di veicoli, diminuita del 19,9%. L’industria nostrana è schiacciata dalle pressioni di Bruxelles, dai dazi americani e dal boom di proposte che arriva da Oriente. L’inserimento di nuovi marchi cinesi ha limitato la risalita del car market europeo, sebbene l’export della componentistica abbia toccato quota 24,7 miliardi di euro, in lieve rialzo (+0,3%), mentre la bilancia commerciale ha conservato un saldo positivo di 7,36 miliardi.
Le sfide del futuro
Se sempre meno vetture verranno prodotte alle nostre latitudini la flessione appare inevitabile. Una delle sfide principali sarà la transizione elettrica, che presenta più rischi che benefici. Se la Cina si sta riscoprendo al vertice della catena produttiva di EV, il 49% delle imprese italiane intervistate si trova in una posizione sostanzialmente neutrale rispetto alla rivoluzione green, mentre il 14% risulta maggiormente esposto alle possibili conseguenze negative, perché strettamente legate alla creazione di motori endotermici.
Per spazzare via i dubbi di un futuro incerto servirebbero degli investimenti mirati, tuttavia l’innovazione ha un costo sempre più elevato. Nel 2025 le imprese hanno fatto un passo indietro e hanno investito in ricerca e sviluppo con una quota del 61,8%, contro il 64% dell’anno precedente. L’interesse per l’Intelligenza Artificiale è cresciuto: il 49,6% delle aziende la utilizza o ne sta sperimentando le applicazioni. Per il 2026 le prospettive rimangono oscure, ma le stime non sono tranquillizzanti.
Il 42% delle imprese prevede una riduzione del fatturato, contro un 33% che immagina ottimisticamente una crescita, con un saldo negativo del 9%. Le attese sugli ordinativi e sull’occupazione in realtà restano sfavorevoli e, interpellato sull’argomento, si è esposto anche il direttore generale dell’Anfia. Gian Mario Giorda ha annunciato:
“La situazione è molto difficile, è l’ora delle scelte responsabili da parte dell’Europa. Le indicazioni degli ultimi giorni vanno nella direzione giusta sia sul fronte delle emissioni sia sul Made in Europe”.
Filiera in affanno
Lo scorso anno il Piemonte si è confermato al vertice della componentistica italiana dell’automotive, con 734 aziende, pari al 34,8% del totale nazionale. Il settore ha registrato un fatturato di quasi 18,8 miliardi di euro, il 35% del totale italiano, e ha dato lavoro a circa 60.500 addetti. Rispetto al 2024 i ricavi si sono abbassati del 4,6% e l’occupazione del 3,5%, cali più marcati rispetto alla media nazionale. I problemi hanno coinvolto in particolar modo i subfornitori, il cui fatturato è sceso del 12%. Solo gli specialisti dell’aftermarket hanno avuto una crescita dell’1,8%. Massimiliano Cipolletta, presidente della Camera di commercio di Torino, ha spiegato:
“Il 2025 ha confermato le difficoltà che la filiera automotive sta affrontando in una fase di profonda trasformazione del settore, in un panorama che inevitabilmente scoraggia nuovi investimenti e scelte strategiche”.