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Coronavirus, Senato conferma la fiducia al governo su decreto Cura Italia: 142 a favore – Il Fatto Quotidiano

Apr 9, 2020

Il Senato ha confermato la fiducia al governo sul decreto Cura Italia. Il testo, approvato a Palazzo Madama con 142 voti a favore, 99 contrari ed 4 astenuti, passa alla Camera. L’intera opposizione ha votato contro il provvedimento, lamentando la mancanza di un reale confronto sulle misure in esso contenute.

A dare l’annuncio è stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà. Proprio i ritardi nell’arrivo del testo in Aula hanno creato tensioni nell’emiciclo nel corso della mattinata. Nonostante i tentativi delle ultime settimane di collaborazione tra maggioranza e opposizione, la coalizione Lega-Fdi-Fi ha annunciato il suo voto contrario al provvedimento. Questo malgrado in commissione siano stati approvati numerosi emendamenti del centrodestra e diversi ordini del giorno con i quali l’esecutivo si è impegnato a recepire nel decreto di metà aprile una serie di misure suggerite dalle opposizioni.

La deroga concessa dalla Casellati e il ritardo del testo – Tensioni in Aula per il ritardo dell’arrivo nel testo bollinato. Critiche le opposizioni che hanno chiesto la garanzia che non siano state fatte modifiche rispetto al testo uscito poco prima dalla commissione. “Nessuna modifica rispetto al testo fatta salva la bollinatura della Ragioneria dello Stato”, ha risposto D’Incà sollecitato dalla presidente Elisabetta Casellati. “Tutto è stato condiviso con la massima trasparenza”. Dalla parte di D’Incà, il capogruppo del Pd Andrea Marcucci: “ma che atteggiamento è quello dell’opposizione ?”. Ma il leghista Roberto Calderoli ha attaccato il ministro accusandolo di aver mentito ed invitandolo a dimettersi. A chiudere la discussione è stata la stessa Casellati. “Non succederà mai più che la presidenza possa derogare a quello che è il normale corso di tutta la nostra procedura”, ha puntualizzato ricordando che “stamani c’è stato un accordo informale per dare la possibilità a tutti di poter partire viste le difficoltà nei collegamenti. Questa situazione ha determinato delle sfasature di tempi sui nostri lavori. Avremmo dovuto seguire le regole normali. Mi dispiace. Chiedo scusa. Non succederà più, neanche in emergenze gravi come quelle in cui siamo che non si seguano le regole”, ha concluso sospendendo la seduta.

Il voto contrario delle opposizioni – Per le opposizioni il testo rimane insufficiente. “Non votiamo questo decreto”, ha dichiarato il leader della Lega Matteo Salvini, “perché è una presa in giro per milioni di italiani che non vedranno una lira. Speriamo che farete meglio il prossimo e lo voteremo”. Contraria anche Fratelli d’Italia: “Questo dl non ci convince assolutamente”, ha detto il senatore Nicola Calandrini, “non cura proprio nulla. Continua a porre interrogativi e moduli di richieste da compilare invece di risposte, come fanno i governi assistenzialisti”. No anche da Forza Italia: “Abbiamo chiesto a Conte di passarci la palla e avremmo collaborato”, ha detto Anna Maria Bernini. “Ma abbiamo assistito a un gioco solitario del governo che ci ha fatti sedere in panchina rifiutando buona parte delle nostre proposte. Gli italiani hanno un’unica certezza. Che tra due mesi pagheranno le tasse. Essere responsabili non è essere complici di soluzioni in cui non crediamo”.

Cosa c’è nel provvedimento –Il decreto, che nel testo originario conteneva 127 articoli, è letteralmente raddoppiato poiché sono stati inglobati due precedenti decreti varati ai primi di marzo: uno di carattere economico (del 2 marzo) ed uno sugli aspetti sanitari (del 9 marzo). Proprio la ravvicinata scadenza di questi viene indicata dal governo come motivo del ricorso alla fiducia, una procedura che accelera i tempi di approvazione, ma che cancella la possibilità di ulteriore confronto in Aula, dopo quello in commissione. Ed è ciò che lamentano le opposizioni che accusano il governo di aver rotto il clima di unità.

Mentre i precedenti decreti erano tutti relativi alla iniziale zona rossa, il Cura Italia è il primo emanato per far fronte a tutte le esigenze del lockdown nazionale deciso il 12 marzo. E’ tra le leggi più complesse mai esaminata dal Parlamento repubblicano visto che riguarda tutti gli aspetti della vita civile, economica e sociale: il lavoro (la cassa integrazione per i dipendenti e i 600 euro per gli autonomi), la sospensione del pagamento di tasse e rate dei mutui, il prolungamento della validità dei documenti in scadenza, la previsione che i Consigli comunali e Regionali si riuniscano on line e che altrettanto facciano le scuole con i consigli di classe e di istituto, la sanificazione delle scuole e di uffici pubblici, il lavoro agile nella Pa, il rinvio di concorsi, e ancora misure economiche per i vari settori produttivi, per l’amministrazione della giustizia, per le carceri, e un’infinità di altre misure. Tra gli emendamenti approvati il rinvio del pagamento della RC auto, la sospensione degli sfratti e delle procedure di pignoramento della casa.

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