• 4 Ottobre 2022 21:25

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Cinquant’anni dopo gli angeli del fango mettono di nuovo le ali per volare a Firenze

Nov 2, 2016

Un’altra carica di angeli del fango, 50 anni dopo. Dall’Olanda e dagli Stati Uniti, dalla Svizzera e dalla Francia, dalla Gran Bretagna e dalla Croazia, persino dall’Iran. Alcuni sono già arrivati, altri sbarcano in città tra oggi e domani: secondo le stime saranno più di mille i volontari che verranno a ricordare il “loro” 1966, la loro alluvione. Alcuni porteranno la loro testimonianza nel Salone dei ‘500 il 4 mattina durante le cerimonie ufficiali (ci potrebbe essere anche il cantautore Antonello Venditti, di certo ci saranno 7 vescovi italiani tra cui il cardinale Giuseppe Betori), per molti sarà il racconto di come la loro storia cambiò incrociando quella grande Storia che fu l’esondazione dell’Arno.

Le autorità e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella saluteranno gli angeli ufficialmente nel pomeriggio, mentre Firenze si prepara ad abbracciarli simbolicamente la sera del 4, alle 20.30, nella fiaccolata che il sindaco Nardella ha organizzato in ricordo di quella del 1967, un anno dopo il disastro, da San Miniato al Monte a Santa Croce. Un’iniziativa da cui partirà un messaggio di solidarietà alle vittime del terremoto dell’Umbria.

“Il ricordo e le emozioni di quell’evento sono ancora ben impresse nella memoria di un vasto popolo, che travalica i confini ed è unito da un simbolo: l’alluvione di Firenze fu una scintilla di idealità, una spontanea epifania di resilienza e amore per l’arte e anche per la politica” dice Erasmo D’Angelis, che è tornato all’Unità di missione per il rischio idrogeologico di Palazzo Chigi e sarà il “conduttore” del raduno degli angeli. Proprio lui negli anni scorsi ne aveva censiti 2.300.

Tra loro centinaia di militari, carabinieri, poliziotti come Francesco Leonardi, uscito dalla caserma alle 13 del 3 novembre ’66, “diretto sulla Empolese ad un posto di blocco per le ricerche di un terrorista” che invece di smontare si mise in marcia verso Firenze: “In uniforme, inzuppati e infangati – ricorda oggi a “Polizia Moderna” – soccorremmo una famiglia rimasta bloccata in un casolare e poi ci dirigemmo a Signa

per bloccare il traffico”. C’erano anche decine di radioamatori e alcuni porteranno una testimonianza: fu grazie a loro, coi ponti radio interrotti, che i soccorsi poterono partire e il mondo conobbe la tragedia. Commemorato ieri anche Carlo Magggiorelli, l’operaio dell’acquedotto che fu la prima vittima dell’alluvione, di turno all’impianto dell’Anconella: il monumento in sua memoria ottenuto dall’associazione Firenze Promuove è stato ora restaurato.

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