• 16 Aprile 2021 13:00

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Caso Ucraina, pressing dem per l’impeachment di Trump – Agenzia ANSA

Set 27, 2019

Cade la prima testa nell”Ucrainagate’. Kurt Volker, l’inviato speciale Usa in Ucraina, si e’ dimesso un giorno dopo la diffusione della denuncia di uno 007-talpa sulla telefonata in cui il presidente americano Donald Trump chiese a quello ucraino Volodymyr Zelenskyj di indagare i Biden e sul tentativo di insabbiarla. Lo riferisce la Cnn. Volker, citato nella denuncia, mise in contatto l’avvocato personale del tycoon, Rudy Giuliani, con un alto collaboratore del leader ucraino.

Il legale di Donald Trump, Rudolph Giuliani, si è detto pronto a testimoniare davanti al Congresso sui suoi incontri con dirigenti ucraini, nell’ambito dell’indagine di impeachment sul presidente Usa. “Vorrei testimoniare e raccontare la mia storia” ha detto alla corrispondente Usa dell’emittente britannica Sky News Uk, Cordelia Lynch, aggiungendo che il presidente “non ha fatto proprio nulla di sbagliato”. In precedenza Giuliani aveva detto di non voler testimoniare senza il permesso di Trump.

IL PUNTO

I dem accelerano ‘impeachment Trump entro fine ottobre’

L’inchiesta per un eventuale impeachment di Donald Trump nell’Ucrainagate accelera, con capi di imputazione che potrebbero essere messi a punto già entro la fine di ottobre, secondo alcuni deputati. La speaker della Camera Nancy Pelosi conferma che i democratici si muoveranno “rapidamente” ma, precisa, “non avventatamente”. Anche perché l’indagine rischia di allargarsi e di avere pericolosi effetti collaterali pure su due ministri di peso, come l’attorney general William Barr e il segretario di Stato Mike Pompeo, due fedelissimi del tycoon: il primo per non essersi astenuto in un dossier dove compariva anche il suo nome, il secondo per il coinvolgimento di almeno due diplomatici americani nei tentativi di Rudy Giuliani, l’avvocato personale del presidente, di far indagare i Biden in Ucraina.

“Siamo in guerra”, ha avvisato Trump, scagliandosi furiosamente contro tutti: la talpa “molto faziosa” che ha denunciato la sua telefonata al presidente ucraino Volodymr Zelensky; le sue fonti nell’amministrazione che dovrebbero essere punite “come si faceva ai vecchi tempi con le spie”; i Fake news media e i dem che strumentalizzano un colloquio a suo avviso “appropriato” e “legale”.

E il presidente della commissione intelligence della Camera Adam Schiff, che dovrebbe “dimettersi subito” per aver “fraudolentemente letto al Congresso, con milioni di spettatori, una versione della mia conversazione col presidente ucraino che non esiste”. Ma i dem fanno muro, a partire da Joe Biden, il frontrunner del partito nella corsa alla Casa Bianca. “Trump ha cercato di rubare le elezioni. Avrebbe voluto l’aiuto straniero per vincere al voto”, ha accusato l’ex vicepresidente. “Non c’è nessuno nella mia famiglia che abbia fatto qualcosa di sbagliato”, ha assicurato, difendendosi dalle accuse di aver minacciato – quando era vicepresidente – il congelamento di fondi Usa a Kiev se non fosse stato rimosso il procuratore generale Viktor Shokin che stava indagando sul colosso energetico ucraino Burisma, dove lavorava anche suo figlio Hunter. Accuse mai formalizzate su cui stava lavorando da tempo Giuliani, che ha riferito al New York Times di aver incontrato sin dallo scorso anno ben cinque procuratori ed ex procuratori ucraini, e non solo a Kiev. L’avvocato ha quindi tirato in ballo il dipartimento di Stato, sostenendo di essersi mosso con il suo avallo, come dimostrerebbero alcuni sms che ha conservato per salvaguardarsi.

Alcuni riguardano Kurt Volker, l’inviato speciale Usa in Ucraina. Il dipartimento di Stato ha confermato che Volker mise in contatto Giuliani con un alto collaboratore del leader ucraino ma ha precisato che il legale “non parla per conto del governo Usa”. Per questo i dem vogliono ora che Pompeo testimoni al Congresso, chiarendo perché sia stato assecondato un cittadino privato che pare perseguire le vendette personali del tycoon. Nel mirino anche il ministro della Giustizia Barr, accusato dalla Pelosi di essere stato “sleale” per aver bloccato la denuncia dello 007-talpa, anziché ricusarsi dato che nella telefonata di Trump a Zelensky compariva anche il suo nome. Una denuncia di cui la Casa Bianca venne a sapere poco dopo la conversazione e che tentò di insabbiare, conservandola in un sistema informatico più segreto, con una mossa inedita. Ora che la telefonata è stata resa pubblica, su pressione del Congresso, qualche leader straniero comincia ad allarmarsi. Come Putin, che “si augura” che questa pratica non venga estesa al contenuto di tutti i colloqui con The Donald.

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