• 23 Ottobre 2026 10:43

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Caro gasolio, cosa cambia per camionisti e imprese dopo il nuovo decreto

Ott 23, 2026

Dopo una settimana di tir fermi, code chilometriche sulle autostrade del Sud e supermercati con qualche scaffale in sofferenza, la protesta degli autotrasportatori ha prodotto il suo primo risultato concreto.

Il 22 ottobre il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge che traduce in norme l’accordo siglato dal ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, con le associazioni di categoria. Dentro ci sono soldi, tempo e qualche strumento pratico per resistere al caro gasolio. Per capire se basterà a riportare la calma sulle strade, conviene vedere punto per punto cosa prevede il testo e a chi serve davvero.

Cosa cambia per l’autotrasporto

Il provvedimento si intitola “Disposizioni urgenti e misure di sostegno ai settori dell’autotrasporto, dell’agricoltura e della pesca” e entrerà in vigore con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, dove verranno fissate anche le modalità per accedere ai benefici.

Si muove su più fronti: rifinanzia il credito d’imposta sul gasolio, permette di sospendere le rate del leasing dei mezzi, interviene sui rapporti tra trasportatori e committenti e porta aiuti anche ad agricoltori e pescatori.

Presentandolo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha insistito su un punto: non si tratta di promesse, ma di risorse che stanno già arrivando al comparto. Una frase che i diretti interessati giudicheranno, come sempre, dai tempi con cui i soldi compariranno sui conti.

Crediti d’imposta, arrivano altri 106 milioni

La misura più importante riguarda il credito d’imposta sul gasolio per l’autotrasporto. Il decreto aggiunge 106 milioni di euro ai 434 già stanziati. Secondo il viceministro Edoardo Rixi, la dotazione sale così a 480 milioni per gli acquisti da marzo ad agosto e a 60 milioni per quelli di settembre e dei primi giorni di ottobre.

Cambia anche il calendario per usare questi crediti in compensazione: il termine slitta al 31 marzo 2027, tre mesi oltre la scadenza del 31 dicembre 2026 prevista in origine. Un tempo supplementare utile soprattutto alle imprese che hanno ottenuto importi alti e rischiavano di non riuscire a smaltirli.

Sul fronte dei pagamenti, il Ministero ha già avviato lo sblocco. Le prime 2.000 imprese, su circa 32.000 che hanno presentato domanda, vedranno i crediti nel cassetto fiscale entro la prossima settimana. Meloni ha spiegato che il credito per marzo-agosto è coperto per intero e che i controlli arriveranno dopo i pagamenti, non prima. Per chi ha acquistato carburante a settembre e ottobre, invece, la piattaforma dell’Agenzia delle Dogane riaprirà a novembre.

60 milioni di contributo per il gasolio agricolo

Il decreto non guarda solo ai camion. Agli agricoltori vanno 60 milioni di euro sotto forma di contributo sul gasolio agricolo, fino a 45 centesimi al litro, su oltre 120 milioni di litri acquistati fino al 15 ottobre. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha promesso tempi brevissimi, con i pagamenti gestiti da Agea, l’agenzia per le erogazioni in agricoltura.

L’aiuto nazionale si somma ai contributi regionali già attivi in alcune zone del Paese, un quadro a macchia di leopardo che dovrebbe finalmente trovare un minimo di uniformità.

Canoni di leasing sospesi

Tra le misure più apprezzate dalle piccole imprese c’è la possibilità di sospendere i canoni di leasing dei mezzi fino a tutto marzo 2027. La norma è pensata soprattutto per chi possiede due, tre o quattro camion di classe Euro 3 o Euro 4: veicoli esclusi dal credito d’imposta, che spetta solo ai mezzi Euro 5 ed Euro 6 da 7,5 tonnellate in su.

Per queste aziende, spesso a conduzione familiare, il decreto rappresenta una boccata d’ossigeno. Salvini l’ha riassunta in modo semplice: sospendere i pagamenti significa avere liquidità e poter tornare a lavorare senza l’acqua alla gola.

Il carburante entra nelle fatture

Il capitolo più tecnico, ma forse più importante a lungo termine, riguarda il cosiddetto metodo spagnolo. Il decreto consente all’autotrasportatore di aggiungere in fattura la differenza di costo dovuta all’aumento del gasolio, anche quando lavora con un contratto non scritto, come accade ancora in alcune aree del Paese.

In pratica, il rincaro viene diviso tra chi commissiona il trasporto e chi lo esegue, invece di pesare solo sulle spalle del trasportatore, come spiegato da Rixi. Una piccola rivoluzione per un settore dove il margine di guadagno, con i prezzi attuali, si assottiglia fino quasi a sparire. Nel testo c’è anche lo sblocco dei pagamenti arretrati per il trasporto combinato via mare, previsto da novembre.

Contributi anche per la pesca e novità per i pacchi extra UE

Il comparto ittico, anch’esso colpito dal costo del carburante, riceve 10 milioni di euro a fondo perduto. Una cifra più contenuta rispetto a quella destinata ad agricoltura e autotrasporto, ma che segnala come il governo abbia voluto allargare il perimetro dell’intervento a tutte le categorie che dipendono dal gasolio per lavorare. Resta da vedere come verranno ripartiti i fondi e con quali criteri, dettagli che dipenderanno dai provvedimenti attuativi.

Per quanto riguarda le merci in arrivo da paesi al di fuori dell’Unione Europea, il decreto rinvia dal 1° dicembre 2026 al 1° gennaio 2027 il contributo di 2 euro che riguarderebbe il passaggio in dogana di ogni pacco di valore contenuto. Il decreto esonera anche dalla rendicontazione di sostenibilità le imprese con ricavi netti che non superino i 450 milioni di euro oppure che non presentino più di mille dipendenti, per tutti gli esercizi che iniziano tra il 1° gennaio 2026 e il 31 dicembre 2027.

“Intimidazione” degli autotrasportatori

Il decreto, però, non ha chiuso del tutto la partita sulle strade. Meloni ha infatti ringraziato le associazioni che hanno revocato i fermi, definendo al tempo stesso una “intimidazione” tutti quei blocchi che proseguono in alcune zone del sud o centro Italia.

Insieme all’approvazione di queste nuove norme, il presidente del Consiglio ha chiesto al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, di ripristinare quella che è la libera circolazione delle merci, richiamando anche le norme del decreto sicurezza che hanno trasformato il blocco stradale in reato. Insomma quello della Meloni è messaggio chiaro: il governo è disposto a trattare e ad ascoltare le richieste di un settore messo in ginocchio dal caro carburanti, ma non a tollerare presidi prolungati.

Il prossimo appuntamento è fissato per il 27 ottobre al ministero, dove governo e associazioni si rivedranno per fare il punto sui pagamenti. Sarà il primo vero banco di prova per capire se le promesse si trasformeranno in fatti.

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