MILANO – Ore 9:45. I mercati europei trattano in terreno positivo, dopo la seduta contrastata della vigilia che si è caratterizzata per la performance brillante della Borsa di Londra, che continua a far spallucce di fronte alla Brexit (a differenza della sterlina). Milano conferma il rialzo dei primi minuti con un +0,5%, Francoforte (ieri chiusa) aggiunge lo 0,75%, Londra si conferma la migliore a +1,1% e Parigi aggiunge lo 0,75%.

L’euro tratta in calo alle prime contrattazioni sui mercati europei. La moneta unica viene scambiata a 1,1187 dollari. L’euro guadagna invece posizioni nei confronti dello yen e passa di mano a quota 114,41. Il dollaro vive una fase di apprezzamento a seguito di un mix di dati positivi sull’economia Usa e di commenti di alti funzionari Fed, che corroborano l’idea di una stretta ai tassi entro la fine dell’anno. I future sui Fed Fund, che anticipano la possibilità di modifica della politica monetaria, danno il 61% di chances a un rialzo dei tassi a dicembre, in crescita del 10% sulla scorsa settimana. Per la sterlina, invece, continua la debolezza in vista di Brexit: il pound gravita ai minimi da oltre tre decenni sul dollaro sotto quota 1,29.

Lo spread tra Btp e Bund tedeschi si allarga sopra 135 punti base, con il rendimento del titolo italiano che supera l’1,25%. Un’analisi di Bloomberg mette l’Italia al centro delle preoccupazioni del mercato dei titoli di Stato, visto l’avvicinarsi del referendum costituzionale. Non a caso, il differenziale tra i rendimenti italiani e quelli spagnoli si è allargato come non accadeva dal 2014. E ancora, i titoli governativi italiani sono gli unici – con Grecia e Portogallo – ad aver registrato un rendimento negativo nell’ultimo mese tra quelli dell’Eurozona: anche la Spagna acefala ha fatto meglio. Secondo Martin van Vliet, analista di ING Groep, ciò è dovuto al fatto che “il rischio maggiore per l’Italia (il referendum, ndr) è di là da venire, mentre la Spagna sembra aver svoltato” e si indirizza verso maggiore stabilità. Basta insomma la prospettiva di un nuovo governo Rajoy a convincere i mercati. Resta su tutto l’ombrello del Qe della Bce: è vero che le turbolenze su Deutsche Bank degli ultimi giorni hanno fatto risalire un po’ lo spread italiano, ma è altrettanto vero che il rendimento dei decennali del Tesoro è 50 punti base sotto i livelli raggiunti subito dopo il referendum sulla Brexit.

Anche gli analisti di Credit Suisse, in un report dedicato alla debolezza delle banche italiane, riflettono sulle urne del 4 dicembre ma non credono che possa creare “instabilità politica”, quanto piuttosto avere effetti sul settore del credito. Insomma, preccupa più la difficoltà a portare a compimento i piani di ricapitalizzazione e pulizia dei bilanci dalle sofferenze – nella prospettiva di una vittoria del “no” – che un effetto “Exitaly”.

Borse positive, il dollaro si rafforza. Si allarga lo spread Italia-Spagna in vista del referendum

La discesa dei rendimenti dei decennali spagnoli (blu) allarga la forbice rispetto a quelli dei titoli italiani (bianco)

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L’agenda macroeconomica di giornata è piuttosto scarica in Europa: per l’Italia si segnala l’audizione del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, alle commissioni Finanze di Camera e Senato che stanno affrontando la Nota di aggiornamento del Def. Padoan dovrà rispondere alle critiche di Bankitalia e Upb, tra gli altri, che hanno puntato il dito contro l’eccessivo ottimismo delle stime del governo. In una lettera al Corriere della Sera, intanto, il ministro ha difeso la linea “prudente” tenuta dal Tesoro sul caso Mps, “rispettando il mercato”.

In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo, sulla scia dell’indebolimento dello yen. L’indice Nikkei è cresciuto dello 0,83% a 16.735,65 punti, dopo il +0,9% di ieri. La fiducia dei consumatori giapponesi a settembre è risultata in leggero rialzo, con l’indice che la misura passato da 42 a 43 punti. Chiusura in calo, ieri, per la Borsa di Wall Street. Il principale indice Dow Jones ha lasciato sul terreno lo 0,3% a 18.253 punti. Il Nasdaq ha segnato -0,2% a 5.300 punti. Nessun dato rilevante in agenda nel pomeriggio dagli Usa, ad eccezione degli incontri del Fmi con la Banca mondiale a Washington.

Oro ancora in calo questa mattina sui mercati internazionali, sulla prospettiva di un possibile rialzo dei tassi statunitensi. Il metallo prezioso perde stamani lo 0,1% a quota 1.310,34 dollari l’oncia. Petrolio in lieve calo sui mercati Asiatici dopo i rialzi seguiti all’accordo sulla produzione raggiunto dall’Opec. Per gli analisti i livelli dell’output restano comunque alti e bisognerà attendere i dettagli pratici dell’intesa per avere un quadro chiaro dell’offerta di greggio. Il contratto di riferimento americano, il Wti con consegna a novembre, ha ceduto 24 centesimi a 48,57 dollari al barile mentre quello sul greggio europeo Brent ha perso 20 centesimi a 50,59 dollari al barile.