• 14 Maggio 2021 9:44

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Borse europee deboli, banche in calo sulla scia di Deutsche Bank

Mar 6, 2017

MILANO – Ore 10. Apertura sottotono per le Borse europee dopo che venerdì sera il presidente della Fed Janet Yellen ha chiarito ulteriormente che il prossimo rialzo dei tassi americani dovrebbe arrivare già nel corso di questo mese. In avvio, a Francoforte, il Dax cede lo 0,73%, mentrea a Parigi il Cac40 perde lo 0,49% e a Londra l’indice Ftse 100 scivola dello 0,33%. Sulla borsa tedesca pesa soprattutto il tonfo di Deutsche Bank, dopo l’ok all’aumento di capitale da 8 miliardi deliberato dal board. A MIlano il Ftse MIb perde lo 0,54%.

Debole intanto anche la chiusura di Tokyo, con l’indice in calo dello 0,46% a 19.379,14 punti, su cui pesa anche l’apprezzamento dello yen seguito al ritocco al ribasso delle stime di crescita cinesi mentre la minaccia nordcoreana con il lancio di quattro missili finiti nel mare del Giappone si è fatta sentire solo sul finale di seduta. A Piazza Affari tra le big oggi soltanto Snam presenterà i conti 2016.

Apertura senza scossoni per lo spread. Il differenziale Btp/Bund apre a 174 punti, con il differenziale del nostro decennale al 2,08%. Ma sul mercato dei titoli di Stato si guarda soprattutto all’appuntamento di giovedì, quando si riunirà il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea per la prima volta riuniuta in un contesto che vede l’inflazione tornare per la prima volta al 2% nell’Eurozona dopo quattro anni.

Euro in calo in avvio di settimana sui mercati: la moneta unica passa di mano a 1,0601 sul dollaro rispetto al valore di 1,0615 di venerdì dopo la chiusura di Wall street. Lo Yen torna ad apprezzarsi e sale a quota 120.

Quotazioni del petrolio in ribasso invece sulla scorta di un aumento della produzione in Usa. I contratti sul greggio Wti con scadenza ad aprile cedono 20 centesimi a 53,13 dollari al barile. Il Brent perde 15 centesimi a 55,75 dollari. Poco mosso l’oro sulla scia delle inficazioni arrivate dalla Fed: il metallo con consegna immediata passa di mano a 1.234 dollari l’oncia.

Nell’agenda macroeconomica spiccano gli ordinativi industriali e gli ordinativi di beni durevoli negli Stati Uniti in gennaio.

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