MILANO – Ore 10:30. Le Borse europee trattano caute in una fase positiva dei mercati, caratterizzata dai record di Wall Street con il Dow Jones capace di chiudere per la prima volta sopra 19mila punti. Restano le continue incertezze sul petrolio, con l’Opec ancora incapace di tradurre in fatti la promessa di tagli dell’estrazione. I trader delle sale operative sono in una fase ottimistica, tanto che – nota Bloomberg – il MSCI All-Country World Index (indice delle azioni mondiali) si appresta a stampare la più lunga striscia positiva degli ultimi due mesi. A pagare il conto restano in particolare i bond e le valute dei mercati emergenti, spaventati dal rafforzamento del dollaro e dalla migrazione dei capitali verso gli strumenti dei Paesi occidentali che tornano a offrire prospettive di rendimento.

Milano apre in rialzo, poi gira in rosso dello 0,8% con il comparto bancario in difficoltà. Pesano soprattutto gli andamenti di Bpm e Banco Popolare, che sono vendute dopo le notizie di stampa su una ispezione della Bce che avrebbe fatto emergere una scarsa copertura dei crediti deteriorati nell’istituto veronese. A Piazza Affari il faro si punta poi sul Monte dei Paschi, che nei documenti in vista dell’assemblea di domani sull’aumento di capitale precisa di non avere piani alternativi alla cessione di sofferenze e al rafforzamento patrimoniale fino a 5 miliardi. Generali ha confermato gli obiettivi al 2018, con un target di 5 miliardi di dividendi; da registrare anche la risalita di Vivendi in Telecom al 23,15% del capitale. Poco mosse le altre Borse europee: Londra sale dello 0,6%, mentre Parigi e Francoforte oscillano intorno alla parità.

Borse caute, Milano in rosso con le banche. Petrolio incerto sui dubbi Opec

L’altalena del petrolio sulle indiscrezioni di un accordo Opec: sale quando il rappresentante nigeriano dice che sono tutti “a bordo”, scende al rinvio di fatto al prossimo 30 novembre

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Il fronte del petrolio resta caldo, con il nulla di fatto dalla riunione di Vienna del cartello dell’Opec, preparatoria per il vertice del 30 novembre che dovrebbe portare a un taglio della produzione nell’ordine degli 1,2 milioni di barili al giorno. Il ruolo da chiarire resta quello di Iran e Iraq, il secondo e terzo produttore del cartello dopo l’Arabia Saudita, la cui posizione in merito alla condivisione dei tagli non è chiara. Tra i delegati resta il possibilismo per un accordo a fine mese, anche se più volte la storia ha mostrato che non sarà facile. Se dovesse fallire la concretizzazione dell’intesa annunciata a settembre ad Algeri, secondo l’Agenzia internazionale dell’energia i prezzi potrebbero tornare a scendere durante il 2017. Le stesse stime dell’Opec dicono che il prossimo anno rischia di andare in archivio con un surplus di produzione, senza la cooperazione al taglio dell’estrazione da parte dei Paesi non membri, a cominciare dalla Russia. Oggi, sui mercati asiatici i future sul Light crude Wti cedono 12 cent a 47,91 dollari e quelli sul Brent scendono di 15 cent a 48,97 dollari.

Euro in leggero rialzo sul dollaro: all’apertura dei principali mercati valutari del Vecchio continente la moneta unica europea viene scambiata con il biglietto verde a 1,0638 da 1,0617 di ieri. Lo spread tra i Btp decennali e i corrispettivi Bund tedeschi torna in area 180 punti base, con il rendimento dei titoli italiani al 2,06%.

Sul fronte macro si segnala il calo del Pmi manifatturiero in Germania: 54,4 punti rispetto ai 55 di ottobre, che era stato il miglior risultato degli ultimi 33 mesi. A livello di Eurozona, l’indicatore è invece in miglioramento a 53,7 punti. Ogni lettura sopra la soglia di 50 punti indica una espansione economica. L’indice composito sale invece a 54,1 dai 53,3 punti di ottobre, record degli ultimi 11 mesi. Dagli Stati Uniti si attendono ordinativi, beni durevoli, indice dei prezzi delle case, vendite di nuove case, sussidi di disoccupazione e fiducia delle famiglie calcolata dall’Università del Michigan.

Ieri sera Wall Street ha chiuso nuovamente in rialzo, alimentando il rally iniziato dopo l’elezione di Trump (al netto di un contraccolpo sui mercati durato lo spazio di una seduta): il Dow Jones Industrial ha segnato un progresso dello 0,35% portandosi per la prima volta sopra la soglia di 19mila punti e il Nasdaq dello 0,33% a 5.386 punti. Stamane, le Borse asiatiche hanno trattato in debole rialzo in attesa delle decisioni della Fed sui tassi – in arrivo a metà dicembre – per le quali gli analisti danno ormai per certo il rialzo: conferme in questo senso si aspettano dalle minute in pubblicazione oggi. Seul è in crescita dello 0,2%, mentre Hong Kong è sulla parità. In terreno negativo Shanghai che perde lo 0,2%. La Borsa giapponese oggi è chiusa per la festività del lavoro.

Infine, le quotazioni dell’oro sono in lieve recupero sui mercati asiatici. Il lingotto con consegna immediata avanza a 1214 dollari l’oncia rispetto ai 1.212 della vigilia. Nei giorni scorsi il prezzo dell’oro era sceso fino a 1.202 dollari l’oncia.