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Borse contrastate, Madrid in netto rialzo guardando al voto anticipato

Ott 30, 2017

MILANO – Le Borse europee ripartono in lieve calo con l’eccezione di Madrid che digerisce positivamente la decisione del governo di Madrid di assumere i poteri sulla Catalogna dopo avere destituito gli attuali vertici politici e indire nuove elezioni per il prossimo 21 dicembre. Milano apre in rialzo dello 0,08%, Francoforte dello 0,07%, Londra cede lo 0,14% e Parigi lo 0,08%. Per la piazza finanziaria iberica invece l’avvio è molto tonico: l’Ibex35 sale dell’1,1%.

Gli occhi del mercato sono però tutti rivolti verso gli Stati Uniti. È attesa per i prossimi giorni la comunicazione ufficiale da parte del presidente Usa Donald Trump della scelta per il nuovo presidente della Fed, con le chance di una riconferma di Janet Yellen che si assottigliano sempre di più. A restare in corsa sono con ogni probabilità soltanto Jerome Powell e John Taylor.

Chiusura in sostanziale parità per Tokyo, in attesa di nuove indicazioni dalle trimestrali. L’indice Nikkei termina con un +0,01% a 22.011,67 punti. Sul mercato valutario lo yen si apprezza sul dollaro e sull’euro, mentre la valuta europea è sostanzialmente stabile sulla divisa Usa, con il cambio a 1,1613.

Lo spread è in calo dopo la decisione di Standard & Poor’s comunicata venerdì sera di alzare il rating dell’Italia a ‘BBB/A-2’ con outlook stabile da ‘BBB-/A-3’ con outlook stabile. In giornata in programma l’asta del tesoro di Ccteu e btp a 5 e 10 anni fino a 7,5 miliardi.

Sul fronte macroeconomico, in Germania le vendite al dettaglio hanno segnato a settembre un aumento dello 0,5% rispetto ad agosto, quando erano scese dello 0,2% (dato rivisto al rialzo dal precedente -0,4%). Su base annua, quindi nei confronti di settembre 2016, le vendite sono salite del 4,1%. Gli analisti si aspettavano un aumento dello 0,7% su base mensile e del 3% su base annua. IN mattinata, sempre dalla Germania, in arrivo il dato sull’inflazione a ottobre. Tra i dati attesi, dalla Spagna l’inflazione a ottobre e i prezzi alla produzione nel terzo trimestre, dall’Eurozona gli indici di fiducia economica, industria, servizi e consumatori a ottobre, dagli Stati Uniti deflatore consumi, redditi famiglie e spesa per consumi a settembre.

L’annuncio dei giorni da parte dell’Arabia Saudita dell’intenzione di mantenere i tagli alla produzione oltre marzo 2018 quando scadrà l’accordo Opec mantiene a livelli record il Brent: il greggio del mare del Nord passa di mano a 60,49 dollari al barile mentre i contratti sul greggio Wti guadagnano 5 centesimi a 53,95 dollari al barile. Deboli le quotazioni dell’oro con gli investitori che restano in attesa delle decisioni sui nuovi vertici della Fed: il lingotto con consegna immediata perde lo 0,2% passa di mano a 1.271 dollari l’oncia.

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