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Boom di investimenti da Tokyo

Nov 21, 2016

Negli ultimi due anni il mercato dell’M&A tra Italia e Giappone si vivacizzato sia in quantit di operazioni sia per dimensioni: l’Italia balzata nelle prime posizioni come destinazione degli investimenti esteri giapponesi. Nei primi nove mesi di quest’anno, il nostro Paese risulta al terzo posto per valore delle transazioni (3,1 miliardi di dollari) e 13 per numero di transazioni (10). Dal 2010 ci sono state 71 acquisizioni giapponesi in Italia e otto operazioni in direzione contraria. Sono cifre che Isao Okubo, managing director di GCA Corporation, ha illustrato nel corso del recente seminario svoltosi all’Istituto italiano di cultura di Tokyo – con il supporto dell’Associazione Italo-giapponese di diritto comparato – intitolato “Business Law in Italy and Japan between Past and Present”, che ha fatto il punto su problemi e prospettive dell’M&A (sar replicato il 14 dicembre presso lo studio Pavia & Ansaldo di Milano).

Un anno di transizioni.

L’anno scorso aveva visto proprio in Italia le maggiori operazioni all’estero mai effettuate da alcuni grandi gruppi giapponesi, come Hitachi (con l’acquisto di AnsaldoBreda e della quota principale in Ansaldo STS; operazione poi contestata dal fondo americano Elliott, tutt’ora ai ferri corti con il colosso nipponico) e Mitsubishi Electric (che ha rilevato DeLclima). Il 2016 si aperto con l’appariscente conquista della Peroni da parte del gruppo Asahi, nell’ambito dei disinvestimenti di SAB Miller necessari per ottenere l’ok Antitrust alla fusione con AB InBev e della volont del gruppo giapponese di accelerare l’espansione all’estero. Altri accordi hanno riguardato per lo pi settori industriali in cui la Corporate Japan intende radicare la sua presenza manifatturiera europea. La Kito Corp. sbarcata in Europa con una attivit produttiva rilevando la Weissenfels Tech Chain, fabbrica di catene da sollevamento di Tarvisio finita in gravi difficolt. Daikin Industries, leader nella refrigerazione, ha acquisito un punto d’appoggio stabile nel vecchio continente con l’acquisizione della Zanotti di Pegognaga per circa 95 milioni di euro. Seiko Epson ha conquistato la Fratelli Robustelli di Como, specializzata nella produzione di macchine industriali per la stampa su tessuto.

Nel settore della componentistica per auto, Topy Industries ha raggiunto un accordo di alleanza nel capitale con MW Italia. Nidec Corp. che ha ampie attivit nel nostro Paese dopo una serie di acquisizioni, ha ulteriormente rafforzato la sua presenza con l’acquisizione della parmense ECE, produttrice di elevatori professionali per l’edilizia e l’industria, che fa seguito a quelle del 2015 delle venete EMG Elettromeccanica e FIVE Motori elettrici. Sono operazioni generalmente benvolute, in quanto in vari casi rappresentano una occasione di salvaguardia dell’occupazione, a volte con potenzialit di incremento dell’attivit e degli addetti.

Italia-Giappone, aumentano le fusioni cross-border

Un buon segnale.

C’ un incremento di interesse nei confronti di imprese del nostro tessuto produttivo – osserva Stefano Bianchi, managing partner di Pavia & Ansaldo – tra l’altro il Giappone sta gradualmente cambiando sotto vari profili e le acquisizioni di aziende nipponiche dall’estero appaiono meno rare e pi possibili. Ci sono le premesse per ulteriori fasi di investimento, non necessariamente unidirezionali. Mi pare un ottimo segnale per l’Italia il crescente interesse giapponese per le opportunit di investimento, in settori diversificati – afferma Adriano Villa, da 30 anni in Giappone per il medesimo studio legale. – Abbiamo in corso due o tre operazioni che potrebbero chiudersi presto. Certo, in un momento in cui neanche gli italiani investono nel loro Paese, non ci si pu aspettare che nessuno abbia mai dei problemi: alcuni episodi di investimento hanno avuto un successo relativo, ma in generale, dal mio osservatorio, ho constatato che non abbiamo avuto a che fare con investimenti andati male. Villa cita come esempio particolarmente positivo quello del gruppo Toray, che dopo una grande acquisizione di estremo successo come Alcantara, negli ultimi 2-3 anni ha effettuato altri tre investimenti diretti nel settore della chimica e dei nuovi materiali.

Le problematiche.

A volte alcuni potenziali deal non si realizzano per sfasature e incomprensioni nella tempistica. Le decisioni nelle aziende giapponesi vengono prese top-down, il che finisce per richiedere tempo, anche molto tempo – osserva Akiko Sueoka, partner dello studio legale Mori Hamada & Matsumoto, specializzato nella consulenza in M&A cross-border – recentemente il processo di decision-making sta un po’ cambiando, ma qui in genere si pensa che la fretta sia cattiva consigliera.

C’ una sorta di protezione che gli studi legali giapponesi hanno nei confronti dei loro clienti – osserva l’avvocato Guido Broglio di Pavia & Ansaldo – se delegassero di pi una serie di incombenze ad avvocati del Paese in cui l’acquisizione viene effettuata, come facciamo noi quando ci occupiamo di acquisizioni all’estero, il risultato sarebbe migliore. Spesso ci si trova a confrontarsi prima con lo studio legale che assiste il cliente giapponese e poi con il cliente stesso: passaggi che complicano la situazione. Sarebbe pi agile un passaggio pi diretto di comunicazione.

Il convegno di Tokyo ha approfondito temi di interesse comune sia dal punto di vista teorico-accademico sia da quello pratico. Abbiamo messo a confronto i sistemi legali-commerciali di due Paesi distanti con culture diverse – conclude Villa – alla fine, anche sul piano legale, sono pi le similitudini che le differenze. Il messaggio, allora, che i giapponesi che investono in Italia si troveranno a proprio agio una volta capiti i parametri dell’investimento nel nostro Paese. La stessa cosa vale per gli italiani. Del resto, l’evento si tenuto nell’ambito delle celebrazioni per i 150 anni del “Trattato di amicizia e commercio” che avvi le relazioni ufficiali tra i due Paesi. E ha reso omaggio ad Alessandro Paternostro (1852-1899), professore di diritto all’Universit di Palermo che divenne consigliere giuridico del ministero della Giustizia di Tokyo e contribu validamente allo sviluppo della legislazione giapponese.

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