• 9 Agosto 2026 15:44

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BMW taglia 8.000 posti di lavoro: il piano contro la crisi

Ago 9, 2026

Più forte della crisi BMW lo è stata per anni. Mentre le connazionali Porsche, Mercedes e Volkswagen annunciavano dei tagli al personale, il gruppo bavarese reggeva il colpo e rilanciava le ambizioni. Ma il peso della transizione ecologica e della nuova concorrenza, soprattutto quella proveniente dall’Oriente, si fa ora sentire. Entro la fine del 2027 – fanno sapere le ultime voci – dovrebbero sparire circa 8.000 posti di lavoro nel mondo, pari a poco più del 5% dell’organico complessivo, con il grosso del ridimensionamento che andrà a colpire la Germania. Andiamo a vedere come si è arrivati a questo punto e cosa bisogna aspettarsi nei prossimi mesi.

Come funzionerà il piano

Piuttosto che ricorrere ai licenziamenti forzati, BMW preferirebbe sfruttare pensionamenti e contratti a termine lasciati scadere, così come un programma di uscite volontarie concordato con i rappresentanti dei lavoratori. Il piano dovrebbe prendere il via nell’ottobre 2026 e continuare fino alla conclusione del 2027, rivolgendosi ai dipendenti tedeschi esclusi dalla produzione diretta, in particolare agli addetti all’amministrazione, alla ricerca, allo sviluppo e all’organizzazione aziendale, oltre ai dirigenti. Gli operai presenti sulle linee di montaggio non verranno coinvolti: BMW vuole alleggerire la struttura aziendale, senza ridurre la capacità dei propri stabilimenti.

L’adesione rimarrà facoltativa e l’importo delle buonuscite varierà in base allo stipendio e all’anzianità di servizio. Il conto sarà comunque salato, visto che già nel 2026 il costruttore dovrebbe stanziare una cifra nell’ordine delle centinaia di milioni di euro. Molto dipenderà dal numero di persone disposte ad accettare l’offerta.

La Germania pagherà il prezzo più alto

Sui circa 154.000 dipendenti del gruppo, 84.000 lavorano in Germania, dove verrà applicato il programma di uscite volontarie. La maggior parte degli 8.000 posti dovrebbe quindi sparire nel mercato di casa e il quartier generale di Monaco appare particolarmente esposto, perché ospita sia gli uffici amministrativi sia una parte importante delle attività di ricerca e sviluppo.

Il ridimensionamento era nell’aria già da giugno, quando il nuovo amministratore delegato Milan Nedeljkovic aveva annunciato un’accelerazione delle misure necessarie a contenere i costi. Nello stesso periodo BMW aveva rivisto al ribasso le previsioni economiche per il 2026, ammettendo risultati inferiori alle attese soprattutto in Cina.

Il mercato cinese ha garantito per anni guadagni importanti ai marchi premium tedeschi, ma adesso attraversa una fase molto diversa. La domanda rallenta, i produttori locali acquistano forza e la guerra dei prezzi rende complicato mantenere gli stessi margini. Ai problemi provenienti dalla Cina si aggiungono i dazi statunitensi e gli enormi investimenti richiesti per sviluppare auto elettriche, batterie e software.

Il confronto con Volkswagen

Volkswagen, Mercedes e Porsche hanno già avviato ristrutturazioni ben più pesanti. BMW conserva per ora una posizione migliore, tanto da escludere dal piano gli stabilimenti e gli operai addetti alla produzione. Ma il significato degli 8.000 posti cancellati rimane evidente: neppure il costruttore tedesco che aveva reagito meglio alla crisi può più permettersi di restare a guardare. Intervenire oggi dovrebbe evitargli di dover adottare misure ancora più dolorose domani.

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