• 4 Maggio 2026 14:37

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Auto usate, i modelli che non perdono valore nel tempo

Mag 4, 2026

Quando ci si siede per la prima volta al posto di guida di un’auto nuova, l’odore della plastica intonsa e la lucentezza della carrozzeria evocano sensazioni che poco hanno a che fare con la logica. Ammettiamolo: la scelta di un’auto è spesso un affare di pancia o di cuore, influenzata da una tradizione di famiglia, dall’estetica o dalla fiducia verso un venditore storico. Tuttavia, una volta spento l’entusiasmo iniziale, emerge un fattore economico silenzioso ma determinante, capace di pesare più di qualunque sconto ottenuto in fase di acquisto: la tenuta del valore.

La bussola del mercato: il valore residuo

In un mondo dove ogni veicolo usato racconta una storia a sé — fatta di chilometri percorsi, manutenzioni certificate e piccoli segni del tempo — esiste una bussola che orienta venditori e acquirenti: il Valore Residuo. Questo dato, non è una semplice cifra, ma una percentuale calcolata sul prezzo di listino attualizzato all’inflazione.

È un calcolo meticoloso che trasforma l’astratto in concreto. Moltiplicando il VR% per il listino originale, si ottiene il valore di un’auto in condizioni ottimali con una percorrenza standard (tra i 10 e i 20 mila chilometri annui). Da qui inizia la “quotazione personalizzata”: ogni optional qualificante, come un sistema di infotainment superiore o interni in pelle pregiata, aggiunge un tassello al prezzo finale, proprio come ogni chilometro in eccesso ne sottrae una parte. Bisogna però distinguere tra due realtà: il valore di acquisto (quanto il concessionario offre per il ritiro, al netto dei costi di ripristino) e quello di vendita al pubblico.

I campioni dei 48 mesi

Dopo quattro anni di vita, un periodo che spesso coincide con il termine dei noleggi a lungo termine, il mercato dell’usato emette i suoi primi verdetti. In media, il valore residuo si attesta intorno al 57,08%, ma ci sono modelli che sembrano ignorare le leggi della svalutazione.

In cima alla lista svetta la Toyota Land Cruiser, capace di conservare un incredibile 74,76% del suo valore. Non è sola in questa resistenza: icone della sportività e del lusso come la Subaru BRZ (74,66%), la Porsche Macan (73,25%) e l’intramontabile Mercedes Classe G (73,04%) confermano che la rarità e il prestigio del marchio sono scudi formidabili contro il tempo.

Eppure, tra giganti e supercar, compaiono outsider inaspettati del mass market: la Hyundai i10 e la Fiat Panda Cross riescono a mantenere quotazioni vicine al 70%, dimostrando che la praticità e l’apprezzamento del pubblico possono valere quanto un blasone nobile.

Il miracolo Suzuki Jimny

Se il traguardo dei 48 mesi è indicativo, quello dei 72 mesi (sei anni) è dove avvengono i fatti più sorprendenti, in un territorio dominato dagli scambi tra privati. Qui, il valore medio di mercato scende al 47,07%, ma alcuni modelli compiono dei veri “miracoli” finanziari.

Il caso più clamoroso è senza dubbio quello della Suzuki Jimny quarta serie. Un esemplare del 2020, in ottime condizioni, può valere oggi l’84,86% del suo prezzo di listino attualizzato. In termini quantitativi, è come se il tempo per questo piccolo fuoristrada si fosse fermato: il suo proprietario potrebbe rivenderlo oggi a una cifra quasi identica a quella pagata sei anni fa. Accanto a lei, resistono con vigore la Ford Mustang (69,60%) e la Volkswagen Polo (68,49%), insieme a oggetti di culto come la Mazda MX-5 e la Porsche 911.

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