• 23 Ottobre 2026 11:39

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Auto e moto d’epoca, solo in Italia 20 milioni di appassionati

Ott 23, 2026

Basta fare un giro tra i padiglioni della Fiera di Bologna per capire che il motorismo storico, da queste parti, non è un hobby per pochi nostalgici. Da giovedì 22 a sabato 25 ottobre è in scena Auto e Moto d’Epoca 2026, la rassegna che ogni anno raduna collezionisti, restauratori, curiosi e famiglie intere con la passione per le quattro e le due ruote di una volta.

E a rendere l’idea della portata del fenomeno ci sono i numeri diffusi dalla Fiva, la federazione mondiale che riunisce le associazioni di veicoli storici: in Italia le persone che si dichiarano appassionate o interessate sono circa 20 milioni, su una popolazione di 60.

Un fenomeno tutto italiano

A raccontarlo è stato il presidente di Fiva, Alberto Scuro, che alla fiera bolognese continua i festeggiamenti per i 60 anni dalla fondazione dell’organizzazione.

Oggi la federazione raccoglie le associazioni di appassionati di 71 Paesi e, ha ricordato Scuro, resta l’unica a rilasciare un certificato per la circolazione dei veicoli storici valido in tutto il mondo. Un dato che spiega bene perché, per chi viaggia con una vecchia gloria, la tessera Fiva sia quasi un passaporto.

Il quadro, però, non è solo italiano. Secondo il presidente, l’interesse per il motorismo storico sta crescendo parecchio anche in Cina, mentre il lavoro svolto per rafforzare la presenza della federazione in Nord America comincia a dare i suoi frutti. Scuro ha poi sottolineato un aspetto meno scontato: prendersi cura di un mezzo d’epoca può diventare uno strumento di inclusione.

Esistono progetti che coinvolgono persone con disabilità o sconosciuti che non parlano nemmeno la stessa lingua, perché lavorare insieme su un motore, sbagliando e imparando, aiuta a collaborare e a conoscersi. Grande attenzione anche ai giovani, destinati a ereditare questo patrimonio: per avvicinarli, e per rispondere alla loro sensibilità ambientale, la federazione lavora sulla riduzione delle emissioni attraverso i biocarburanti.

Oltre 5.000 veicoli a Bologna

Quanto al colpo d’occhio, la fiera non delude. Sono più di 5.000 i veicoli esposti nei 13 padiglioni, dai più moderni mezzi usciti dalla Motor Valley alle auto che hanno popolato l’immaginario degli appassionati per generazioni.

A catturare lo sguardo appena si entra è la mostra “Icons of Speed”, con 12 vetture che raccontano l’evoluzione tecnica e sportiva delle gare di durata, come la 24 Ore di Le Mans, attraverso modelli storici di marchi come Porsche, Bentley e Lancia.

Poi ci sono i pezzi che fanno brillare gli occhi ai più romantici: la Honda RC211V guidata da Valentino Rossi in persona, la Ferrari 348 TB per sempre legata ad Ayrton Senna, la Miura SV appartenuta a Ferruccio Lamborghini e il veterano della rassegna, una De Dion-Bouton Type V del 1904.

Tra una vetrina e l’altra trovano spazio anche ricambi, modellismo e collezionismo, per chi viene a caccia di quel pezzo introvabile o di un ricordo da portare a casa.

Si parla anche di futuro dell’auto italiana

All’inaugurazione non si è parlato solo di passato. Andrea Pontremoli, amministratore delegato di Dallara e presidente dell’associazione Motor Valley Development, ha descritto la Motor Valley come un modo di vivere, quello di ingegneri che dopo il lavoro continuano a discutere di motori a tavola, magari davanti a un risotto, fino a tarda notte.

Trasformare tutto questo in turismo, con i clienti che arrivano per vedere cosa si fa e come, rappresenta secondo lui un enorme vantaggio competitivo.

Da qui la sua ricetta per il futuro del settore: pochi modelli, ma rappresentativi, su cui concentrare il meglio di ciò che l’Italia sa fare. Inseguire i costruttori cinesi sul terreno dell’elettrico, ha avvertito, sarebbe una scelta suicida. Un’opinione netta, che farà discutere, ma che dà il senso di quanto la memoria dei motori e il loro domani, tra queste mura, siano due facce della stessa storia.

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