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Amatrice, tra gli angeli delle macerie e della speranza

Ago 26, 2016

AMATRICE – Gli angeli di Amatrice sono coloro che scavano tra le macerie, che consegnano i medicinali in moto enduro, che fanno giocare i bambini, che montano le tende, distribuiscono pasti o prestano il primo soccorso. Incontriamo i vigili del fuoco mentre escono stanchi da quel centro storico raso al suolo, hanno lavorato da giorni, succedendosi in varie squadre, prima salvando i vivi, adesso cercando di recuperare i morti. “Non c’ pi nessuna speranza – mi dicono nel pomeriggio due pompieri pieni di polvere – la cittadina stata resa al suolo, come se fosse stata bombardata, sotto le macerie ci sono solo morti”. Le bombe, per, non sono venute dal cielo, ma dalla terra. “Mi trovavo all’Aquila sotto le macerie e ancora assistiamo a morti e devastazione”, dice Antonio Moretti, sismotettonico dell’Universit dell’Aquila, che aveva lanciato l’allarme sulla dorsale appenninica e ora si dice preoccupato per altre localit a rischio della dorsale appenninica. Quali? Gli chiediamo: “Innanzitutto Sulmona e la Calabria”.

Tralasciamo la descrizione tecnica di come si forma un terremoto sulla dorsale appenninica, ma il professore ci rende chiaro un concetto, bisogna piantarla con la visione medievalistica del destino: “Anche i borghi antichi potrebbero essere rinforzati con criteri antisismici”. Allora non crollerebbero?, chiediamo speranzosi. “Non crollerebbero del tutto, sicuramente ci sarebbero meno vittime”. Arrivano i parenti, ancor dopo due giorni dal sisma, una ragazza non si rassegna, vuole almeno piangere e seppellire i suoi morti, spiega al vigile del fuoco che l sotto c’ ancora la sorella e il cognato, possibile che non siano stati individuati? S magari, speriamo noi, qualche cane avr fiutato quello che ormai sono corpi senza vita.

Gi i cani, gli angeli alle volte hanno anche quattro zampe, man mano che passano le ore diventa anche per loro difficile identificare le vittime sepolte molto in profondit. Fabio dell’unit cinofila del soccorso alpino speleologico di Amatrice ci spiega che il suo labrador “addestrato per ricerca in superfice e valanga ma che viene impegnato per le macerie. Il cane abbaia quando fiuta qualcosa, il mio ha fatto segnalazioni e movimenti che mi ha fatto pensare che sotto c’era qualcuno ed era cos. Il nostro compito soccorrere e recuperare, ma questa volta purtroppo stato solo recuperare”.

Al di fuori del centro storico off limits, la vita continua malgrado tutto. C’ la Croce Rossa che distribuisce i farmaci e il primo soccorso, c’ la protezione civile che coordina tutto e costruisce tendopoli con tanto di canali di scolo di ghiaia. C’ Annalisa del telefono azzurro, milanese, arrivata qui per fare giocare i bambini. “Attraverso l’attivit ludica cerchiamo di far superare ai pi piccoli il trauma, parlano spesso di quello che successo. Hanno bisogno di sfogarsi attraverso la corsa e anche la lotta”. Ci sono anche le forze dell’ordine, che pattugliano ci che resta di Amatrice con il loro servizio antisciacallaggio.

Ci sono poi i centauri, quelli delle moto enduro, che riescono con le due ruote a scavalcare le macerie dove altri mezzi non possono arrivare, attraversando i paesi, portando medicinali, ma anche viveri e conforto come ci racconta Giovanni Caciotti “un signore anziano forse uno scrittore mi ha regalato un libro, una sua opera, come ringraziamento perch gli avevamo portato dello zucchero”. Ci sono poi i volontari, i ragazzi del paese che si rimboccano le maniche, il sindaco Sergio Pirozzi, coach nella vita professionale e anche qui durante queste ore drammatiche, Don Cesare che cerca di dare un po’ di conforto religioso. impossibile nominarli tutti, ma di certo tutti fanno il possibile perch si ritorni alla normalit, quella normalit spazzata via da una scossa di magnitudo 6 in una notte di fine estate.

Il crollo, il dolore, le testimonianze

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