• 13 Maggio 2026 14:05

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Addio alle pioniere di Tesla, stop per le Model S e Model X

Mag 13, 2026

Il 10 maggio 2026, l’aria all’interno della fabbrica Tesla di Fremont, in California, aveva un sapore diverso dal solito. Non era solo il calore sprigionato dalle presse o il ronzio familiare dei robot di assemblaggio: era il peso del silenzio che stava per calare su due linee produttive storiche. Pochi giorni fa, gli ultimi esemplari di Model S e Model X sono scivolati fuori dai cancelli dello stabilimento, fissati per sempre negli scatti fotografici che i dipendenti hanno condiviso con orgoglio e nostalgia sulla piattaforma X.

Fine di un’epoca

Per capire quale capitolo sia concluso, bisogna riavvolgere il nastro fino al 2012. Quando la Model S entrò in produzione di grande serie, il mondo dell’auto guardava con scetticismo all’elettrico. Tesla però non stava costruendo solo una vettura, perché stava cercando di designare un nuovo paradigma. Sotto la guida tecnica di Peter Rawlinson — un veterano dell’ingegneria che aveva affinato il suo talento in Jaguar e Ruf prima di approdare alla corte di Elon Musk — la Model S impose standard che avrebbero costretto l’intera industria a inseguire: autonomia senza precedenti, prestazioni da supercar e, soprattutto, l’idea che l’auto fosse un oggetto guidato dal software.

Il terremoto causato da queste due ammiraglie fu avvertito con particolare violenza a Wolfsburg, la stella polare del colosso Volkswagen. Si racconta che Martin Winterkorn, l’allora CEO del Gruppo VW, fosse rimasto così colpito (o forse spaventato) da ordinare l’acquisto di tre Model S. Non voleva solo guidarle, ma voleva smontarle. Dopo test intensivi e un’analisi millimetrica dei componenti, Winterkorn si rivolse ai suoi ingegneri con parole che oggi suonano come un’ammissione di sconfitta e, al tempo stesso, uno stimolo brutale: Un’auto del genere me la sarei aspettata da voi“.

La fascinazione tedesca per la creatura di Musk arrivò persino ai vertici più alti del potere. Ferdinand Piëch, leggendario patriarca di VW, nel 2013 si concesse una prova su strada al volante di una Model S nera. Quel giro di prova non fu una semplice curiosità: i rapporti dell’epoca suggeriscono che Piëch avesse iniziato a sondare seriamente la possibilità di acquisire Tesla o di entrarvi come socio di maggioranza. Musk, tuttavia, scelse la strada dell’indipendenza, una scommessa che col tempo avrebbe portato alla nascita di Model 3 e Model Y, i modelli di volume che proprio su Model S e X avevano costruito il loro successo d’immagine.

Si chiude il sipario senza eredi

Oggi, però, il sipario si chiude senza un bis. Tesla ha confermato che l’intero inventario statunitense è ormai esaurito e che non sono previsti eredi diretti per le due ammiraglie. Fremont non resterà vuota, ma la sua missione sta per cambiare radicalmente. Laddove venivano assemblati i pacchi batteria e le portiere “Falcon Wing” della Model X, presto prenderà vita una nuova forma di intelligenza artificiale: il robot umanoide Optimus.

L’uscita di scena di Model S e Model X segna una metamorfosi profonda per il marchio. Elon Musk ha già tracciato la rotta, vedendo il futuro non più solo nelle auto di lusso, ma in un ecosistema dominato da robotaxi a guida autonoma. È la fine di un’era che ha cambiato per sempre il modo in cui percepiamo il trasporto, un addio silenzioso che lascia spazio a una nuova, incerta ed elettrizzante frontiera tecnologica.

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