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Partite di calcio, ma anche altri eventi sportivi, film e serie tv. Tutto trasmesso illegalmente da siti con server all’estero, situati nei Paesi dell’Est. Si chiama “Free Football” l’operazione che ha permesso di oscurare 114 siti internet
di Andrea Biondi
13 settembre 2019

4′ di lettura
Partite di calcio, ma anche altri eventi sportivi, film e serie tv. Tutto trasmesso illegalmente da siti con server all’estero, situati nei Paesi dell’Est. Si chiama “Free Football” l’operazione – sviluppata dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Brescia congiuntamente al Nucleo Speciale Tutel Privacy e Frodi Tecnologiche della Guardia di Finanza di Roma, coordinata dalla Procura della Repubblica di Brescia – che ha permesso di oscurare 114 siti internet.
Un maxi-blocco, se si guarda al numero, che è però anche indicativo di un fenomeno dalle dimensioni allarmanti, contro cui, da parte loro, anche la Lega Serie A guidata dal presidente Gaetano Miccichè e dall’ad Luigi De Siervo, come i licenziatari dei diritti audiovisivi per il massimo campionato, Sky e Dazn, hanno deciso di dar battaglia senza quartiere. Del resto, il costo dei diritti (la Serie A ottiene dalla vendita dei diritti tv in Italia 973 milioni annui più bonus da Sky e Dazn per il 2018-21) unitamente a un mercato della pay tv che non cresce anche a causa della crisi economica che non molla la presa, non permette di lasciar correre un fenomeno come quello della pirateria che va a colpire in profondità il mondo dell’audiovisivo.
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In questo specifico caso a intervenire è stata la Gdf con un’attività propria. Un intervento né facile, né immediato: le Fiamme Gialle sono partite la scorsa primavera, da aprile in poi. Insomma nel momento di massimo richiamo per i pirati del web, con l’entrata nel vivo delle competizioni europee. Da lì si è arrivati nel corso dei mesi all’individuazione dei siti pirata che operavano in violazione del copyright. Alcuni richiedevano il download di specifici software. E questo, per esempio, ha tecnicamente portato ad allungare i tempi, essendo necessarie attività particolari e computer senza i blocchi imposti per le dotazioni nel pubblico.
Uno dopo l’altro, però, i 114 siti sono venuti all’attenzione della Gdf che ha portato a termine l’indagine notificando a settembre agli Internet Service Provider (Isp) operanti in Italia un decreto di sequestro preventivo per tutti i domini coinvolti. Si tratta perlopiù di siti che guadagnavano dalla pubblicità, con spot riguardanti attività dell’Est Europa. In alcuni di questi siti l’attività si foraggiava anche con abbonamenti. «In particolare – si legge nel comunicato della Guardia di Finanza che ieri ha reso nota l’operazione – è stato accertato che venivano offerti contenuti “pirata” sia in modalità “streaming live” cioè in diretta, che in modalità “streaming on demand”, quindi, a richiesta degli interessati». Tutti i siti, continua poi la nota della Gdf, «riportavano veri e propri palinsesti organizzati, di immediata e facile accessibilità per gli utenti, per facilitare la scelta del programma preferito».