AGI – In Italia aprire un’attività di tatuaggio o piercing è diventato sempre più spesso anche una scelta imprenditoriale: in meno di dieci anni le imprese del settore sono passate da 3.695 a 9.614, con quasi 6mila attività in più e una crescita del 160%. E’ quanto emerge dall’analisi condotta da Unioncamere-InfoCamere sui dati del Registro delle Imprese delle Camere di commercio, che fotografa l’evoluzione del settore tra giugno 2017 e giugno 2026.
La crescita riguarda tutte le regioni italiane, anche se con intensità diverse.
La classifica delle Regioni
La Lombardia è al primo posto per numero di imprese, con 1.873 attività, seguita da Lazio (983), Veneto (909), Piemonte (856) e Toscana (852).
A guidare la crescita percentuale nel periodo è invece la Sardegna, dove le imprese sono passate da 45 a 177, con un aumento del 293%. Seguono Puglia (+245%), Sicilia (+243%) e Campania (+223%).
Roma, la prima tra le città
Tra i comuni con il maggior numero di imprese c’è Roma, con 440 imprese, 264 in più rispetto alle 176 del 2017, pari a una crescita del 150%.
Seguono Torino con 296, Milano con 180, Firenze con 137, Genova con 95, Bologna con 108, Napoli con 90, Verona con 72, Brescia con 71 e Bari con 74. Nel complesso, tutte le dieci città della graduatoria hanno aumentato il numero delle imprese rispetto al 2017.
Ma è soprattutto guardando alla velocità della crescita che emergono differenze significative tra le città.
Bari registra l’incremento più elevato della Top 10, passando da 10 a 74 imprese, con una crescita del 640%. Seguono Brescia, che passa da 19 a 71 attività (+273,7%), Genova, da 28 a 95 (+239,3%), e Verona, da 21 a 72 (+242,9%). Anche Torino, con 296 imprese rispetto alle 109 del 2017, cresce del 171,6%, mentre Firenze passa da 52 a 137 (+163,5%).
Il settore femminile
La fotografia del settore mostra anche una forte presenza femminile. Al 30 giugno 2026 sono 4.334 le imprese femminili, pari al 45,1% del totale: quasi una su due. Le imprese giovanili sono invece 3.752, il 39% delle attività del settore.
Cambia, nel frattempo, anche la distribuzione per età dei titolari delle imprese individuali. Gli under 30 rappresentano oggi il 18,1%, contro il 25,5% del 2017, mentre gli over 50 passano dal 4,5% al 10,7%. La fascia tra i 30 e i 50 anni resta nettamente maggioritaria e raccoglie il 71,2% dei titolari, sostanzialmente in linea con il 70% registrato nel 2017.