• 10 Ottobre 2026 13:48

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Morta a Milano nel rogo di una casa popolare, il quartiere di Niguarda chiede giustizia

Ott 10, 2026

AGI – Il primo punto di caduta nella vita di Maria Rosa, detta Rosi, è stato una decina di anni fa quando le acque del Seveso si impadronirono delle strade del quartiere Niguarda. Rosi scivolò nel diluvio, si sgretolò l’anca e iniziò a essere tormentata da pensieri fitti e bui. Lavorava alla mensa dell’ospedale poco lontano da dove viveva, un bel mestiere che le piaceva, a contatto con la gente.

Dopo non ci tornò perché non si sentiva più salda sulle gambe. Dall’ospedale cercarono di aiutarla offrendole una mansione da scrivania dove avrebbe potuto stare seduta, ma lei non sapeva né leggere né scrivere. Era nata a Torre Annunziata e il suo accento, racconta chi l’ha conosciuta, non aveva mai scordato le origini.

La morte nell’appartamento di via Demonte

È morta a 75 anni nel salotto di una casa popolare in via Demonte, a Niguarda, domenica 4 ottobre, intossicata dai fumi di un incendio provocato da un corto circuito dovuto alla presenza di una delle tre bombole d’ossigeno che sostenevano i suoi polmoni deboli.

 

 

Un incidente, sì, ma che si poteva evitare secondo i cittadini del quartiere che hanno promosso la petizione “Giustizia per Rosi”. Nella raccolta firme denunciano “lo stato di abbandono in cui è stata lasciata dalle istituzioni una donna allettata, ricevendo appena un’ora di assistenza al giorno”, l’assenza di un dispositivo salvavita nell’alloggio di edilizia sociale e la mancanza di idranti nel palazzo.

E vogliono che si conosca la sua storia perché credono che si potesse fare di più non solo per lei ma anche per chi è come lei.

La solidarietà del quartiere

A Niguarda, dove vivono 36mila persone, il senso della comunità è forte per tradizione. “I poveri qui danno da mangiare ai poveri”, sintetizza Franca Minuti, che è stata più di un’amica per Rosi e che incontriamo mentre aiuta a consegnare i pasti alle persone bisognose.

“Questa è la chat ‘Friends of Maria Rosa’ – mostra sul telefono -. Qui noi volontari ci coordinavamo per passare da lei e darle una mano”.

“Le nostre case davano sullo stesso cortile. Rosi stava sempre con la sigaretta in bocca e aveva un carattere, eh”, racconta Franca.

Solitudine, depressione e difficoltà economiche

“Non era un tipo facile. Dopo la perdita del lavoro, le colleghe si erano allontanate, qualche amica l’aveva abbandonata, era rimasta sola, depressa e con pochi soldi.

La pensione sociale arrivò a 67 anni, poca roba.

“‘Mi metto scuorno’ mi diceva all’inizio quando le lasciavo una moneta per le sigarette o altro. Si vergognava”.

Il Covid e il peggioramento delle condizioni di salute

Il secondo punto di caduta di Rosi è stato il Covid. “Stava male ma non voleva andare in ospedale, alla fine ce la portarono con un Tso e capitarono ancora altri Tso negli anni successivi”.

A un certo punto “non si sdraiava più, passava le giornate a dondolarsi su una sdraio in legno e per respirare aveva bisogno dell’ossigeno”.

L’assistenza ricevuta negli ultimi mesi

Negli ultimi due mesi “il Comune le mandava a casa per 70 minuti al mattino una persona che si occupava della sua igiene personale e tutti i giorni c’era una signora di Milano Ristorazione che le portava il pranzo, tranne al sabato e alla domenica”.

Non abbastanza per una donna non più autosufficiente, sostengono le persone che la conoscevano.

Gli ultimi giorni di vita

Franca rivive gli ultimi tempi. “È stata per quattro mesi immobile sulla sedia. Io la vedevo peggiorare sempre di più, il decadimento era totale, aveva cambiato volto, non mangiava. Venerdì Gloria, una delle amiche che le dava una mano, ha chiamato la custode sociale che ha provato a convincerla ad andare in ospedale.

È arrivata la sua dottoressa e ha insistito anche lei per il ricovero. Ma niente, non voleva”. Sabato sera Franca vede per l’ultima volta Rosi. “Sono andata a farle l’aerosol, l’ho cambiata da sdraiata, non riusciva ad alzarsi”.

Il tragico incendio

Domenica: “Ero a casa con la mia famiglia, aspettavamo mio fratello. Ci mettiamo a tavola. Telefona la mia vicina di casa che vede un fumo bianco uscire da un palazzo. E se fosse la casa di Rosi?”. Franca e suo fratello si precipitano nell’appartamento, la chiamano per nome “dentro a un buio nero e allucinante”.

 

 

Rosi non risponde, è stata uccisa da un cortocircuito. I vigili del fuoco riferiscono che “sono state rinvenute tre bombole di ossigeno sanitario di cui una coinvolta nelle fiamme”.

Il ricordo di un’amica

A Franca Minuti mancheranno “la sigaretta sulla panchina nel cortile, le confidenze sul passato che mi faceva nel suo modo burbero, le battute sconce in napoletano che facevano arrabbiare tutti ma a me facevano ridere”.

 

 

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