Torna prepotentemente d’attualità il futuro di Maserati, e questa volta le indiscrezioni sembrano avvicinarsi sempre di più a un accordo concreto. La Casa del Tridente starebbe finalizzando una partnership industriale con due colossi cinesi, Huawei e Jac Motors, un’intesa che potrebbe ridisegnare completamente il futuro prossimo del marchio modenese, oggi alle prese con numeri di vendita ben lontani dai fasti del passato.
Partnership con Huawei e Jac
Secondo le fonti che arrivano dalla Cina, l’accordo potrebbe prevedere una divisione dei compiti piuttosto precisa tra i tre partner coinvolti. A Jac Motors spetterebbe la progettazione e la costruzione delle vetture, sfruttando la propria fabbrica Maextro; a Huawei toccherebbe invece la parte relativa alla piattaforma elettrica, al software e al cockpit digitale, attraverso l’ecosistema Harmony Intelligent Mobility; Maserati, dal canto suo, si occuperebbe della definizione dello stile e della gestione delle vendite sui canali internazionali, mantenendo così il controllo sull’identità del brand.
Una strategia a doppio marchio che punta a conciliare esigenze molto diverse tra loro: le stesse vetture, infatti, sarebbero vendute come Maextro in Cina, brand di lusso della galassia Jac, e come Maserati in tutto il resto del mondo. Un compromesso che permetterebbe al Tridente di accedere a tecnologie all’avanguardia senza dover sostenere da sola i costi di sviluppo, in un momento in cui il marchio ha consegnato meno di 8.000 vetture nell’ultimo anno.
Nuove elettriche in arrivo
Al centro dell’operazione ci sarebbero due nuovi modelli di segmento E, entrambi completamente elettrici: una grande SUV, che andrebbe idealmente a raccogliere l’eredità della Levante, e una filante granturismo. Le indiscrezioni erano già emerse in primavera, ma assumono oggi un peso diverso alla luce dell’imminente piano industriale dedicato esclusivamente a Maserati, che l’amministratore delegato di Stellantis Antonio Filosa presenterà nel corso dell’Investor Day di dicembre a Modena.
Per contenere i costi senza rinunciare alla qualità costruttiva tipica del marchio, Maserati punterebbe a un modello di esportazione Semi Knocked Down: le scocche bianche, cioè i telai non ancora verniciati, verrebbero prodotte presso lo stabilimento Jac di Hefei, in Cina, per poi essere spedite in Italia dove avverrebbe l’assemblaggio finale, comprensivo di verniciatura e allestimento degli interni.
E il range extender?
Un capitolo ancora tutto da chiarire riguarda l’eventuale adozione della tecnologia range extender, già presente su altri modelli della galassia Jac-Huawei come il Maextro V800, equipaggiato con un motore a benzina 1.5 turbo utilizzato esclusivamente per ricaricare la batteria durante la marcia. Una soluzione che permetterebbe di superare l’ansia da autonomia tipica dell’elettrico puro, ma che al momento non risulta confermata per le future Maserati, complice anche una strategia di elettrificazione che, secondo diversi osservatori, era stata anticipata troppo rispetto alla reale domanda della clientela di riferimento del Tridente.
La manodopera resta in Italia
Un aspetto che sembra invece già delineato con maggiore chiarezza riguarda il destino occupazionale degli stabilimenti italiani. Un accordo di questo tipo, secondo gli osservatori del settore, potrebbe avere un impatto positivo sui ritmi di produzione degli impianti di Cassino e Modena, dove tradizionalmente vengono realizzati i modelli del marchio. L’assemblaggio finale delle vetture, comprensivo di verniciatura e installazione degli interni, resterebbe infatti saldamente in territorio italiano, un dettaglio non da poco per un marchio che ha sempre fatto della propria italianità un elemento identitario imprescindibile.
Va detto che l’operazione Huawei-Jac rappresenta soltanto un tassello di un disegno più ampio che coinvolge l’intero gruppo Stellantis, già protagonista nel corso del 2026 di accordi di collaborazione produttiva con altri partner cinesi come Leapmotor e Dongfeng, nell’ambito di un piano strategico da 60 miliardi di euro che si estende fino al 2030. Resta ora da capire quali saranno i dettagli definitivi dell’intesa, che secondo le fonti coinvolte nel dossier avrebbe già superato la maggior parte degli ostacoli, con l’obiettivo dichiarato di rendere l’intera operazione pienamente operativa entro il 2027.