• 12 Settembre 2026 10:11

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Italia in vetta per furti d’auto in Europa, i trucchi più usati e come proteggersi

Set 12, 2026

Il furto d’auto sta cambiando volto, e non in meglio. Dal report semestrale “Recovery Pulse H1 2026” di LoJack Italia, società del gruppo CalAmp specializzata nel recupero dei veicoli rubati, emerge un quadro che conferma l’Italia come il Paese europeo con il maggior numero di furti d’auto, davanti a Francia, Regno Unito, Spagna e Germania. Un primato scomodo che si accompagna a una trasformazione profonda delle tecniche utilizzate dai criminali.

I furti sono diventati digitali

Il dato più significativo che emerge dallo studio riguarda il progressivo abbandono dei metodi tradizionali di effrazione a favore di strumenti sempre più sofisticati. La criminalità organizzata si affida ora a strumenti elettronici avanzati, capaci di sbloccare e avviare un veicolo in pochissimi minuti senza lasciare alcun segno visibile.

Come ha spiegato Massimo Braga, vicepresidente e amministratore delegato di LoJack Italia, i ladri utilizzano strumenti per accedere ai veicoli attraverso i sistemi di assistenti alla guida e centraline, per sottrarre sia l’intero mezzo sia componenti di valore. Una descrizione che fotografa bene quanto il confronto tra criminalità e sicurezza automotive si sia ormai spostato quasi interamente sul terreno tecnologico, con i malviventi capaci di sfruttare falle nei sistemi keyless o nelle centraline elettroniche per bypassare le protezioni originali del veicolo.

I SUV rimangono i più ricercati

Guardando alla tipologia di veicoli maggiormente colpiti, i numeri raccontano una tendenza ormai consolidata. I SUV rappresentano il 60% dei veicoli recuperati, confermando una tendenza legata alla crescente domanda sul mercato nero di componenti e alla successiva rivendita dei mezzi, anche all’estero. Nel segmento dei SUV i marchi più recuperati sono stati Toyota, Peugeot e Bmw, mentre considerando il totale dei veicoli le marche più frequentemente ritrovate sono Toyota, Fiat e Mercedes-Benz.

Dal punto di vista geografico, il fenomeno non colpisce in modo uniforme tutto il territorio nazionale. La maggior parte dei recuperi si concentra nelle regioni maggiormente colpite dal fenomeno. In testa c’è la Campania, seguita da Puglia, Lazio, Lombardia e Piemonte: nelle cinque regioni si è concentrato l’88% dei ritrovamenti effettuati nel primo semestre. Una concentrazione che conferma come il fenomeno resti fortemente legato a specifiche filiere criminali radicate sul territorio, più che a una diffusione omogenea su scala nazionale.

Il percorso dopo il furto

Una volta sottratto, il destino del veicolo si divide sostanzialmente in due filoni. Da un lato c’è il mercato nero dei ricambi, che assorbe soprattutto le componenti più richieste dei SUV, smontati rapidamente in officine clandestine per rifornire una domanda di pezzi di ricambio sempre meno controllata. Dall’altro lato resta attiva la strada dell’esportazione, con veicoli avviati verso i mercati nordafricani o dell’Europa dell’Est prima ancora che le forze dell’ordine riescano a intercettarli, un rischio concreto se la denuncia di furto non viene presentata tempestivamente.

Il fenomeno, va detto, non riguarda solo l’Italia: negli Stati Uniti nel 2024 sono stati registrati circa 851.000 casi, mentre in Brasile si è arrivati a 350.000, con dinamiche che, seppur diverse per contesto e violenza, condividono lo stesso filo conduttore tecnologico: puntare sulle vulnerabilità elettroniche dei veicoli piuttosto che sulla forza bruta.

Per gli automobilisti italiani, la fotografia che emerge da questi dati suggerisce alcune accortezze concrete: dotare il proprio veicolo di sistemi di localizzazione satellitare, prestare attenzione a dove si parcheggia, specialmente nelle regioni più esposte al fenomeno, e soprattutto denunciare immediatamente il furto, dato che le prime ore restano quelle decisive per aumentare concretamente le possibilità di ritrovare la propria auto prima che finisca cannibalizzata o instradata verso i mercati esteri.

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