AGI – Cinquant’anni di attività professionale e fiscale messi in discussione da una virgola che un sistema informatico non sarebbe in grado di riconoscere la sua identità. È questo il paradosso burocratico denunciato da Antonio La Guardia, farmacista a Scanzano Jonico (Matera) dal 1975, che sostiene di aver perso il proprio codice fiscale storico in seguito all’allineamento dei dati anagrafici nei sistemi digitali della pubblica amministrazione.
Una vicenda che, secondo quanto riferisce all’AGI il farmacista, ha coinvolto il Comune, il Ministero dell’Interno e l’Agenzia delle Entrate e che è stata infine portata, attraverso una Pec, all’attenzione della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Lo ‘scambio’ d’identità
Tutto ha inizio nel 1975: il nome completo del farmacista all’anagrafe era ‘Antonio Pompeo’, mentre il codice fiscale gli sarebbe stato attribuito considerando soltanto il primo nome, ‘Antonio’. Con quel codice, racconta La Guardia, ha aperto la farmacia, esercitato la professione, versato contributi e pagato imposte per circa mezzo secolo. Nel 2013 La Guardia decide di regolarizzare la discrepanza facendo ricorso all’articolo 36 del d.P.R. 396/2000 e dichiarando di voler utilizzare il nome nella forma ‘Antonio, Pompeo’, con una virgola a separare i due nomi. Una scelta finalizzata, secondo la sua ricostruzione, a mantenere il codice fiscale utilizzato fin dall’inizio della sua attività.
Il problema sarebbe emerso successivamente con il passaggio dei dati all’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (Anpr) nel 2021, come appurato dal Ministero dell’Interno. Secondo quanto denunciato dal farmacista, al momento dell’inserimento dei dati il sistema informatico non avrebbe accettato la virgola presente nel nome. Per superare il blocco, sostiene La Guardia, il Comune di Scanzano Jonico non è riuscito nell’intento perché il sistema digitale non rilevava il segno di interpunzione, trasformandolo di fatto in ‘Antonio Pompeo’. Una modifica apparentemente minima, ma che avrebbe avuto una conseguenza rilevante: il sistema avrebbe ricalcolato l’identificazione fiscale considerando entrambi i nomi e determinando la variazione del codice fiscale utilizzato dal farmacista per decenni. La Guardia afferma che la correlazione tra il passaggio informatico e la variazione del codice sarebbe stata riconosciuta anche in interlocuzioni con il Ministero dell’Interno.
Problemi anche per l’attività
La situazione, racconta il farmacista, è diventata particolarmente critica ad agosto, quando l’Agenzia delle Entrate di Matera gli avrebbe comunicato la necessità di utilizzare il nuovo codice fiscale. In caso contrario, sostiene La Guardia, sarebbe diventato impossibile effettuare regolarmente gli adempimenti tributari, compresi quelli relativi all’attività della farmacia. Di fronte al rischio di una paralisi operativa, il farmacista dice di essere stato costretto ad adeguarsi e a comunicare rapidamente il nuovo codice ai propri interlocutori commerciali. “Ho lavorato, pagato tasse e contributi con lo stesso codice fiscale per cinquant’anni – denuncia La Guardia – trovo inaccettabile che tutta la mia storia professionale possa essere messa in discussione perché un sistema informatico non riesce a gestire una virgola”.
L’appello alle istituzioni
Il farmacista sostiene che, pur essendo stata individuata l’origine informatica della vicenda, dal Ministero dell’Interno gli sarebbe stata prospettata la necessità di “ricostruire l’anagrafica originaria” per recuperare il codice fiscale. Una soluzione che La Guardia contesta, ritenendo di trovarsi davanti a un rimpallo di competenze tra amministrazioni per un problema che, a suo giudizio, non è stato provocato dal cittadino. Per questo ha deciso di rivolgersi anche alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con una comunicazione formale, chiedendo un intervento sul caso. “Non può essere il cittadino a pagare le conseguenze di un’incompatibilità tra sistemi informatici della pubblica amministrazione – afferma La Guardia – Qui non si tratta soltanto di correggere un dato: dietro quel codice fiscale ci sono cinquant’anni di attività, rapporti con fornitori, amministrazioni, fisco e sistema sanitario”.
Il caso solleva così una questione più ampia sul processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione e sulla gestione delle anomalie nei dati storici: quando l’informazione registrata negli archivi e quella accettata dai nuovi sistemi non coincidono, il rischio è che un problema apparentemente tecnico produca conseguenze concrete sulla vita e sull’attività economica dei cittadini. La Guardia ora chiede che le amministrazioni coinvolte individuino una soluzione che consenta di ripristinare la posizione precedente senza scaricare sul titolare della farmacia gli effetti della discordanza informatica. “Non chiedo un privilegio – conclude – chiedo semplicemente che venga riconosciuta e preservata un’identità fiscale con la quale lo Stato stesso mi ha identificato per mezzo secolo”.