• 23 Agosto 2026 15:17

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Abbassi la radio quando cerchi parcheggio? C’è un motivo

Ago 23, 2026

A prima vista, è inutile abbassare la radio durante un parcheggio, se la musica non copre gli specchietti e non cambia le dimensioni dell’auto. Eppure, la mano cerca il comando del volume proprio quando lo spazio si fa stretto, come se per vedere meglio fosse necessario sentire meno. Senza risolvere la manovra, il gesto toglie al cervello un impegno del quale in quel momento preferirebbe evitare.

Perché abbassiamo la radio durante il parcheggio

La guida quotidiana è piena di azioni eseguite quasi senza pensarci, almeno finché la strada rimane familiare e intorno non accade nulla di particolare. Davanti a un parcheggio complicato il meccanismo si inceppa, perché bisogna tornare a ragionare sulla traiettoria e capire se l’auto riuscirà davvero a entrare. La canzone ascoltata continua a occupare una parte delle risorse mentali, anche senza la volontà di seguirla.

Simon Lilburn e Philip Smith, psicologi dell’Università di Melbourne, hanno affrontato la questione partendo dai limiti della nostra capacità di concentrazione: gli occhi continuano a vedere e le orecchie a sentire, ma dare un significato a tutto ciò che arriva richiede un lavoro ulteriore. Il problema emerge soprattutto quando due attività pretendono uno sforzo nello stesso momento.

In un tratto tranquillo la radio può rimanere accesa senza creare particolari difficoltà, tanto che a volte una canzone finisce senza essere stata ascoltata davvero. La situazione cambia se il testo torna in primo piano mentre il conducente cerca di capire quanto spazio rimane tra la propria vettura e quella parcheggiata accanto. Abbassare il volume rende più facile lasciare perdere la canzone e occuparsi della manovra.

Lilburn e Smith hanno usato l’immagine di una freccia dalla lunghezza fissa, orientata in misura diversa verso la vista o l’udito. Di fronte a un compito visivo più difficile, una parte maggiore dell’attenzione si sposta verso ciò che appare davanti agli occhi. La radio abbassata accompagna una scelta che il cervello aveva già cominciato a fare.

Qualcosa di simile accade quando si cerca un indirizzo lungo una strada sconosciuta. I numeri sui palazzi non diventano più leggibili nel silenzio, però una voce proveniente dalle casse può disturbare la ricerca, soprattutto se sta raccontando qualcosa di interessante. Anche una conversazione tende a fermarsi durante il parcheggio e spesso riprende appena l’auto è sistemata.

La prova al simulatore

Nel 2016, alla conferenza annuale della British Psychological Society, vennero presentati i risultati di un test condotto su 36 persone al volante di un simulatore. Tutti ascoltavano un bollettino sul traffico, ma a metà dei partecipanti era stato affidato un compito semplice: riconoscere il momento in cui cambiava la voce. Gli altri dovevano seguire le notizie riferite a una strada precisa.

Durante la prova appariva ai margini della carreggiata una figura insolita, raffigurante un elefante oppure un gorilla. Nel gruppo impegnato a cercare informazioni precise nel bollettino la notò appena il 23% dei partecipanti, mentre tra quelli sottoposti alla richiesta più facile la percentuale raggiunse il 71%. L’ascolto più impegnativo ebbe effetti pure sulla condotta al volante: i partecipanti rispettarono meno i segnali e mostrarono tempi di reazione peggiori, a conferma di quanto una voce possa sottrarre attenzione alla strada anche se proviene da una radio e non richiede di distogliere lo sguardo.

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