AGI – Federacciai – Federazione Imprese Siderurgiche Italiane – ha presentato la manifestazione di interesse per gli stabilimenti ex Ilva, attualmente gestiti da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. La manifestazione è stata sottoscritta, oltre che da Federacciai, da 14 imprese associate: ABS Acciaierie Bertoli Safau, Acciaieria Arvedi, Acciaierie Venete, Advanced Steel Solutions (Gruppo Asonext), AFV Acciaierie Beltrame, Alfa Acciai, Compagnia Siderurgica Italiana, Duferco Travi e Profilati, Feralpi Siderurgica, Ferriera Valsabbia, Lucchini RS Holding, Marcegaglia Carbon Steel, O.R.I. Martin e Rubiera Special Steel.
Che cosa succede adesso
La manifestazione di interesse fa seguito, costituendone l’evoluzione, all’incontro che gli acciaieri italiani, presenti anche i vertici di Confindustria e di Federmeccanica, hanno avuto con il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, e alla riunione che il consiglio della stessa Federacciai ha tenuto sul tema il 10 agosto. Già il confronto con il ministro al Mimit aveva dato segnali positivi circa la partecipazione italiana all’ex Ilva.
“Abbiamo ottenuto una risposta particolarmente importante e significativa”, disse sull’ex Ilva il ministro Urso nel question time alla Camera del 5 scorso. “Come ha detto il presidente Orsini e confermato il presidente di Federacciai Gozzi, a seguito del tavolo presso il Mimit giudicato da loro serio e proficuo, ci sono le condizioni”, rilevò in quella sede Urso, “per valutare la possibilità di realizzare una cordata italiana promossa dal sistema industriale italiano per fare una sua proposta che consenta il salvataggio e il rilancio della produzione siderurgica a Taranto e negli stabilimenti dell’Ilva. Questo, ove fosse possibile, si aggiungerà alla proposta che Jindal ha deciso di aggiornare tenendo conto della decisione della Corte di Appello”.
Il decreto e la fermata dell’area a caldo
Si tratta del decreto che dispone la fermata dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto: cokerie, altiforni e acciaierie.
Il mandato di Federacciai
Il 10, dopo il consiglio di Federacciai, il presidente Gozzi ha dichiarato: “Siamo in campo. Adesso si tratta di verificare l’esistenza delle condizioni abilitanti. Lo faremo con il Governo italiano nei prossimi giorni”. Prima di Ferragosto, infatti, il consiglio dell’associazione diede mandato allo stesso Gozzi “di trasmettere agli enti competenti, in nome e per conto di un gruppo di aziende che hanno già manifestato il proprio interesse a partecipare all’iniziativa, e di quelle che potrebbero aggregarsi nei prossimi giorni, una manifestazione di interesse subordinata alla verifica di una serie di condizioni abilitanti, necessarie a consentire l’intervento industriale”.
La cordata degli acciaieri italiani
Adesso è la prima volta da quando si è aperta la gara per riportare l’ex Ilva sul mercato dopo la gestione della multinazionale ArcelorMittal, chiusasi a febbraio del 2024 con il ricorso all’amministrazione straordinaria e la nomina dei commissari da parte del Mimit, che si profila la possibilità di un’offerta organica da parte di una cordata di acciaieri italiani. Sinora, dinanzi ai due bandi lanciati dai commissari di Acciaierie d’Italia a luglio 2024 e ad agosto 2025, dal fronte nazionale erano venute solo singole manifestazioni di interesse e per specifici impianti, come, per esempio, il gruppo Marcegaglia, fattosi avanti per l’impianto di Racconigi, a Cuneo, che produce tubi utilizzando la materia prima fornita dal siderurgico di Taranto.
L’area a freddo e gli investimenti
“Le condizioni abilitanti sono multiple”, ha dichiarato Gozzi giorni fa, “nel senso che riguardano la perimetrazione e gli altri aspetti. Noi ci occuperemmo di tutti gli impianti esclusi quelli fermati dal decreto della Corte d’Appello di Milano”. L’area a freddo, ha puntualizzato Gozzi, “sarà l’oggetto della manifestazione di interesse e del nostro impegno. Che poi, in prospettiva, si possa pensare a un forno elettrico, è nella natura industriale delle cose. Prendere 4-5 milioni di tonnellate da mercati di approvvigionamento esterni non è una buona operazione industriale. Oggi le bramme ci sono, ma domani potrebbero non esserci. Quindi oggi ci occupiamo solo di quella parte”, ovvero l’area a freddo di Taranto, a valle di quella a caldo fatta da altiforni e acciaierie. Area a freddo che comunque necessita di investimenti e ripristini per tornare a funzionare.
Le manovre verso fine ottobre
Intanto, il clou delle manovre della fermata dell’ex Ilva si avrà nei 20-30 giorni che precedono la fine di ottobre. Verrà predisposto un piano ad hoc che verrà comunicato al ministero dell’Ambiente e alle istituzioni. Oltre a intervenire sull’altoforno 2 e sull’acciaieria 2 ora in marcia, si interverrà anche sugli altiforni 1 e 4 che, pur non producendo attualmente, hanno tuttavia i cowpers in preriscaldo e l’alimentazione dei gas in corso. Andranno quindi svuotate e inertizzate le tubazioni.