Altri cinque giorni e avrebbe compiuto 37 anni. La morte di Hayden Panettiere è stata confermata domenica 16 agosto dalla famiglia attraverso il suo rappresentante e, al momento, non è dato conoscerne le cause. Maggiori informazioni potranno arrivare nei prossimi giorni dalla Polizia e dall’ufficio del coroner, impegnati negli accertamenti. Resta la tristezza per la prematura perdita di un’attrice diventata famosa in tutto il mondo grazie a Heroes, dove nel 2007 interpretava Claire Bennet. Non aveva ancora festeggiato i 18 anni e già poteva permettersi di guidare una Porsche Cayenne S del 2004 usata, come ci tenne lei a precisare in un’intervista.
Un V8 da 340 CV
Qualche mese dopo la Porsche le era già venuta a noia, almeno per un motivo: attirava troppo l’attenzione. Panettiere raccontò a GQ di voler passare a una Toyota Prius, meno vistosa della sua Cayenne color Merlot. A 18 anni i paparazzi le stavano già alle calcagna e un’auto vistosa facilitava loro il lavoro. Di discreto, dopotutto, la macchina tedesca aveva ben poco.
Nel 2004 era uno dei SUV più prestazionali in circolazione e portava con sé un V8 aspirato da 4,5 litri capace di 340 CV e 420 Nm di coppia. Oltre due tonnellate da mettere in movimento, eppure i 100 km/h li raggiungeva da ferma in circa sette secondi, mentre la velocità massima superava i 240 km/h. La trazione era integrale permanente, abbinata a un cambio automatico Tiptronic S a sei rapporti, soluzione adatta a scaricare sull’asfalto la generosa coppia del V8.
All’inizio la Cayenne suscitò il malumore di alcuni appassionati Porsche. Grande e con cinque porte, il SUV aveva ben poco di che spartire con l’immagine costruita dalla Casa tedesca fino ad allora. Nel 2002 arrivò comunque sul mercato e i risultati commerciali diedero ragione ai produttori: la acquistarono in massa, trasformandola in uno dei modelli di punta della gamma.
Successo da giovanissima
Alla ribalta Hayden Panettiere era salita ancora prima. Che ci sapesse fare davanti alla telecamera se ne accorsero i produttori de Il sapore della vittoria, i quali la scritturarono, appena 11enne, accanto a Denzel Washington. Il salto di categoria arrivò con Heroes: Claire Bennet poteva sopravvivere a ferite normalmente fatali e diventò uno dei personaggi simbolo della serie.
Finita l’esperienza, Panettiere se ne restò tutto fuorché con le mani in mano. In Nashville prestò il volto a Juliette Barnes, una cantante country dalla vita piuttosto movimentata, e la critica le riconobbe due candidature ai Golden Globe. Intanto, era apparsa pure in Scream 4 sotto le sembianze di Kirby Reed e nello stesso ruolo sarebbe tornata dodici anni più tardi.
Ogni tanto usciva anche dal set. Il microfono lo conosceva bene, sia per il doppiaggio sia per la musica, spingendosi fino a incidere diversi brani durante gli anni di Nashville, e nel 2026 prese carta e penna per raccontarsi in This Is Me: A Reckoning, la sua autobiografia. Alla Cayenne mancava la dote che aveva cominciato ad apprezzare più di tutte: dare poco nell’occhio. Il color Merlot non aiutava e i paparazzi avevano ormai imparato a riconoscere la sua macchina, spingendola a pensare a una Toyota Prius come sostituta.