• 16 Agosto 2026 23:45

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Che auto guidava Pippo Baudo, la prima finì subito dal carrozziere

Ago 16, 2026

Esordio bagnato, esordio fortunato? Il primo contatto di Pippo Baudo con le automobili non fu dei migliori. Ancor prima di ritirare la sua prima auto, una Fiat 500, trovò il modo di fare un incidente, quando gli rimanevano da pagare 36 rate. A fargli uno scherzo furono le gambe, che sul palcoscenico gli permettevano di dominare la scena con i suoi 190 cm di altezza, ma che diventavano d’intralcio nell’abitacolo, dove provava a stare come poteva. Appena seduto, il piede gli scivolò nella pedaliera, mandando la macchina contro una sbarra del salone. L’aveva appena comprata ed era già dal carrozziere, ma a risolvere la faccenda pensò il direttore della filiale, che autorizzò la riparazione a spese di Fiat.

La stessa Cinquina accompagnò Baudo nei primi tempi a Roma, in cui era arrivato nel 1959 con l’intenzione di farsi largo nel panorama televisivo. In ricordo del conduttore, Rai 1 propone domenica 16 agosto alle 21.30 Stasera… Pippo Baudo, uno speciale costruito attraverso le immagini della sua lunga carriera sullo schermo. Ma appena approdato nella Capitale era soltanto un ragazzo, convinto che un’auto gli sarebbe servita a darsi un tono, nonostante entrare nella 500 fosse una fatica immane.

Amava le utilitarie nonostante l’altezza

Lo sfortunato approccio alla sua prima auto non allontanò il futuro Superpippo dalle utilitarie. In un’intervista all’Automobile, raccontava nel 1990 di usare perlopiù una Peugeot 205 e di tenere una vecchia Mini Minor in campagna, entrambe vetture poco adatte a un gigante. Appena acquistava un’utilitaria chiedeva di allungare le guide del sedile, peccato che ci fosse poco da fare sulla Mini, definita “un’altra tortura” dallo stesso presentatore.

Sulla Peugeot 205 riusciva almeno a guidare personalmente e nei viaggi lunghi preferiva affidarsi alla maggiore comodità di una Mercedes. Nei rientri a Catania lo aspettava invece un Maggiolone dalla data di nascita ormai difficile da stabilire, al quale si era aggiunta una Lancia Thema. A Baudo interessava poco correre e il gusto di sfrecciare in Ferrari lo lasciava volentieri a Mike Bongiorno. Il collega si vantava di coprire in quattro ore il tragitto da Milano a Roma e Pippo lo punzecchiava fingendosi sorpreso: “Così tanto?”. Preferiva viaggiare comodo, senza prendere il tempo da un casello all’altro.

Perché aveva rinunciato al piacere delle auto sportive

A un certo punto Baudo aveva mollato la guida in città e si faceva portare in giro dal segretario-autista. Tanto valeva sfruttare il tragitto per sbrigare qualche faccenda, visto che nel traffico la sua distrazione poteva giocargli brutti scherzi e anche sulle sportive aveva ormai messo una croce sopra: sulle vetture basse non sapeva dove sistemare le gambe e finiva, come raccontava lui, “con il volante in bocca”. La Ferrari poteva pure rimanere un sogno per gli altri.

In famiglia avevano imparato a non fidarsi troppo delle strade siciliane e sulla Balilla a quattro marce del padre tenevano otto gomme. Sembravano persino troppe per coprire i pochi chilometri fino al paese della nonna, eppure durante uno di quei viaggi riuscirono a bucarle tutte. Esaurite anche loro, proseguirono sui cerchioni fino a casa, raccontava Bauda col tono di un piccolo dramma familiare.

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