• 31 Luglio 2026 16:49

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Taglio accise diesel, il caso esplode: il Codacons denuncia sconti mai arrivati

Lug 31, 2026

Nella serata del 28 luglio 2026, il Governo italiano ha ufficializzato un nuovo intervento per mitigare la pressione sui costi energetici, disponendo un taglio delle accise sul gasolio valido fino al 6 agosto. Un provvedimento atteso con ansia da milioni di cittadini e autotrasportatori, ma che si è scontrato quasi immediatamente con una realtà operativa estremamente travagliata. Tra ritardi tecnici e problemi di comunicazione, l’applicazione del “prezzo scontato” è apparsa fin da subito a macchia di leopardo, sollevando un’ondata di polemiche che ha coinvolto istituzioni, associazioni di categoria e distributori. Il Codacons non è stato a guardare e ha denunciato le irregolarità.

La promessa mancata

Secondo le disposizioni governative, il calo del prezzo del diesel alla pompa avrebbe dovuto attestarsi sui 17 centesimi di euro al litro, IVA compresa. Tuttavia, i dati raccolti sul campo dipingono uno scenario ben diverso. Nei primi tre giorni di vigenza dello “sconto”, il calo medio nazionale si è fermato a 11,9 centesimi, lasciando gran parte del beneficio teorico bloccato lungo la filiera.

La situazione appare ancora più critica se si analizza la rete autostradale, dove il prezzo del gasolio è sceso in media di appena 8,6 centesimi, meno della metà di quanto previsto dal decreto. A peggiorare il quadro per i consumatori contribuisce il fatto che la benzina, esclusa dall’ultimo provvedimento di taglio, ha continuato a subire rincari costanti, rendendo vana ogni speranza di risparmio complessivo per chi possiede un parco auto misto.

La mappa dei disagi: l’Italia divisa dagli sconti

L’analisi condotta dal Codacons evidenzia profonde differenze regionali nella ricezione del provvedimento. La Campania si attesta come la regione meno virtuosa, con un ribasso medio di soli 6,6 centesimi al litro. Seguono Basilicata e Molise, dove i prezzi sono scesi rispettivamente di 9,3 e 9,5 centesimi. Sul fronte opposto, i tagli più consistenti (seppur incompleti) si sono registrati in Friuli Venezia Giulia e Liguria, dove il diesel è calato di circa 13 centesimi.

Questa frammentazione ha spinto il Codacons a depositare un esposto formale alla Procura della Repubblica di Roma e all’Antitrust, ipotizzando reati di truffa aggravata e speculazione. L’obiettivo è far luce su una filiera che sembra assorbire i benefici fiscali prima che questi possano raggiungere il consumatore finale.

Tra crisi internazionale e controlli della Finanza

Il contesto globale non aiuta. Le nuove tensioni in Medio Oriente e il blocco delle esportazioni dalla Russia hanno spinto le quotazioni del petrolio (Brent) nuovamente sopra i 90 dollari al barile. Questo rialzo delle materie prime sta agendo come una “spugna”, assorbendo l’effetto del taglio delle imposte proprio mentre le grandi compagnie (come Eni, IP e Q8) ritoccano verso l’alto i listini consigliati.

Al 30 luglio 2026, i prezzi medi nazionali in modalità self-service si attestano a 1,989 euro/litro per la benzina e 2,066 per il gasolio. I dati elaborati mostrano punte ancora più alte per il servito, con il gasolio che tocca punte medie di 2,223 euro/litro.

Di fronte a questa situazione, si è mosso il Garante per la sorveglianza dei prezzi, noto come Mr Prezzi. Un’analisi su oltre 20.000 impianti ha rivelato che il 12,3% dei distributori ha mantenuto i listini invariati rispetto al periodo precedente allo sconto, mentre il 3,4% li ha addirittura aumentati. L’elenco dei distributori sospetti è già al vaglio della Guardia di Finanza, che dovrà verificare se i ritardi siano dovuti a giacenze di magazzino o a manovre speculative. Dal canto loro, i gestori si difendono, scaricando le responsabilità sui soggetti a monte della filiera che determinano il prezzo del prodotto immesso al consumo.

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