• 31 Luglio 2026 10:20

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Ducati, le cinque moto più importanti nei cento anni di storia del marchio italiano

Lug 31, 2026

Ducati è oggi uno dei nomi più riconoscibili nel panorama motociclistico mondiale. In quasi un secolo di storia, il marchio di Borgo Panigale ha costruito la propria identità attraverso soluzioni tecniche innovative, successi sportivi entrati nella memoria collettiva e, ovviamente, modelli capaci di diventare oggetti del desiderio per generazioni di appassionati.

Per festeggiare l’anno del centenario, abbiamo scelto cinque moto che, secondo la nostra valutazione, hanno segnato passaggi decisivi nell’evoluzione del marchio. La classifica è inevitabilmente soggettiva e lascia fuori altre protagoniste, ma ripercorre le Ducati che più hanno contribuito a definirne l’immagine.

Ducati 125 GP Desmo, l’origine della desmodromica

Progettata da Fabio Taglioni, Ducati 125 GP Desmo rappresentò un punto di svolta nella storia della Casa di Borgo Panigale. Presentata nel 1956, fu la prima Ducati equipaggiata con distribuzione desmodromica e introdusse uno schema trialbero nel quale un albero comandava la chiusura delle valvole e gli altri due ne gestivano l’apertura. Una soluzione complessa, sviluppata per superare i limiti delle molle dell’epoca agli alti regimi.

Il monocilindrico quattro tempi di 124,6 cc, realizzato in lega leggera, arrivava a circa 19 CV a 13.000 giri/min, ma poteva raggiungere anche i 15.000 giri. Il telaio era un monoculla sdoppiata in tubi d’acciaio al cromo-molibdeno, mentre il peso dichiarato era di 94 kg. La velocità massima sfiorava i 190 km/h, un valore rilevante anche dopo il divieto delle carenature integrali introdotto nel 1957.

Ufficio Stampa DucatiDucati 125 GP Desmo vinse il GP di Svezia pochi mesi dopo il debutto

L’esordio avvenne il 17 giugno 1956 a Cesena, seguito un mese più tardi dalla vittoria nel Gran Premio di Svezia. Ducati dominò diverse gare nel 1958, arrivando a occupare le prime cinque posizioni nel Gran Premio delle Nazioni a Monza, ma mancò il titolo mondiale. Più dei risultati, Ducati 125 GP Desmo lasciò un’eredità tecnica destinata a durare: da quel progetto nacque il legame tra il marchio e la distribuzione desmodromica.

Ducati Scrambler, la polivalente nata per gli Stati Uniti

Ducati Scrambler nacque nel 1962 su richiesta di Berliner, importatore del marchio negli Stati Uniti d’America, in un periodo in cui il fenomeno delle scrambler iniziava a diffondersi anche in Europa.

La prima generazione derivava dalla famiglia dei motori a “carter stretti” ed era pensata come una moto polivalente, utilizzabile sia su strada sia sui percorsi sterrati. Inizialmente fu proposta soprattutto nella cilindrata di 250 cc, con cambio a quattro marce, pneumatici tassellati e scarico libero.

Nel 1968 arrivò una seconda generazione, costruita attorno al monocilindrico a “carter larghi” e caratterizzata da un’identità stilistica più definita. Il serbatoio con guance cromate e il motore lasciato in evidenza contribuirono a rendere il modello immediatamente riconoscibile.

La gamma comprendeva le cilindrate di 250, 350 e 450 cc, con potenze comprese tra 25 e 27 CV e velocità massime dichiarate tra 120 e 135 km/h.

iStockDucati Scrambler 450 adottava il serbatoio con guance cromate e un’impostazione adatta anche allo sterrato

La produzione proseguì fino al 1975, dopo oltre 30.000 esemplari venduti. Nel corso degli anni furono introdotti il cambio a cinque rapporti, l’accensione elettronica e, su richiesta, la testata desmodromica. Il successo commerciale e la capacità di interpretare un modo più libero e informale di vivere la moto hanno reso Scrambler uno dei modelli più rappresentativi della storia stradale di Ducati.

Ducati 851, l’inizio dell’era Desmoquattro

Ducati 851 nacque in una fase di profondo rinnovamento per la Casa di Borgo Panigale. Dopo l’acquisizione da parte di Cagiva nel 1985, i fratelli Castiglioni decisero di rilanciare il marchio con una sportiva moderna, capace di confrontarsi con le concorrenti giapponesi.

Il progetto, affidato a Massimo Bordi, prevedeva un bicilindrico a L con quattro valvole per cilindro, distribuzione desmodromica, raffreddamento a liquido e iniezione elettronica.

La prima applicazione arrivò nel 1986 su un prototipo da 748 cc, sviluppato sulla base di Ducati 750 F1 e schierato al Bol d’Or. Il motore raggiunse circa 100 CV, dimostrando subito prestazioni superiori rispetto al precedente due valvole. Dopo ulteriori sviluppi e la vittoria di Marco Lucchinelli nella Battle of the Twins a Daytona nel 1987, la cilindrata salì a 851 cc e il progetto entrò nella produzione di serie.

Ufficio Stampa DucatiDucati 851 aprì la nuova era tecnica delle sportive di Borgo Panigale e dei successi in Superbike

Presentata nel 1987 e commercializzata dal 1988, Ducati 851 inaugurò la famiglia Desmoquattro e pose le basi per le successive 888 e 916. La versione stradale erogava oltre 100 CV e utilizzava un telaio a traliccio in acciaio, mentre quella da competizione portò Ducati al primo titolo mondiale Superbike nel 1990 con Raymond Roche. Da quel progetto avrebbe preso forma la nuova generazione delle sportive di Borgo Panigale.

Ducati Monster 900, la capostipite delle naked moderne

Presentata il 2 ottobre 1992 al Salone di Colonia e arrivata sul mercato nel 1993, Ducati Monster 900 portò su strada un’impostazione allora fuori dagli schemi. Miguel Galluzzi eliminò le sovrastrutture e lasciò completamente esposti telaio e motore, trasformando gli elementi meccanici in parti essenziali dello stile. Una scelta che contribuì a codificare il concetto moderno di naked.

Il progetto riuniva componenti già presenti nella produzione di Borgo Panigale. Il telaio a traliccio proveniva dalla famiglia 851/888, mentre il bicilindrico a L da 904 cc, raffreddato ad aria e olio, derivava dalla Supersport. Il motore erogava 73 CV a 7.250 giri/min, per una velocità superiore ai 190 km/h, mentre il peso a secco dichiarato era di 185 kg.

Ufficio Stampa DucatiDucati Monster 900 univa il telaio della 851 al bicilindrico da 904 cc della Supersport

Serbatoio pronunciato, traliccio in tubi, motore in vista e proporzioni compatte definirono un linguaggio stilistico subito riconoscibile. Quella formula generò numerosi tentativi di imitazione e diede origine a una famiglia destinata a evolversi attraverso cilindrate, versioni e interpretazioni differenti. Monster non si limitò a inaugurare un nuovo modello: stabilì i riferimenti di un intero segmento.

Ducati 916, la sportiva che unì tecnica e design

Il progetto di Ducati 916 prese forma alla fine degli anni Ottanta nel Centro Ricerche Cagiva, sotto la direzione di Massimo Tamburini e con il contributo di Sergio Robbiano. Presentata al Salone di Milano nel 1993, la nuova sportiva di Borgo Panigale adottava soluzioni concepite prima di tutto in funzione dell’efficacia: il forcellone monobraccio facilitava la sostituzione della ruota, mentre gli scarichi sotto il codone contribuivano a ridurre l’ingombro laterale e a migliorare l’aerodinamica.

Il bicilindrico Desmoquattro derivava da quello di Ducati 888, ma la cilindrata saliva a 916 cc. Erogava 114 CV a 9.000 giri/min ed era inserito in un telaio a traliccio in tubi d’acciaio, con inclinazione del cannotto di sterzo regolabile.

La moto pesava 195 kg a secco e utilizzava un impianto frenante Brembo con doppio disco anteriore da 305 mm. Le dimensioni compatte e la posizione di guida estrema ne chiarivano la destinazione: una sportiva stradale progettata attorno alle esigenze della pista.

iStockDucati 916, che erogava 114 CV, aveva gli scarichi sotto il codone e il forcellone monobraccio

Ducati 916 divenne presto un riferimento anche nelle competizioni, aprendo una famiglia proseguita con 996 e 998 e legata ai successi in Superbike di Carl Fogarty, Troy Corser e Troy Bayliss. Se si vuole approfondire meglio la sua storia, nel luglio 2025 Sky Sport le ha dedicato lo speciale “916”, realizzato da Edoardo Vercellesi (commentatore della WorldSBK).

Le grandi escluse dalla classifica

Limitare la scelta a cinque modelli significa lasciare fuori altre Ducati decisive. Tra queste rientra Ducati 750 Super Sport Desmo, presentata nel 1973 e prodotta dal 1974 sulla scia della vittoria alla 200 Miglia di Imola. Il bicilindrico da 748 cc con distribuzione desmodromica trasferiva sulla strada soluzioni sviluppate nelle competizioni. Nel 1979 arrivò Ducati Pantah 500, che introdusse il comando della distribuzione tramite cinghie dentate e il nuovo telaio a traliccio.

Ducati Multistrada 1000 DS inaugurò nel 2003 la presenza del marchio nel segmento delle crossover, abbinando ruote da 17 pollici, posizione di guida rialzata e predisposizione ai viaggi a una ciclistica di impostazione sportiva. Da quel modello sarebbe nata una delle famiglie centrali nella gamma moderna.

Nel 2018, Panigale V4 aprì invece un’altra fase: fu la prima Ducati di serie equipaggiata con un motore quattro cilindri, derivato dal Desmosedici della MotoGP, sostituendo il bicilindrico come riferimento delle supersportive di Borgo Panigale.

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