• 8 Luglio 2026 22:44

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Morte di Satnam Singh, il datore di lavoro condannato a 16 anni

Lug 8, 2026

AGI – Per la morte del bracciante Satnam Singh è stato condannato a 16 anni Antonello Lovato, il datore di lavoro del 31enne indiano. Il bracciante, nell’estate del 2024, dopo un incidente sul lavoro nelle campagne pontine intorno a Latina, fu caricato a bordo di un furgone con il braccio amputato poggiato in una cassetta per la frutta.

Venne lasciato davanti a casa e non furono chiamati i soccorsi. L’uomo morì il giorno successivo in ospedale ed è diventato un simbolo della lotta contro il caporalato.

La condanna per la morte del bracciante

I giudici della Corte d’Assise di Latina hanno condannato a sedici anni di carcere Antonello Lovato, accusato di omicidio volontario con dolo eventuale. “Una decisione di impatto politico giudiziario, ci riserviamo di leggere i motivi e di fare appello alla Corte d’assise d’appello di Roma”, commenta all’AGI l’avvocato Mario Antinucci, difensore di Lovato. La Procura aveva chiesto 22 anni di carcere.

Libera: “La sentenza riconosce la dignità del lavoro”

“La condanna per la morte di Satnam Singh restituisce forza al principio secondo cui la vita di chi lavora non può essere trattata come merce usa e getta sacrificabile al profitto e chi schiavizza le persone calpestando la dignità di un altro essere umano non può rimanere impunito”. Così Gianpiero Cioffredi, membro dell’ufficio di presidenza di Libera, commenta in una nota la sentenza di primo grado per la morte del bracciante Satnam Singh.

“Abbiamo ancora fame di giustizia”

“La nostra fame di giustizia non si esaurisce in un’aula di tribunale – aggiunge – l’indignazione per la morte di Satnam deve trasformarsi in impegno concreto da parte delle Istituzioni nella lotta al caporalato e allo sfruttamento nella filiera agroalimentare in direzione della valorizzazione delle aziende sane e nell’affermazione dei diritti per le lavoratrici e i lavoratori”.

“Deve essere l’inizio di un radicale cambio di passo. Non più tavoli, non più promesse, non più passerelle. Servono leggi applicate, controlli continui, ispettorati che non siano gusci vuoti, aziende che rispondano penalmente quando lucrano sullo sfruttamento. Serve abolire la legge Bossi Fini che favorisce esclusione e marginalità di migliaia di persone dalla garanzia di diritti e dignità”.

L’appello alle istituzioni

“Pretendiamo – prosegue Cioffredi – che la politica smetta di girarsi dall’altra parte. Pretendiamo che lo Stato sia presente dove oggi è assente: nei campi, nei ghetti, nelle baraccopoli, nei luoghi dove la dignità umana viene calpestata ogni giorno. Non possiamo più assistere a quel naufragio di umanità che ferisce la stessa idea di democrazia. Solo così la memoria di Satnam potrà trasformarsi in seme di impegno e corresponsabilità per la giustizia sociale“.

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