AGI – In Venezuela tra macerie, tendopoli e ospedali. Il team italiano – vigili del fuoco e personale sanitario – lavora senza sosta ormai da quasi 96 ore per supportare la popolazione colpita dal doppio terremoto che ha rotto il paese sudamericano.
La nuova scossa in Venezuela
Un impegno sospeso solo per qualche minuto dalla forte scossa che nel pomeriggio ha fatto (di nuovo) tremare forte la terra a Caracas e a La Guaira, l’area più colpita. La missione in Venezuela è stata organizzata dalla Protezione civile in collaborazione con la Farnesina.
L’Italia in Venezuela tra macerie e ospedali
Il team sanitario è pronto ad operare in un ospedale a Caracas e ad affiancare il personale venezuelano impegnato a La Gaira. “Qui ci sono tre container per le prime cure mediche. Ieri abbiamo fatto un sopralluogo. Manca la connessione internet e telefonica”, spiega all’AGI Annalisa Montanari referente per la parte sanitaria del Dipartimento.
A La Gaira tutto si è piegato
Sul posto medici, infermieri, chirurghi e rianimatori (34 sono destinati agli ospedali e altri 3 affiancheranno il team usar dei vigili del fuoco). Il bilancio (ancora provvisorio e destinato a salire) è di 1.450 morti, 50mila dispersi, 3.150 feriti, 189 edifici crollati e 774 danneggiati.
A La Gaira, dove tutto è si è piegato (dentro e fuori) si scava da cinque giorni.
Tra cadaveri e calcinacci
Un cimitero a cielo aperto. Gli aiuti internazionali si muovono tra calcinacci e cadaveri. E gli esperti provenienti da tutti i Continenti si sono uniti ai tanti volontari che con martelli e vecchie vanghe ma pure a mani nude cercano tra polvere e pilastri di cemento i familiari dispersi. Tra pezzi di muro collassati in strada sfrecciano tanti giovani. Dentro agli zainetti badili arrugginiti pronti a scavare.
Sanità al collasso e i traumi più diffusi
La sanità è al collasso. “I traumi più diffusi” spiega Montanari che ieri insieme al gruppo di lavoro della Protezione civile ha fatto un sopralluogo in alcuni ospedali della capitale venezuelana “sono le lesioni fisiche causate dal sisma” ma anche “patologie croniche che si sono riacutizzate” poi “problemi alle vie respiratorie, infezioni e lesioni”.
La vita nelle tendopoli
Gran parte degli sfollati ha trovato uno (scomodo) rifugio temporaneo nelle tendopoli. Per ora il clima non è troppo rigido. Ma le nottate senza casa colpiscono in prevalenza anziani e bambini. “In molti sono colpiti da sintomi influenzali come la tosse o la febbre anche perché anche se il clima è abbastanza mite capitano i temporali”. C’è la corsa ai medicinali. “Ci sono dei container” racconta ancora Montanari “adibiti a farmacie dove la popolazione può chiedere o prenotare i farmaci”.
La macchina degli aiuti internazionali in Venezuela
“La macchina degli aiuti internazionali è molto presente. Lo Stato italiano è sempre stato presente nelle emergenze e ha sempre dato il supporto richiesto dalla nazione colpita sia a livello sanitario e sia a livello ‘Search and Rescue’ con i vigli del fuoco”. conclude.