AGI – Di notte Giorgio stava sotto i portici vicino alla storica ex libreria Tarantola chiusa da poco oppure dietro al fioraio del Rondò o sotto la casa di qualcuno, buttato per terra. Negli interstizi del tempo e dello spazio della città, come racconta all’AGI Sergio Di Lena, animatore della popolare pagina Facebook di Sesto San Giovanni dove ha scritto di provare “vergogna” per la morte di “un uomo sulla carrozzina, fragile, malato, incapace di intendere, lasciato a morire come un oggetto rotto”.
Eppure anche in quel margine risicato di Sesto, ex città simbolo della rivoluzione industriale ora appendice residenziale di Milano, sembra che molti sguardi si siano posati su di lui a giudicare dai tanti commenti sul web e dalla polemica politica che si è accesa attorno alla sua figura dopo che si è saputo della sua morte. O, forse, il riflesso di interesse sul web si è manifestato perché non c’è più. Se è morto per il caldo, questo è certo, non è stato solo per il caldo. “Molti cittadini hanno segnalato il dramma di questo poveretto. Sindaco, assessore e servizi sociali non hanno mosso un dito” è l’attacco di una cittadina che ha innescato il dibattito.
La risposta delle istituzioni
Riflette l’assessore comunale Marco Lanzoni: “Assistenti sociali, Polizia Locale, Croce rossa, associazioni di volontariato che si occupano dei senzatetto hanno tentato in tutti i modi di aiutarlo con proposte di pasti e docce, ma purtroppo senza trovare mai la sua volontà di farsi aiutare in quanto oltretutto capace di intendere e volere. Incredibile anche sapere che alcuni nostri cittadini per volerlo aiutare gli portavano come forma di supporto birra e vino”.
Le polemiche sul mancato intervento
Ma per qualcuno non è stato fatto abbastanza. “Si spostava sulla sua sedia a rotelle con 40 gradi senza né acqua né cibo, con una coperta di lana. Dov’erano le istituzioni?”. “Puzzava, non era decoroso per la nostra città pulita, è stato abbandonato”. La coperta beige e la carrozzina dopo la sua morte sono rimaste in strada.
Il nodo del TSO
Franca Landucci conferma che Giorgio rifiutava una mano tesa: “Ci abbiamo provato in tanti, sarebbe stato necessario un TSO ma evidentemente il sindaco non la pensa come me. Magari alla fine non avrebbe risolto nulla ma almeno ci avremmo provato a fare qualcosa”. L’assessora Alessandra Iosa replica che “non c’erano i presupposti per il TSO perché era risultato capace d’intendere”.
Dell’origine di Giorgio si sa poco, forse veniva dal Cile o dall’Argentina. “C’era una signora – è un’immagine dolce che lascia Di Lena – che lo seguiva sempre offrendogli caffè e brioche e gli faceva compagnia”.