• 13 Giugno 2026 20:14

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Abodi: “Infantino? Una battuta infelice che non fa ridere”

Giu 13, 2026

AGI – “E’ una battuta che non ha fatto ridere, devo dire”. Non ha usato mezzi termini il ministro dello Sport, Andrea Abodi nel commentare le ironiche dichiarazioni del presidente dalla Fifa, Gianni Infantino, sul mesto destino della nazionale azzurra, fuori per la terza volta di fila dai Mondiali di calcio, che da oltre 24 ore stanno facendo il giro dei social.

“Per certi versi – ha però aggiunto Abodi parlando a margine del ‘Forum in Masseria 2026′, a Manduria, in Puglia – abbiamo perso anche un po’ di spirito leggero, l’abbiamo presa molto sul serio. Ho letto dell’indignazione. Io preferirei concentrare l’indignazione per le cose che davvero non funzionano, per le mortificazioni dei comportamenti, per gli atteggiamenti inadeguati, per tanti fatti di cronaca che attraversano anche il calcio e che non hanno raccontato una buona storia”.

“Vorrei che quella stessa serietà con la quale è stata presa una battuta infelice, fosse utilizzata come metrica per le cose di tutti i giorni”, ha concluso il ministro

Le parole di Infantino

Ma che cosa aveva detto di preciso Infantino? “Godiamoci questo Mondiale a 48 squadre, è un grande evento – aveva esordito il numero uno del calcio mondiale in una intervista rilasciata al canale brasiliano Caze’TV e riportata dalla stampa sudamericana -. Abbiamo già valutato l’ipotesi di ampliare il torneo a 64 squadre per coinvolgere ancora di più il mondo intero. La questione è stata sottoposta al Consiglio Fifa, ma nel frattempo godiamoci questa prima edizione con 48 squadre. Con 64, magari l’Italia potrebbe qualificarsi… e potremmo anche arrivare a 208 per essere sicuri della sua partecipazione”.

Interpellato a caldo, il ministro Abodi ieri aveva preso tempo: “Infantino? Dobbiamo parlare, perché una cosa sono le informazioni riportate e un’altra è parlarne direttamente. Preferisco prima fare una verifica e poi esprimermi. Se mi sentirò con lui? Penso e spero proprio di sì, nonostante i suoi impegni. Cercherò di farlo perché mi interessa sapere qual è il suo pensiero in maniera diretta”. 

La ricetta di Abodi per curare il calcio italiano

Parlando più in generale della crisi del calcio italiano, Abodi ha esplicitato la sua ricetta: “Bisogna rendere più competitivo l’acquisto dei giocatori italiani per agevolarne l’impiego nel nostro campionato. Non possiamo fare una norma per obbligare a tenerli in campo, ma possiamo fare in modo che lo scambio interno sia più favorevole – ha osservato -. Oggi è più conveniente comprare dall’estero, non è più giusto ma succede per convenienza economica”.

Il ministro ha sottolineato la difficoltà di introdurre norme come quella proposta da Spalletti per rendere obbligatoria la presenza di un under 19 italiano in campo per ogni squadra: “Per la libera circolazione dei lavoratori un vincolo legislativo di questo tipo fa fatica a passare al vaglio dell’Europa – ha detto Abodi -, una mediazione può essere un riconoscimento economico del minutaggio in campo dei giovani, sperando che possa essere un incentivo”.

Comunque sia il mondo del calcio per il ministro deve ritrovare unità con l’insediamento del nuovo presidente Figc: “Il nostro calcio fatto di componenti è corporativo, ognuno rappresenta se stesso, e diventa consociativo quando si tratta di eleggere qualcuno e mettersi d’accordo sulle posizioni e magari anche su qualche prebenda”. 

AGI – “E’ una battuta che non ha fatto ridere, devo dire”. Non ha usato mezzi termini il ministro dello Sport, Andrea Abodi nel commentare le ironiche dichiarazioni del presidente dalla Fifa, Gianni Infantino, sul mesto destino della nazionale azzurra, fuori per la terza volta di fila dai Mondiali di calcio, che da oltre 24 ore stanno facendo il giro dei social.
“Per certi versi – ha però aggiunto Abodi parlando a margine del ‘Forum in Masseria 2026′, a Manduria, in Puglia – abbiamo perso anche un po’ di spirito leggero, l’abbiamo presa molto sul serio. Ho letto dell’indignazione. Io preferirei concentrare l’indignazione per le cose che davvero non funzionano, per le mortificazioni dei comportamenti, per gli atteggiamenti inadeguati, per tanti fatti di cronaca che attraversano anche il calcio e che non hanno raccontato una buona storia”.
“Vorrei che quella stessa serietà con la quale è stata presa una battuta infelice, fosse utilizzata come metrica per le cose di tutti i giorni”, ha concluso il ministro
Le parole di Infantino
Ma che cosa aveva detto di preciso Infantino? “Godiamoci questo Mondiale a 48 squadre, è un grande evento – aveva esordito il numero uno del calcio mondiale in una intervista rilasciata al canale brasiliano Caze’TV e riportata dalla stampa sudamericana -. Abbiamo già valutato l’ipotesi di ampliare il torneo a 64 squadre per coinvolgere ancora di più il mondo intero. La questione è stata sottoposta al Consiglio Fifa, ma nel frattempo godiamoci questa prima edizione con 48 squadre. Con 64, magari l’Italia potrebbe qualificarsi… e potremmo anche arrivare a 208 per essere sicuri della sua partecipazione”.
Interpellato a caldo, il ministro Abodi ieri aveva preso tempo: “Infantino? Dobbiamo parlare, perché una cosa sono le informazioni riportate e un’altra è parlarne direttamente. Preferisco prima fare una verifica e poi esprimermi. Se mi sentirò con lui? Penso e spero proprio di sì, nonostante i suoi impegni. Cercherò di farlo perché mi interessa sapere qual è il suo pensiero in maniera diretta”. 
La ricetta di Abodi per curare il calcio italiano
Parlando più in generale della crisi del calcio italiano, Abodi ha esplicitato la sua ricetta: “Bisogna rendere più competitivo l’acquisto dei giocatori italiani per agevolarne l’impiego nel nostro campionato. Non possiamo fare una norma per obbligare a tenerli in campo, ma possiamo fare in modo che lo scambio interno sia più favorevole – ha osservato -. Oggi è più conveniente comprare dall’estero, non è più giusto ma succede per convenienza economica”.
Il ministro ha sottolineato la difficoltà di introdurre norme come quella proposta da Spalletti per rendere obbligatoria la presenza di un under 19 italiano in campo per ogni squadra: “Per la libera circolazione dei lavoratori un vincolo legislativo di questo tipo fa fatica a passare al vaglio dell’Europa – ha detto Abodi -, una mediazione può essere un riconoscimento economico del minutaggio in campo dei giovani, sperando che possa essere un incentivo”.
Comunque sia il mondo del calcio per il ministro deve ritrovare unità con l’insediamento del nuovo presidente Figc: “Il nostro calcio fatto di componenti è corporativo, ognuno rappresenta se stesso, e diventa consociativo quando si tratta di eleggere qualcuno e mettersi d’accordo sulle posizioni e magari anche su qualche prebenda”. 

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