AGI – Il gioco da tavolo favorisce l’inclusione. La conferma arriva da un gruppo di ricercatori dell’Università di Plymouth, guidato da Liam Cross e Gray Atherton della School of Psychology, che ha analizzato in cinque studi il rapporto tra gioco e benessere con un’attenzione particolare alle persone con autismo.
La ricerca, pubblicata sul Journal of Autism and Developmental Disorders e sull’American Journal of Play, ha coinvolto oltre 1.600 giocatori e ha mostrato come i giochi da tavolo offrano uno spazio sociale strutturato, capace di alleggerire la pressione legata all’incontro con gli altri e di favorire la costruzione di legami.
Il ruolo delle regole condivise
Un risultato messo nero su bianco che, però, non sorprende gli esperti. «Il gioco da tavolo crea un contesto in cui la relazione passa attraverso regole condivise e obiettivi comuni, e questo abbassa la soglia di ansia che molte persone associano all’interazione spontanea. Chi fatica nei contesti sociali tradizionali trova in quel tavolo uno spazio prevedibile, dove può esercitare la propria capacità di stare con gli altri senza sentirsi esposto. È uno strumento che la clinica può valorizzare, perché agisce sul legame e sulla fiducia», afferma Vincenzo Barretta, psichiatra e direttore scientifico del Centro Noesis.
Benefici per il benessere sociale
«Lo si osserva in molti contesti: attività strutturate come il gioco da tavolo aiutano la persona a costruire e mantenere una socialità che il disagio, in varie forme, tende a erodere. Sedersi a un tavolo, dentro una dinamica fatta di turni, attesa e rispetto delle regole, significa esercitare competenze relazionali in uno spazio protetto. Proprio per questo, il gioco si rivela un alleato prezioso del benessere delle persone, in particolare di quelle più esposte all’isolamento: chi vive forme di fragilità psichica, le persone anziane, gli adolescenti in difficoltà relazionale, chi attraversa percorsi di cura o di reinserimento sociale», aggiunge.
Il punto di vista dell’industria del gioco
Una lettura che trova eco anche in chi i giochi li produce e li porta nel mondo. «Da anni sosteniamo che il gioco da tavolo non sia soltanto un prodotto, ma un linguaggio. Quando ci si siede a un tavolo si entra in uno spazio di regole condivise dove l’altro non è un estraneo da decifrare, ma un compagno di partita: è lì che nascono relazioni, fiducia, appartenenza. Veder confermata dalla ricerca scientifica una funzione sociale che noi tocchiamo con mano a ogni fiera e iniziativa sociale ci spinge a lavorare perché si crei una vera e propria cultura del gioco da tavolo come strumento di crescita collettiva», afferma Stefano De Carolis di Prossedi, direttore operativo della casa editrice partenopea Giochi Uniti e da tempo impegnato nella diffusione della cultura del gioco da tavolo in Italia.
Diffusione e riconoscimento in Italia
«All’estero il gioco da tavolo entra da tempo nelle scuole e nei servizi; in Italia siamo più indietro. Uno studio come quello di Plymouth mette dei dati dove finora c’erano impressioni, e a quel punto diventa ancora più difficile relegare nell’immaginario collettivo il gioco a semplice passatempo», conclude.