• 9 Giugno 2026 12:09

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Kimi Antonelli è diventato il più giovane vincitore del GP Monaco nella storia

Giu 9, 2026

A Montecarlo non si vince per caso e non basta avere la macchina migliore, né semplicemente il talento. Monaco è il luogo dove la F1 mette a nudo i piloti. Serve freddezza, precisione chirurgica, controllo mentale e soprattutto bisogna avere il coraggio di guidare a pochi centimetri dai guard rail senza mai esitare. È per questo che la vittoria di Andrea Kimi Antonelli nel Principato vale molto più di un semplice successo nel Mondiale 2026. Perché il diciannovenne bolognese non ha soltanto conquistato Monaco, lo ha dominato come fanno i campioni veri. Cinque vittorie consecutive nelle prime sei gare della stagione. Un dato che, da solo, basta già a spiegare la dimensione del momento che sta vivendo il pilota Mercedes. Numeri che lo proiettano immediatamente accanto a nomi che appartengono alla mitologia della F1. Da Fangio a Stewart, Senna, Schumacher e Hakkinen. Piloti che, come lui, avevano trasformato l’inizio di una stagione in una dichiarazione di forza assoluta. Antonelli oggi è lì, non più nella categoria dei talenti emergenti, ma in quella dei fenomeni generazionali.

La sensazione

La sensazione che più di tutti colpisce non è legata soltanto ai numeri, è il modo in cui Kimi sta vincendo. A Monaco ha dato l’impressione di controllare tutto. Pole position, gestione perfetta della gara, ripartenze impeccabili, ritmo semplicemente irraggiungibile per gli altri. Anche Toto Wolff, uno che raramente si lascia andare all’entusiasmo, ha parlato di una prestazione “incredibile“, quasi irreale per un pilota alla sua seconda esperienza nel Principato. Il dettaglio più simbolico del weekend, forse, è stato un altro. George Russell, il pilota che avrebbe dovuto guidare la Mercedes nell’era post Hamilton, è stato letteralmente oscurato dal suo giovane compagno di squadra. Non soltanto battuto ma doppiato, a Monaco. Sul circuito dove normalmente restare nel giro del leader è già una vittoria. Un’immagine fortissima, un passaggio di consegne definitivo all’interno del team di Brackley.

L’allievo ha superato il maestro

Fino a pochi mesi fa, Russell era considerato il riferimento tecnico della Mercedes. Il pilota cresciuto dentro il progetto Silver Arrows, l’uomo scelto per raccogliere l’eredità di Hamilton. Poi è arrivato Antonelli e tutto si è ribaltato in una velocità impressionante. Oggi il box Mercedes sembra ruotare naturalmente attorno al ragazzo italiano, non soltanto per i risultati ma per la sicurezza e la prospettiva di crescita che trasmette. Kimi guida con una serenità e una precisione che appartiene normalmente ai pluricampioni del mondo. Talento che più colpisce il paddock.

Kimi ha consegnato una gara molto controllata dall’inizio alla fine di oggi. È stato un inizio pulito, un ritmo forte, e soprattutto, una guida molto matura. È esattamente quello che vuoi vedere, ed è stato un vincitore meritevole. Complimenti a lui e alla squadra” il commento di Toto Wolff dopo il GP di Monaco.

Antonelli sembra non avere paura di niente

Non ha paura in qualifica quando attacca il muro esterno della piscina sfiorando le barriere a oltre 250 km/h. Non ce l’ha in gara, nemmeno quando dietro di lui si ritrova Lewis Hamilton dopo una ripartenza da fermo nel circuito più stretto e stressante del mondiale. Non ce l’ha nemmeno mediaticamente, nonostante l’enorme pressione che comporta essere il primo italiano realmente competitivo per il titolo mondiale dopo quasi vent’anni.

Monaco, storicamente, è il luogo che separa i piloti veloci dai campioni autentici, Ayrton Senna aveva trasformato il Principato nel suo territorio di caccia personale vincendo sei volte. Michael Schumacher lo aveva elevato a laboratorio perfetto della precisione assoluta. Graham Hill si era guadagnato il soprannome di “Mr. Monaco”. E adesso il paddock, dopo essersi illuso con Charles Leclerc, osserva Antonelli con la stessa sensazione che si prova davanti a qualcosa che sta nascendo molto velocemente.

Non è più una questione di età

Le cinque vittorie consecutive lo hanno già inserito in una compagnia rarissima di piloti che hanno definito epoche diverse della F1. Monaco, da sempre, amplifica tutto e una vittoria normale altrove qui diventa immediatamente leggenda. Il paradosso è che Antonelli sembra vivere tutto questo con una naturalezza quasi inquietante. Dopo la gara parlava con tranquillità, come se dominare Montecarlo a diciannove anni fosse qualcosa di normale. Anche Lewis Hamilton, oggi suo rivale diretto, ha ammesso di essere impressionato dalla sua crescita. Il sette volte campione del mondo conosce perfettamente il peso di Monaco. Sa quanto sia difficile vincere qui. E proprio per questo le sue parole assumono un significato ancora più forte. Ormai iconica anche la foto virale online tra Hamilton e Verstappen, due conquistatori dell’era moderna della F1.

L’Italia aspettava da anni un pilota così

Non soltanto veloce, ma capace di cambiare la percezione del movimento italiano all’interno del paddock. Dopo Jarno Trulli, Giancarlo Fisichella e gli ultimi lampi di un motorsport tricolore che sembrava vivere soprattutto di nostalgia, Antonelli ha riportato l’Italia al centro della F 1 moderna, oltre la Ferrari. E lo sta facendo nel modo più difficile possibile: vincendo subito. Non è un caso che Monaco venga percepita quasi come una consacrazione definitiva. Perché il Principato non perdona inesperienza, un millimetro sbagliato distrugge un weekend intero. Max Verstappen e Charles Leclerc lo sanno molto bene. Antonelli ha guidato con il controllo di chi sembra conoscere Montecarlo da sempre. È probabilmente questa la vera differenza rispetto agli altri giovani talenti visti negli ultimi anni. Kimi non appare soltanto rapido, oggi sembra inevitabile.

A vent’anni non ancora compiuti ha già riscritto diversi record di precocità come vincitore più giovane dopo Verstappen, leader del mondiale a un’età mai vista, poleman sempre più costante. Ma la sensazione, osservandolo oggi, è che il dato più impressionante non sia statistico ma mentale.

C’era una volta un rookie

Il talento bolognese spaventa i suoi avversari. Perché normalmente i giovani piloti hanno bisogno di tempo per imparare a gestire pressione, errori, momenti decisivi. Lui invece sembra aver saltato direttamente quella fase. Monaco, teoricamente, avrebbe dovuto essere una delle gare più difficili della sua carriera soprattutto nel modo in cui ci arrivava. Invece, si è trasformata nel weekend che ha dato l’impressione definitiva di un pilota ormai senza limiti. Montecarlo spesso non premia soltanto il più veloce, premia chi riesce a non avere paura. Oggi la F1 ha capito che Kimi Antonelli, probabilmente, non ne ha più alcuna.

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