C’è un nome che chiunque ami la storia dell’automobile italiana dovrebbe conoscere, anche se negli ultimi decenni è rimasto in un angolo un po’ buio della memoria collettiva. OSCA (Officine Specializzate Costruzione Automobili) è il brand fondato nel 1947 da Bindo, Ettore ed Ernesto Maserati, dopo aver ceduto il marchio col Tridente. Un’altra storia, un altro progetto, altrettanta passione. Le loro piccole berlinette da corsa hanno vinto, stupito, emozionato fino al 1967, quando la produzione si è fermata. Cinquantanove anni di silenzio. Oggi il silenzio è finito: il brand OSCA torna sul mercato con la MT6, presentata ufficialmente sul circuito di Imola.
A volerlo è Massimo Di Risio, a capo di Historic Italian Brands (HIB), lo stesso gruppo che ha già resuscitato il marchio Itala. La scommessa è ambiziosa: riportare in vita un nome del passato su un mercato contemporaneo, dove la concorrenza non perdona e dove le aspettative del consumatore sono altissime.
Disegnata da Fabbrica Italia e Italdesign
La MT6 è lunga 4.515 mm, larga 1.870, alta 1.565 e ha un passo di 2.710 mm. Le linee, disegnate dal centro stile di Fabbrica Italia con la collaborazione di Italdesign, sono dinamiche e sportiveggianti, con sottili gruppi ottici e un’enorme calandra ottagonale in fibra di carbonio che occupa quasi tutto il frontale. Sul cofano e sulle fiancate si moltiplicano le nervature, pensate per mettere in evidenza le forme muscolose della carrozzeria. Di fianco, la linea di cintura alta risale verso il posteriore incontrando le linee spioventi del tetto: una silhouette che strizza l’occhio al segmento delle SUV coupé senza però risultare una copia di nessun modello esistente.
La MT6 deriva dalla cinese Changan UNI-T. Chi conosce il modello cinese riconoscerà alcune proporzioni di base, ma l’intervento stilistico ha trasformato in modo sostanziale l’identità visiva: spiccano i cerchi in lega dell’italiana MAK da 20 o 21 pollici con pneumatici Pirelli P Zero e gli elementi in fibra di carbonio utilizzati per la griglia anteriore e per l’inserto che ricorda un estrattore aerodinamico, integrandovi ben quattro terminali di scarico. Retro sportivo, sfacciato, riconoscibile.
L’abitacolo racconta la stessa storia dell’esterno: un’ambizione sportiva che si traduce in scelte concrete, non solo estetiche. Gli interni presentano finiture in pelle e Alcantara, abbinate ai sedili Recaro, una combinazione che preannuncia un’impronta sportiva. La plancia è digitale, le finiture generalmente curate.
Piattaforma Changan
Realizzata su piattaforma fornita da Changan, partner del progetto HIB, la MT6 monta un quattro cilindri 1.5 TGDI abbinato a un cambio a doppia frizione a sette rapporti. La potenza esatta non è stata ancora comunicata ufficialmente ma la velocità massima dichiarata è di 190 km/h. Un numero adeguato al contesto, ma che dovrà trovare conferma con la guida reale.
Tutti gli elementi legati alla dinamica di guida dell’auto, dalle sospensioni agli ammortizzatori, dall’impianto frenante maggiorato all’elettronica di gestione del motore, sono stati messi a punto da un team italiano guidato da Roberto Fedeli. Fedeli è un nome che nel settore ha un peso: ha lavorato a lungo in Ferrari e BMW prima di diventare consulente per progetti speciali. La sua presenza nel team di sviluppo è una garanzia non banale sulla serietà dell’approccio tecnico, e suggerisce che l’adattamento della meccanica Changan non sia stato superficiale.
Prezzi premium
La nuova OSCA MT6 è proposta in un unico allestimento da 49.000 euro tutto incluso: al cliente rimane solo la scelta dei colori di carrozzeria e interni. Le consegne inizieranno a partire dal mese di settembre. Prezzo che batte direttamente alle porte del segmento premium. È la fascia in cui si muovono l’ingresso dei brand tedeschi di pari categoria, marchi con decenni di reputazione costruita su quei prezzi. OSCA ci arriva con un nome storico, ma un progetto che viaggia tra Cina e Italia: una formula inedita, che il mercato dovrà valutare.