AGI – Il Garante per la protezione della privacy e dei dati personali ha inflitto una sanzione di quasi 60mila euro a due programmi televisivi per avere mostrato immagini del corpo di Chiara Poggi “lesive della sua dignità”. Il procedimento era nato su istanza di Giuseppe Poggi e Rita Preda, i genitori della ragazza.
Immagini che, viene spiegato nel provvedimento, non possono essere considerate “essenziali” ai fini del racconto della vicenda e non avrebbero dovuto essere pubblicate in base al codice deontologico.
Le immagini contestate
In particolare, nel mirino del Garante c’è la diffusione delle “immagini ritraenti l’area in cui è stato rinvenuto il corpo di Chiara Poggi, dando particolare evidenza al sangue e al cadavere della vittima”.
La lesione della dignità personale
In questo modo, è stata “ingiustamente lesa la dignità personale della vittima e della sua famiglia senza nulla aggiungere alla narrazione dei fatti e delle vicende legate al caso giudiziario che i giornalisti si propongono di raccontare”.
L’assenza di valore informativo
“Non vi è infatti alcuna informazione ulteriore che può essere tratta dalla visione di tali immagini né a beneficio di coloro che contribuiscono al racconto pubblico della vicenda né dei cittadini che intendano informarsi sui fatti e le circostanze del delitto – si legge ancora nel documento -. Le immagini in questione non concorrono, per altro verso, neanche a conferire profili di originalità alle notizie riportate nel servizio, in quanto non si tratta di particolari nuovi rispetto a quanto già riportato abbondantemente in precedenza”.
I limiti del diritto di cronaca
Per il Garante, “il legittimo esercizio del diritto e dovere di cronaca su una vicenda di indubbio interesse pubblico” non basta. E non basta nemmeno la giustificazione di “avere voluto attribuire all’utente (spettatore o lettore) un ruolo di ‘tecnico’ al quale affidare la valutazione di dati ‘scientifici’ emersi delle indagini giudiziarie: le cosiddette ‘immagini forensi’, per citare le argomentazioni del titolare. Tale approccio esula dai compiti dell’attività giornalistica e finisce inevitabilmente per spostare i confini e i presupposti di liceità della sua azione”.