• 7 Giugno 2026 0:32

Corriere NET

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La Bce verso il rialzo dei tassi d’interesse

Giu 6, 2026

AGI – Pare ormai certo che la Bce la prossima settimana, precisamente l’11 giugno, deciderà di aumentare i tassi d’interesse dello 0,25% portandoli al 2,25%, sarebbe la prima volta in quasi tre anni. Le pressioni sui prezzi scatenate dalla guerra in Iran, a causa dei prezzi del petrolio, hanno fatto balzare l’inflazione nell’Eurozona al 3,2% a maggio, al top dal settembre 2023 e la Bce vuole correre ai ripari. Peraltro è il terzo mese consecutivo in cui la crescita dei prezzi ha superato l’obiettivo a medio termine del 2%. Solo l’energia è costata il 10,9% in più rispetto a un anno fa, in leggero aumento rispetto al 10,8% di aprile.

Il pensiero degli analisti sulle mosse della Bce

Secondo Claus Vistesen, economista della società di consulenza Pantheon Macroeconomics, interpellato da FT, i dati sull’inflazione “saranno più che sufficienti per giustificare un aumento dei tassi da parte della Bce la prossima settimana”. Anche l’inflazione core, che esclude i prezzi volatili dei prodotti alimentari e dell’energia, è aumentata di 0,3 punti percentuali al 2,5%, leggermente superiore al 2,4% previsto dagli analisti e al livello più alto da oltre un anno. Quest’accelerazione dell’inflazione core è addirittura “più preoccupante” dell’aumento dell’inflazione complessiva, ha sottolineato a FT Francesco Pesole, stratega FX presso ING. Ciò “rafforza la necessità di mantenere un atteggiamento restrittivo”, ha aggiunto.

I “falchi” della Bce

‘falchi’ all’interno del Comitato direttivo, tra cui il capo economista della BCE Philip Lane e il membro del comitato esecutivo Isabel Schnabel, hanno preparato nelle ultime settimane il terreno per un probabile aumento dei tassi d’interesse avvertendo che gli alti prezzi del petrolio stavano alimentando l’inflazione. Dopo la pubblicazione dei dati che hanno dato loro ragione, secondo gli operatori la percentuale di possibilità che la Bce innalzi i tassi al 2,25% è al 95%.

Decisione non facile 

Non sarebbe però una decisione presa a cuor leggero perché secondo gli analisti la Bce sta affrontando uno shock stagflazionistico. Vale a dire, quella particolare situazione in cui mentre l’inflazione corre, contemporaneamente (in questo caso per colpa della guerra) l’attività economica subisce un rallentamento. E in genere, quando la ripresa si indebolisce, le banche centrali sono riluttanti ad alzare i tassi perché così facendo potrebbero deprimere ancora di più l’economia.

Secondo gli analisti, non è però questo il caso in quanto il PMI manifatturiero ha tenuto finora, nonostante la decelerazione di maggio. Anche se calano i consumi, le prospettive per le famiglie non sono incoraggianti e il mercato del lavoro è a un soffio dal suo minimo storico, tali indicatori non si sono insomma indeboliti a sufficienza perché la Bce rinvii un aumento dei tassi di fronte a una maggiore pressione inflazionistica.

Il confronto con le altre Banche centrali

Ma gli osservatori sottolineano anche che l’aumento dei tassi di un quarto di punto non significa per forza che è stata avviata una fase di stretta monetaria. I costi potenziali di un aumento di un quarto di punto rispetto all’attuale livello del 2% sono minimi: a differenza della Federal Reserve o della Banca d’Inghilterra, la Bce si trova in una posizione neutra e un piccolo aumento la manterrebbe comunque all’interno del suo intervallo neutro. L’aumento sarebbe invece finalizzato solo a smorzare le aspettative di inflazione, in attesa di capire come evolverà la situazione geopolitica. Il mood della riunione dell’11 giugno sarà insomma quello della prudenza, come ha sintetizzato il governatore della banca centrale bulgara Dimitar Radev: “Il costo di agire troppo tardi può superare il costo di agire un po’ prima”. 

 

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