• 6 Giugno 2026 23:13

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Rubata lapide della tomba di Gigi Proietti al Verano

Giu 6, 2026

AGI – “Questo pomeriggio, alcuni ignoti hanno danneggiato e rubato la lapide della tomba di Gigi Proietti, presso il Cimitero Monumentale del Verano”. Lo denuncia Ama spa che fa sapere di avere “immediatamente denunciato l’accaduto alle Autorità competenti” e di essersi “attivata con le Forze dell’Ordine, fornendo le immagini registrate dal sistema di videosorveglianza”.

L’azienda assicurerà la massima collaborazione agli investigatori per il pieno accertamento dei fatti e l’individuazione dei responsabili.

 

 

Gigi Proietti morto il 2 novembre 2020

Gigi Proietti, icona dell’umorismo, cuore di Roma, figlio di una nazione che oggi più che mai avrebbe bisogno d’ironia, è scomparso il 2 novembre del 2020 (giorno del suo ottantesimo compleanno) dei quali ne ha passati più di 55 passati sui palcoscenici di tutta Italia.

“Che dobbiamo fa'”, diceva prendendosi gioco di se stesso, come sa fare ogni grande persona, “la data è quella che è”. Proietti era ricoverato in una clinica romana in gravi condizioni, problemi cardiaci per una vita da cuore matto. Proietti insieme a Alberto Sordi – e a una piccola galleria di altre figure storiche del cinema e del teatro – ha rappresentato il carattere italiano, il suo splendore, la sua miseria.

Nato in via Giulia nel 1940, dove splende l’anima della Capitale, Proietti con la famiglia fa lo zingaro in città, vive in diversi quartieri, al Colosseo, al Tufello, all’Alberone. Dove c’è il popolo, cresce Proietti, nasce il suo talento. All’oratorio rivela il suo primo istinto da istrione, il teatro Proietti lo scoprirà all’Università.

Dopo il liceo classico si iscrive a Giurisprudenza, sostiene un po’ di esami, ma con quella faccia e quel sorriso era un pre-destinato e dunque, racconta “non vi preoccupate, non mi sono laureato”. La carriera artistica di Proietti comincia negli anni Sessanta, la sua figura è legata al titoli che fanno parte della storia del teatro e del cinema e poi della televisione. Negli anni Settanta calca la scena accanto a Renato Rascel in un musical firmato dai maestri Garinei e Giovannini. Da allora è l’uomo macchina di successi come “Caro Petrolini”, “Cyrano”, “I sette re di Roma”. Indimenticabile la sua interpretazione di Nerone.

Al cinema, nell’ippodromo di “Febbre da cavallo” e de “La Mandrakata” accende, con un altro interprete della comicità romana, Enrico Montesano, un altro faro sul carattere del paese, i suoi azzardi, i suoi vizi, frizzi e lazzi. Tutto sull’impronta di Steno e dei Vanzina, veri studiosi dell’antropologia di un paese mai cresciuto fino in fondo.

Proietti fu un mattatore totale, fu attore, cantante, ballerino, regista, barzellettiere, cuoco e cameriere di se stesso, one man show al servizio di un solo padrone, il suo pubblico.

 

 

 

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