• 5 Giugno 2026 16:09

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Toyota non è più l’azienda giapponese che vale di più, cosa è successo

Giu 5, 2026

Un punto fermo dell’economia giapponese ha perso il suo primato. Per 23 anni Toyota ha rappresentato la colonna portante dell’industria asiatica, e continua a esserlo. Ora però ha perso il suo primato, e per la prima volta dal 2003 non è più l’azienda giapponese con la maggiore capitalizzazione di mercato. Una posizione dominante del mercato che racconta un cambio di paradigma, fatto meno di fabbriche e vendite, più di AI e investimenti.

23 anni di primato indiscusso

A lungo è durato il dominio Toyota, da quando nel 2003 è riuscita a prendere il posto di NTT Docomo la casa automobilistica ha mantenuto una leadership intoccabile. Il valore economico del Giappone è stato strettamente legato alla sua industria manifatturiera, e Toyota ne è stata l’emblema: produzione su larga scala, efficienza, qualità e una capacità unica di adattarsi ai cambiamenti del mercato.

Anche negli ultimi anni, con la transizione verso l’elettrico e la crescente pressione dei competitor cinesi e americani, Toyota ha continuato a mantenere numeri solidi grazie alla sua strategia ibrida, che ancora oggi rappresenta una delle soluzioni più vendute a livello globale.

Difficoltà dell’automotive

Da un lato c’è la corsa all’elettrificazione, con investimenti miliardari richiesti per riconvertire piattaforme produttive e filiere industriali. Dall’altro, la concorrenza internazionale si è fatta sempre più aggressiva, soprattutto da parte dei costruttori cinesi, capaci di proporre modelli elettrici a prezzi estremamente competitivi.

Toyota, pur restando uno dei player più solidi del settore, si trova oggi in una fase di transizione delicata: la strategia multi-tecnologica (ibrido, plug-in e idrogeno) ha garantito stabilità, ma il mercato non offre più i numeri di qualche anno fa. È in questo contesto che il valore percepito dell’automotive in Borsa ha iniziato a oscillare, aprendo la strada a nuovi protagonisti.

Il sorpasso di SoftBank

A superare Toyota è stata SoftBank, colosso giapponese delle telecomunicazioni e degli investimenti tecnologici, che ha registrato un’impennata del valore azionario del 14% in una sola seduta, raggiungendo nuovi massimi storici. Il rally è stato alimentato dall’annuncio di un piano di investimenti fino a 75 miliardi di euro nei prossimi cinque anni, destinati allo sviluppo di infrastrutture legate all’intelligenza artificiale, con particolare attenzione al mercato europeo e in particolare alla Francia.

L’entusiasmo degli investitori si concentra soprattutto sull’ecosistema tecnologico costruito attorno a SoftBank, che include partecipazioni strategiche in realtà come Arm e collaborazioni indirette con aziende attive nello sviluppo di AI avanzata, incluso il mondo di OpenAI. Un cambio di paradigma evidente: mentre l’industria automobilistica resta centrale nell’economia reale, i mercati finanziari sembrano oggi premiare soprattutto chi è in grado di guidare la rivoluzione digitale.

Un segnale dei tempi che cambiano

Il sorpasso di SoftBank su Toyota non rappresenta solo un dato di Borsa, ma anche un indicatore del cambiamento in atto nell’economia globale. Se per decenni il valore delle grandi aziende giapponesi è stato legato alla produzione industriale e all’export, oggi il baricentro si sta spostando verso tecnologia, dati e intelligenza artificiale.

Toyota resta un gigante dell’automotive e uno dei marchi più influenti al mondo, ma il primato perso dopo 23 anni racconta una realtà chiara: il futuro del valore economico globale non passa più soltanto dalle fabbriche, ma sempre più dai software e dalle infrastrutture digitali

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