Di giorno sono numeri, grafici, pressioni e algoritmi, di notte diventano nervi, lucidità e resistenza mentale. Alla 24 Ore di Le Mans, mentre i piloti combattono in pista a oltre 300 km/h, c’è un’altra gara che si corre dietro ai monitor del box: quella degli ingegneri di dati e telemetria. Un lavoro invisibile al grande pubblico, ma decisivo quanto un pit stop perfetto o una strategia gomme indovinata. A raccontarlo è Justin Taylor, Chief Engineer di Genesis Magma Racing, che vive Le Mans dal cuore pulsante della tecnologia. Uno degli uomini chiamati a gestire quella gigantesca macchina invisibile che accompagna ogni vettura per ventiquattro ore consecutive.
Le Mans, più di qualsiasi altra competizione automobilistica, è diventata negli anni una sfida totale: tecnica, fisica, mentale e strategica. Oggi le vetture moderne sono laboratori viaggianti capaci di produrre una quantità impressionante di informazioni in tempo reale. Ogni giro genera dati su gomme, temperature, consumi, sospensioni, motore, sistemi ibridi, aerodinamica e comportamento del pilota. Nulla viene lasciato al caso. Ma quanto conta oggi il lavoro dei data & telemetry engineers in una gara come Le Mans?
“Il nostro compito è garantire che tutti i dati raccolti dalla vettura siano accurati e completi. Questo ci permette di ottimizzare la vettura su tutti i fronti: performance, efficienza e naturalmente sicurezza“. Parole semplici che però spiegano perfettamente la complessità del ruolo.
In una gara di ventiquattro ore, basta un’anomalia minima per compromettere un intero weekend. Una pressione sbagliata, un sensore fuori tolleranza, una temperatura che sale improvvisamente di pochi gradi possono trasformarsi in un problema enorme dopo ore di gara. Una volta l’endurance si vinceva soprattutto con affidabilità meccanica e coraggio. Oggi servono anche capacità di lettura, interpretazione e gestione delle informazioni. Le squadre lavorano come vere centrali operative: decine di tecnici monitorano continuamente ciò che accade in pista cercando di anticipare problemi prima ancora che si manifestino. A Le Mans tutto viene monitorato. Ogni vibrazione, ogni temperatura, ogni consumo può fare la differenza tra arrivare alla domenica pomeriggio oppure fermarsi nella notte della Sarthe. Ma tra centinaia di parametri, quali sono quelli davvero decisivi? E quello che guardate più spesso?
“La pressione degli pneumatici è un parametro fondamentale da monitorare, sia per la sicurezza e la conformità ai regolamenti, che per le performance“. Perché a Le Mans le gomme non sono soltanto grip, secondo Taylor sono molto più di un semplice componente tecnico. Sono uno degli elementi che determinano il ritmo della gara, la strategia dei pit stop e perfino la sopravvivenza della vettura durante la notte.
Il peggior nemico di una vettura a Le Mans: temperatura, consumi o gomme?
“Le Mans tende a mettere a dura prova le vetture con le sue condizioni meteorologiche estreme, come temperature molto alte o molto basse e naturalmente la pioggia” ha spiegato Taylor. Insieme agli pneumatici c’è quindi un altro grande nemico che accompagna la corsa francese da sempre: l’imprevedibilità delle condizioni atmosferiche. In condizioni estreme, una variazione minima può modificare completamente il comportamento della macchina. E a Le Mans le condizioni estreme sono quasi una costante. Non basta leggere numeri ma serve interpretarli, anticipare problemi, prendere decisioni rapide mentre il resto del mondo dorme. O almeno ci prova.
Genesis Magma RacingJustin Taylor tra gestione dati, simulazioni e sfida mentale ai box. Alla 24 Ore di Le Mans gli ingegneri di telemetria sono sempre più decisivi
Ci sono momenti della notte in cui il lavoro degli ingegneri diventa ancora più delicato?
“Mantenere la concentrazione durante la notte è una sfida costante ma il momento più difficile per quasi tutti arriva tra le 3 e le 4 del mattino, poco prima dell’alba”, ammette l’ingegnere. Nell’arco di ventiquattro ore una squadra si trova a vivere quasi quattro gare differenti. Si parte nel caldo del pomeriggio, si attraversa la lunga notte umida della Sarthe e si arriva al mattino successivo con temperature e grip completamente diversi. Il lavoro della telemetria quindi, non si ferma mai, nemmeno per un secondo. E durante la notte, quando cala il buio, il circuito cambia volto. Le luci artificiali illuminano soltanto alcune zone della pista, i riferimenti visivi si riducono, la stanchezza cresce e ogni errore pesa il doppio. Anche dentro ai box.
Quanti caffè servono per arrivare alla bandiera a scacchi?
“Sono un vero appassionato di caffè, normalmente ne bevo 3-4 al giorno. Ognuno ha le proprie strategie per affrontare Le Mans, ma la mia personale è quella di evitare la caffeina fino alle 9 di domenica mattina. A quel punto ho bisogno di una spinta e il crollo che arriverà nel pomeriggio non sarà più un problema, perché mancano poche ore alla bandiera a scacchi“. La mente deve restare sempre perfettamente lucida e anche il caffè, a Le Mans, diventa parte della strategia. Dettagli apparentemente piccoli che raccontano però quanto la preparazione mentale conti quasi quanto quella tecnica.
Genesis Magma RacingDati, simulazioni e strategia: il racconto di Justin Taylor sulla 24 Ore di Le Mans e il lavoro invisibile degli ingegneri ai box
Le squadre arrivano a Le Mans dopo aver percorso virtualmente migliaia di chilometri nei simulatori. Strategie, consumi, degrado gomme, gestione traffico: tutto viene studiato in anticipo. Nel motorsport moderno il confine tra uomo e software è sempre più sottile. Predictive analysis e telemetria in tempo reale guidano ormai ogni decisione strategica. Vi fidate sempre dei dati o a volte conta ancora l’istinto?
“In linea di massima, è sempre meglio affidarsi ai dati il più possibile, ma è fondamentale validarne continuamente l’accuratezza confrontandoli con un modello o con un secondo calcolo. Detto questo, ci sono sempre alcune aree in cui i dati disponibili sono insufficienti o assenti ed è proprio in quei casi che l’esperienza accumulata nel tempo fa la differenza“. Tradotto, il fattore umano non è mai uscito dal box. Forse proprio questo è il motivo per cui Le Mans continua a conservare un fascino unico anche nell’era dell’intelligenza artificiale e della tecnologia estrema. Perché nel motorsport reale esiste sempre una variabile impossibile da controllare completamente.
Infine una riflessione, l’endurance moderna è ancora romantica oppure ormai è una F1 lunga più ore?
“Credo che l’endurance conservi ancora un elemento umano più forte rispetto alla maggior parte delle altre discipline del motorsport. La vittoria di una gara di 6 o addirittura di 24 ore dipende molto dalla perseveranza, dalla resilienza e dalla capacità di un gruppo numeroso di persone di lavorare insieme sotto pressione. La tecnologia e il professionalismo hanno fatto passi da gigante, ma l’endurance resta, in fondo, una questione di squadra che supera le avversità insieme. È questo che mantiene vivo il suo romanticismo e la distingue da tutto il resto”.
Una riflessione finale, quasi romantica, che racconta l’anima più autentica della corsa più famosa del mondo. Forse è anche per questo che, nonostante software, simulatori e milioni di dati al secondo, alla fine la 24 Ore continua a vincerla ancora chi riesce a resistere più degli altri. Perché dietro il rumore delle Hypercar, resta ancora una gara profondamente umana. Una sfida contro il sonno, la fatica, gli errori e il tempo. Una corsa in cui, dopo milioni di dati elaborati e centinaia di decisioni prese in pochi secondi, alla fine vince ancora chi riesce a resistere più a lungo degli altri.