• 26 Maggio 2026 12:32

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Scout Park, come funziona l’app che paga i cittadini per fare le multe

Mag 26, 2026

Quante volte avete trovato un’auto parcheggiata in doppia fila che vi bloccava il passo carrabile, oppure una berlina bella comoda sullo stallo riservato ai disabili, senza contrassegno? E quante volte, dopo aver scosso la testa, siete andati avanti perché tanto non c’era niente da fare?

In Svezia, da qualche anno, quella frustrazione si trasforma in guadagno. Si chiama Scout Park, è un’app sviluppata da una startup scandinava, ed è esattamente quello che sembra: uno strumento che paga i cittadini per segnalare le infrazioni di parcheggio altrui. Una roba che in Italia farebbe sicuramente discutere ma che, almeno per ora, da noi non potrebbe mai funzionare.

Come funziona l’app

Una volta scaricata l’app e completata la registrazione, il cittadino può diventare una sorta di osservatore urbano: se nota un veicolo parcheggiato in modo irregolare  apre l’app, fotografa il mezzo assicurandosi che la targa sia leggibile, seleziona il tipo di infrazione e invia la segnalazione.

A quel punto il lavoro passa a personale qualificato: operatori esaminano ogni segnalazione, verificano che sia valida e, in caso positivo, inviano un addetto al controllo del traffico che emette la multa sul posto. Non si tratta quindi di una delega totale ai cittadini: c’è sempre un passaggio di verifica da parte di chi ha la competenza e l’autorità per farlo.  Il compenso per ogni segnalazione confermata è di 50 corone svedesi, equivalenti a circa 4,30 euro. Una cifra sufficiente a creare un incentivo concreto per chi ha già un occhio attento e una certa sensibilità verso il rispetto delle regole stradali. 

Un successo in Svezia

Nei Paesi scandinavi, dove il rispetto delle regole e la fiducia nelle istituzioni sono valori diffusi e radicati nella cultura quotidiana, Scout Park ha trovato un terreno particolarmente fertile. L’app è diventata rapidamente popolare tra i cittadini, che l’hanno adottata come estensione naturale di un senso civico già molto sviluppato.

I risultati in termini di infrazioni rilevate sono stati significativi: migliaia di violazioni che in precedenza sarebbero passate inosservate hanno invece prodotto sanzioni concrete. E questo, secondo i fondatori dell’app, avrebbe avuto anche un effetto preventivo: sapere che chiunque per strada potrebbe segnalarti porta molti automobilisti a fare più attenzione prima di parcheggiare in modo sconsiderato.

In Italia non può arrivare

E in Italia? La risposta breve è: no, almeno non così. E non perché l’idea sia intrinsecamente sbagliata, ma per una serie di ragioni che vanno dalla norma al costume. Il primo ostacolo è di natura giuridica. In Italia, il processo di emissione di una sanzione amministrativa per violazione del codice della strada è regolato da procedure precise, che prevedono che solo personale autorizzato possa accertare e contestare le infrazioni. Per rendere legalmente operativo un sistema come Scout Park, sarebbe necessario un intervento normativo significativo, coordinato tra Ministero delle Infrastrutture, autorità locali e Garante della Privacy.

Il secondo nodo è culturale. La Svezia e l’Italia sono paesi profondi diversi nel rapporto tra i cittadini, le regole e le istituzioni. In molte città italiane, dove il parcheggio selvaggio è quasi un’abitudine consolidata e tollerata, un’app del genere rischierebbe di diventare terreno di scontro: vicini di casa che si segnalano a vicenda, liti condominiali che finiscono sullo smartphone, vendette camuffate da senso civico. Scenari che in Svezia sembrano improbabili, ma che in Italia non è difficile immaginare.

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