• 18 Maggio 2026 12:13

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Il 1º giugno arriva il rimborso per l’autostrada, come funziona e come richiederlo

Mag 18, 2026

Il panorama della mobilità autostradale italiana si appresta a vivere una trasformazione senza precedenti che promette di cambiare il rapporto tra gestori e utenti. A partire dal 1° giugno 2026, diventeranno ufficialmente operative le nuove disposizioni sui rimborsi introdotte dalla delibera n. 211/2025 dell’Autorità di regolazione dei trasporti. Questa riforma nasce per rispondere alle crescenti lamentele degli automobilisti stritolati tra cantieri infiniti e code chilometriche, introducendo per la prima volta un meccanismo di indennizzo diretto per i disservizi subiti lungo la rete.

Il meccanismo dei rimborsi

Il centro di questa novità risiede nella restituzione di una parte del pedaggio in caso di blocchi del traffico o ritardi significativi legati alla presenza di lavori stradali. La norma stabilisce una gerarchia di rimborsi molto chiara, basata sulla durata del fermo subito dal conducente. Se il blocco del traffico persiste per un tempo compreso tra i 60 e i 119 minuti, l’automobilista avrà diritto a ricevere indietro il 50% del pedaggio pagato.

La quota di indennizzo aumenta progressivamente con l’aumentare dell’attesa: per blocchi che durano dai 120 ai 179 minuti, il rimborso sale al 75% della spesa. Se la situazione di stallo dovesse superare la soglia critica dei 180 minuti, il ristoro diventerà totale, coprendo il 100% del pedaggio. È importante notare che il sistema gestirà rimborsi anche di piccola entità: le cifre sopra i 10 centesimi verranno accreditate, ma l’erogazione effettiva avverrà solo una volta raggiunta la somma cumulativa di 1 euro.

Le soglie per il diritto al ristoro

Non tutti i ritardi sono uguali agli occhi della nuova legge, poiché il diritto al rimborso è modulato in base alla lunghezza del tragitto percorso. Per i percorsi brevi, con una lunghezza inferiore ai 30 km, il diritto al rimborso scatta indipendentemente dall’entità del ritardo accumulato.

Per le medie percorrenze, ovvero tragitti compresi tra i 30 e i 50 km, il rimborso si attiva se il ritardo causato dai cantieri supera i 10 minuti. Infine, per i viaggi più lunghi che superano i 50 km, la soglia di ritardo necessaria per avviare la procedura deve essere di almeno 15 minuti. Il calcolo dell’importo finale terrà conto sia dell’impatto dei cantieri sul percorso specifico effettuato dall’utente, sia di una componente incrementale basata sullo scostamento orario effettivo rispetto ai tempi medi di percorrenza.

Quando il rimborso non è dovuto

Nonostante la portata della rivoluzione, esistono diverse situazioni in cui il diritto al rimborso viene meno. Innanzitutto, non è possibile richiedere indennizzi se sul percorso interessato è già attiva una riduzione generalizzata del pedaggio. Inoltre, la normativa esclude i cosiddetti cantieri emergenziali, ovvero quegli interventi non programmabili necessari a seguito di incidenti stradali, eventi meteo estremi, soccorsi o criticità idrogeologiche straordinarie.

Un dettaglio rilevante riguarda i cantieri mobili: in questa prima fase di applicazione delle misure, essi saranno esclusi dal meccanismo di rimborso. Questa esclusione temporanea mira a testare il sistema prima di estenderlo a tutte le tipologie di manutenzione.

Abbonati e procedure di richiesta

Una tutela specifica è prevista per chi dispone di abbonamenti. Qualora i lavori stradali diminuiscano in modo significativo la fruibilità del percorso abituale, l’utente ha la facoltà di recedere dal contratto e ottenere la restituzione della quota di abbonamento non goduta.

Per facilitare le richieste, i concessionari autostradali sono obbligati a garantire diversi canali di comunicazione. Ogni gestore dovrà predisporre una sezione specifica sul proprio sito web, un numero telefonico dedicato e punti fisici di assistenza per la consegna delle domande. Una volta presentata la richiesta, il concessionario avrà 20 giorni per comunicare l’accoglimento o un eventuale rigetto motivato, specificando l’importo che verrà erogato. Sebbene la delibera prevedesse anche la creazione di un’unica App valida per tutti i gestori, tale strumento non risulterebbe ancora pronto per il debutto di giugno.

L’allarme del Codacons

Dietro l’entusiasmo per queste nuove tutele, si nasconde però un aspetto critico sollevato dal Codacons. La normativa di settore consente infatti alle società autostradali di recuperare le spese sostenute per i rimborsi aumentando le tariffe dei pedaggi.

Nello specifico, per i ritardi dovuti ai cantieri, i gestori potranno recuperare il 100% della spesa fino al 2027, con percentuali che decresceranno gradualmente negli anni successivi (75% nel 2028, 50% nel 2029 e 25% nel 2030). Anche per i rimborsi legati ai blocchi della circolazione è previsto il recupero integrale tramite le tariffe, a condizione che il concessionario dimostri la forza maggiore e il rispetto degli obblighi informativi. Secondo le associazioni dei consumatori, il paradosso è che saranno gli stessi automobilisti, attraverso i futuri rincari, a pagare di tasca propria i rimborsi ricevuti.

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