• 13 Maggio 2026 12:27

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“La sua auto è stata rubata”, così scatta la nuova truffa agli anziani

Mag 13, 2026

Il mondo dell’automobile, per molti anziani, rappresenta l’ultimo baluardo di indipendenza. Poter guidare significa autonomia, libertà di movimento e, spesso, il legame con una proprietà faticosamente guadagnata nel tempo. Proprio per questo, i truffatori hanno imparato a usare l’auto non solo come mezzo di fuga, ma come una vera e propria arma psicologica.

Se un tempo eravamo abituati alla “truffa dello specchietto” – dove un finto danno alla carrozzeria serviva a estorcere contanti sul momento – o a quella della gomma bucata, oggi il crimine si è evoluto in forme molto più insidiose e teatrali, capaci di colpire dritto al cuore della sicurezza domestica.

Il finto furto

L’ultimo, inquietante episodio arriva dalla provincia di Macerata, dove una banda specializzata ha trasformato il timore di un furto d’auto in un grimaldello per svaligiare appartamenti. In pochi giorni sono stati messi a segno più di sette colpi, seguendo un copione studiato nei minimi dettagli che gioca sulla prontezza e sull’autorità delle forze dell’ordine.

Tutto inizia con uno squillo di telefono, fisso o cellulare. Dall’altra parte, una voce ferma, autoritaria ma rassicurante, si presenta come un ufficiale della Guardia di Finanza. Il messaggio è di quelli che tolgono il fiato: “La sua auto è stata rubata, venga subito in caserma a fare denuncia“. In quel momento, nella mente della vittima scatta un cortocircuito. Non c’è tempo di andare in garage a controllare, non c’è spazio per il dubbio. L’interlocutore spiega con dovizia di particolari che un’auto rubata sta circolando e risulta intestata proprio all’anziano di turno.

Per rendere il tutto drammaticamente credibile, i malviventi utilizzano anche piccoli accorgimenti tecnologici. Se la vittima, mossa da un briciolo di sospetto, prova a salvare il numero della chiamata in arrivo, si accorge con sollievo (e poi amaro inganno) che appare l’immagine profilo di un uomo in uniforme. Questo dettaglio visivo abbatte le ultime difese: chi mai potrebbe sospettare di un profilo social o di messaggistica che mostra i gradi e i colori delle Fiamme Gialle?

La trappola definitiva

Una volta stabilita la fiducia, i sedicenti militari invitano la vittima a presentarsi immediatamente in caserma, chiedendo come “procedura” di confermare l’indirizzo di residenza. È qui che la trappola scatta definitivamente. Mentre i malcapitati, spaventati e confusi, si precipitano fuori dall’abitazione – lasciando spesso all’interno altri familiari fragili – i complici dei telefonisti sono già appostati sotto casa.

Sfruttando il momento di assenza, i ladri entrano nell’appartamento indisturbati, sapendo esattamente quanta autonomia hanno prima che l’anziano si renda conto, una volta arrivato alla vera caserma, di essere stato raggirato. In pochi minuti, i criminali portano via quanto riescono, tra soldi e gioielli, dileguandosi prima che l’allarme possa scattare.

L’appello delle autorità

Davanti a questa ondata di colpi, le autorità hanno lanciato un appello accorato per ricordare che la divisa, quella vera, non agisce mai in questo modo. Le Fiamme gialle raccomandano di non fornire mai dati personali a sconosciuti via telefono, mail o Pec e di verificare sempre, con una chiamata diretta ai numeri di emergenza ufficiali, l’identità di chi si presenta come appartenente alle forze dell’ordine. Soprattutto, i finanzieri ricordano che tra le loro priorità non figura la possibilità di controllare oggetti preziosi per presunti depositi in cassette di sicurezza.

Questa truffa è la prova di come il legame tra l’uomo e la sua auto possa essere distorto per scopi criminali, trasformando un oggetto di utilità quotidiana in un’esca perfetta per violare l’intimità della casa. La prevenzione, in questi casi, passa per l’informazione: dubitare sempre delle urgenze telefoniche, specialmente quando toccano i nostri beni più cari.

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