• 9 Maggio 2026 17:45

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Rafa Jodar senior e la carica dei ‘papà-coach’

Mag 9, 2026

AGI – Assente giustificato Carlos Alcaraz, non c’è dubbio che quest’anno il divo spagnolo degli Internazionali d’Italia sia Rafa Jodar che domani incontrerà Matteo Arnaldi in un match che si preannuncia ‘sold out’. Diciannove anni, un salto da gigante nella classifica (ora è alla 34esima posizione nel ranking Atp, ne ha scalate 650 in poco più di un anno), il giovane Rafa deve tutto, almeno finora, a un altro Rafa, anzi Rafa senior: suo padre, ex insegnante di educazione fisica in una scuola superiore. Papà Rafa con il tennis non ha mai avuto personalmente a che fare ma è il coach e il manager da cui il madrileno non ha nessuna intenzione di separarsi (“io e mio padre siamo una cosa sola”), tanto da affrettarsi a smentire le voci che lo davano vicino all’ingaggio di un signor coach come Juan Carlos Ferrero, colui che, prima di essere scaricato come un quasi padre ingombrante, ha cresciuto tennisticamente Carlos Alcaraz, facendone la fortuna.

Sugli spalti del Foro Rafa senior applica la scaramanzia che fin qui ha portato fortuna: siede su una fila vuota, da solo, anche per farsi individuare in fretta dal figlio. Il rapporto simbiotico tra i due spagnoli porta di nuovo alla ribalta la relazione padre-figlio nel tennis, tra le più complicate e dibattute (ma anche madre-figlio, vedi Andy Murray e sua madre Judy, emulati Denis Shapovalov, oggi seguito da Janko Tipsarevic ma allenato a lungo da sua madre Tessa, ex tennista sovietica).

Si tratta di condividere vittorie, sconfitte, questioni economiche, alberghi, aerei, campi, ristoranti con chi ti ha messo al mondo. C’è chi fila d’amore e d’accordo come Ben Shelton e il suo papà coach Bryan, ex top 50 per il quale il figlio che oggi a Roma affronta Basilashvili, ha parole al miele (“Rispetto la carriera che ha avuto come giocatore, lo rispetto come allenatore e come padre”) e chi porta in campo tensioni familiari mai risolte: primo tra tutti Stefanos Tsitsipas e suo padre Apostolos di nuovo suo coach dopo averlo affidato senza successo a Goran Ivanisevic. Sprofondato al n. 75 è uscito al primo turno agli Internazionali per mano di Machac ma almeno agli spettatori romani ha risparmiato la brutta scena di Madrid: durante il match (vinto) con l’americano Patrick Kypson aveva rivolto al padre insulti irripetibili colti dal microfono e diventati in fretta virali.

Padri coach: tra successi e regole

Su ben più educati livelli hanno avuto i loro dissidi anche Flavio Cobolli (oggi ha di fronte Terence Atman) e suo padre Stefano Cobolli che è stato numero 236 del ranking e in carriera vanta una vittoria su Stanislas Wawrinka. Oggi vanno d’amore e d’accordo. Stefano ha seguito il figlio nei suoi primi passi tennistici, poi ci fu una separazione e quindi, una felice reunion. È ormai mitologico il racconto di papà Stefano relativo a quando in Turchia fece le valigie lasciò da solo Flavio, allora sedicenne perché stava giocando svogliatamente. Puntava a una reazione e la ottenne, visto che il figlio vinse quel torneo. Somiglia al rapporto tra i due Cobolli anche quello tra il giovane Federico Cinà e suo padre Francesco, per anni nel box di Roberta Vinci.

Le loro storie raccontano che il padre coach può essere un valore aggiunto soprattutto quando il genitore è un ex tennista e non un coach improvvisato com’era stato Sergio Giorgi, padre di Camila. È una relazione che funziona quella fra Christian Ruud, ex tennista norvegese che vanta 54 partite in Coppa Davis e suo figlio Casper, e tutto sommato va bene anche quella tra il numero 3 del mondo Alexander Zverev e il padre Sasha, anche lui ex Davis man con l’Unione Sovietica. Basta darsi delle regole: “Fuori dal campo non sto mai con mio padre, ne abbiamo abbastanza uno dell’altro quando siamo in campo”, ha raccontato Zverev che domani incontra di nuovo l’astro nascente belga Alexander Blockx, che ha appena battuto in semifinale a Madrid.

AGI – Assente giustificato Carlos Alcaraz, non c’è dubbio che quest’anno il divo spagnolo degli Internazionali d’Italia sia Rafa Jodar che domani incontrerà Matteo Arnaldi in un match che si preannuncia ‘sold out’. Diciannove anni, un salto da gigante nella classifica (ora è alla 34esima posizione nel ranking Atp, ne ha scalate 650 in poco più di un anno), il giovane Rafa deve tutto, almeno finora, a un altro Rafa, anzi Rafa senior: suo padre, ex insegnante di educazione fisica in una scuola superiore. Papà Rafa con il tennis non ha mai avuto personalmente a che fare ma è il coach e il manager da cui il madrileno non ha nessuna intenzione di separarsi (“io e mio padre siamo una cosa sola”), tanto da affrettarsi a smentire le voci che lo davano vicino all’ingaggio di un signor coach come Juan Carlos Ferrero, colui che, prima di essere scaricato come un quasi padre ingombrante, ha cresciuto tennisticamente Carlos Alcaraz, facendone la fortuna.
Sugli spalti del Foro Rafa senior applica la scaramanzia che fin qui ha portato fortuna: siede su una fila vuota, da solo, anche per farsi individuare in fretta dal figlio. Il rapporto simbiotico tra i due spagnoli porta di nuovo alla ribalta la relazione padre-figlio nel tennis, tra le più complicate e dibattute (ma anche madre-figlio, vedi Andy Murray e sua madre Judy, emulati Denis Shapovalov, oggi seguito da Janko Tipsarevic ma allenato a lungo da sua madre Tessa, ex tennista sovietica).
Si tratta di condividere vittorie, sconfitte, questioni economiche, alberghi, aerei, campi, ristoranti con chi ti ha messo al mondo. C’è chi fila d’amore e d’accordo come Ben Shelton e il suo papà coach Bryan, ex top 50 per il quale il figlio che oggi a Roma affronta Basilashvili, ha parole al miele (“Rispetto la carriera che ha avuto come giocatore, lo rispetto come allenatore e come padre”) e chi porta in campo tensioni familiari mai risolte: primo tra tutti Stefanos Tsitsipas e suo padre Apostolos di nuovo suo coach dopo averlo affidato senza successo a Goran Ivanisevic. Sprofondato al n. 75 è uscito al primo turno agli Internazionali per mano di Machac ma almeno agli spettatori romani ha risparmiato la brutta scena di Madrid: durante il match (vinto) con l’americano Patrick Kypson aveva rivolto al padre insulti irripetibili colti dal microfono e diventati in fretta virali.
Padri coach: tra successi e regole
Su ben più educati livelli hanno avuto i loro dissidi anche Flavio Cobolli (oggi ha di fronte Terence Atman) e suo padre Stefano Cobolli che è stato numero 236 del ranking e in carriera vanta una vittoria su Stanislas Wawrinka. Oggi vanno d’amore e d’accordo. Stefano ha seguito il figlio nei suoi primi passi tennistici, poi ci fu una separazione e quindi, una felice reunion. È ormai mitologico il racconto di papà Stefano relativo a quando in Turchia fece le valigie lasciò da solo Flavio, allora sedicenne perché stava giocando svogliatamente. Puntava a una reazione e la ottenne, visto che il figlio vinse quel torneo. Somiglia al rapporto tra i due Cobolli anche quello tra il giovane Federico Cinà e suo padre Francesco, per anni nel box di Roberta Vinci.
Le loro storie raccontano che il padre coach può essere un valore aggiunto soprattutto quando il genitore è un ex tennista e non un coach improvvisato com’era stato Sergio Giorgi, padre di Camila. È una relazione che funziona quella fra Christian Ruud, ex tennista norvegese che vanta 54 partite in Coppa Davis e suo figlio Casper, e tutto sommato va bene anche quella tra il numero 3 del mondo Alexander Zverev e il padre Sasha, anche lui ex Davis man con l’Unione Sovietica. Basta darsi delle regole: “Fuori dal campo non sto mai con mio padre, ne abbiamo abbastanza uno dell’altro quando siamo in campo”, ha raccontato Zverev che domani incontra di nuovo l’astro nascente belga Alexander Blockx, che ha appena battuto in semifinale a Madrid.

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