AGI – È un saluto con continuità istituzionale e una rivendicazione dell’indipendenza della banca centrale quello di ieri di Jerome Powell, che nella conferenza stampa successiva alla decisione del board di mantenere i tassi invariati per la terza riunione consecutiva, tra il 3,5% e il 3,75%, ha annunciato che resterà nel Board come governatore, mantenendo però un ruolo di basso profilo e senza trasformarsi in un presidente ombra durante il mandato del successore Kevin Warsh.
Powell ha affidato il suo congedo a un forte messaggio di fiducia nell’istituzione, dicendosi certo che la Federal Reserve continuerà a operare “con obiettività, integrità e un profondo impegno al servizio del popolo americano“, mentre Warsh si prepara a raccoglierne l’eredità in una fase di forti pressioni politiche sulla politica monetaria.
Decisione sui tassi e quadro economico
La scelta del Federal Open Market Committee di lasciare invariato il target range sui federal funds conferma un approccio prudente. La Fed ha rilevato che l’economia statunitense continua a espandersi a ritmo solido, pur in presenza di un mercato del lavoro meno dinamico e di un’inflazione ancora elevata, alimentata dal rialzo dei prezzi energetici legato alle tensioni in Medio Oriente.
Incertezza e dati futuri
Nel suo ultimo intervento da chair, Powell ha insistito sul fatto che il quadro economico resta segnato da “un elevato livello di incertezza sulle prospettive economiche” e che ogni futura decisione sui tassi dipenderà da “dati in arrivo, evoluzione delle prospettive e bilanciamento dei rischi“.
Difesa dell’indipendenza della Fed
Powell ha inoltre difeso con forza l’autonomia della banca centrale, avvertendo che gli attacchi istituzionali e legali contro la Fed rischiano di compromettere la capacità dell’istituzione di condurre la politica monetaria senza interferenze politiche, definendo questo principio essenziale per la credibilità pubblica della Federal Reserve.
Dissenso interno e successione
La riunione si è chiusa con un dissenso interno senza precedenti, che non si registrava dall’ottobre 1992: quattro dei dodici componenti del board si sono opposti alla decisione, mentre tre hanno sostenuto la pausa sui tassi senza appoggiare un orientamento verso futuri tagli. Powell lascia così una Fed chiamata a difendere la propria indipendenza in un contesto economico e politico complesso, ribadendo che “vi è sempre e soltanto un presidente della Federal Reserve“, e che, una volta confermato, Warsh guiderà pienamente l’istituzione.