AGI – “Il mondo dell’odio è sempre più vasto, una valanga di odio che trascina le persone a mandarmi dei messaggi… ho 96 anni, sono vicina alla morte e alcuni mi scrivono: perché non muori? Io dico, capiterà uno di questi giorni e nemmeno voglio durare e vedere i miei figli invecchiare…”. Lo ha detto la senatrice a vita Liliana Segre, intervistata al Memoriale della Shoah di Milano insieme al ministro Matteo Piantedosi.
“Che io riceva tra le minacce ‘perché non muori’… Quello lì – ha proseguito Segre – ha fatto di tutto, quando avevo 8 anni, per farmi morire ma non mi aspettavo mai che ancora adesso, dopo tutto quello che c’è stato, le guerre, gli errori anche spaventosi fatti da tutti che io vorrei condannare, ancora a 96 anni qualcuno mi scrive: perché non muori? Sarà da curare questo qui o sono da curare io?”.
Il 25 aprile “ho avuto paura come madre” ha raccontato ancora Segre. “Da figlia”, quando era bambina, e oggi “da madre, sono molto preoccupata”, ha proseguito la senatrice a vita, ma “un amico come il ministro Piantedosi mi fa piacere averlo qui”, un luogo “da cui non posso prescindere” perché dal Binario 21 partii bambina per Auschwitz.
“Non posso non notare, dopo una lunga vita come la mia, quanti governi si sono succeduti e quanto l’antisemitismo si sia sopito e non se ne parlava”, ha osservato Segre, infine, ricordando di essere entrata qui “da prigioniera per un governo che mi perseguitava, mentre oggi ringrazio il ministro Piantedosi di essere qui”.